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«Nessun bavaglio in quella legge per chi la pensa diversamente»

di MONS. GIUSEPPE ZENTI

No a persecuzioni culturali: l'ha ribadito il Vescovo di Verona durante l’omelia della solenne festa dei santi Pietro e Paolo, che riportiamo qui

Parole chiave: Vescovo (374), Mons. Giuseppe Zenti (312), Ddl Zan (4), Opinioni (39), Attualità (25)
«Nessun bavaglio  in quella legge per chi la pensa diversamente»

di MONS. GIUSEPPE ZENTI

«Il nostro ministero non è stato esentato da sofferenze. E non lo è a tutt’oggi. Soprattutto in riferimento alle famiglie, entrate in una profonda crisi di fedeltà, in crisi educativa, in crisi economica. Eppure proprio la famiglia, che è il gioiello di Dio, il vertice della creazione, è sempre stata la vera destinataria del nostro ministero pastorale. Oggi è in grave pericolo di dissoluzione e di alterazione, come precisa l’Esortazione post sinodale di papa Francesco Amoris laetitia (par. 56).

L’attuale discussione a dimensione europea sul rispetto dei soggetti con differente indirizzo sessuale pare muoversi sulla linea dell’ideologia gender, su cui non ci è lecito non porre alcune serie questioni di civiltà. Anzitutto, imporne l’educazione fin dai primi anni è una iniquità che sconvolge la coscienza dei bambini e dei ragazzi, e richiama i tempi degli Stati etici e delle dittature. In secondo luogo, l’educazione sessuale è di competenza dei genitori. Infine, stabilire una indeterminatezza sessuale contraddice il progetto della creazione dell’uomo: “Maschio e femmina Dio li creò”.

Per quanto riguarda la questione legislativa che riconosce la differenza di orientamento sessuale affidato ai singoli, si dovranno trovare linee di saggezza condivise. Nessuno mette in dubbio che sono maturi i tempi per superare la logica delle discriminazioni. Tutte, però, in una visione olistica, da quelle che si concentrano sulle persone disabili, a quelle legate alle condizioni di povertà, alle donne vittime di soprusi e di disparità di trattamento, ai cristiani costretti a celare la propria appartenenza alla Chiesa soprattutto nell’ambito della ricerca scientifica e, in parte, anche nella scuola; certo anche alle persone con differente indirizzo sessuale. E che dire delle discriminazioni tra ricchissimi e poverissimi?

L’Europa e l’Italia stiano comunque certe che i cristiani veri sempre saranno schierati dalla parte dei discriminati e lo testimoniano in mille modi mettendo a disposizione istituzioni e iniziative. Li rispetta, li protegge e si dimostra solidale con loro fin dal grembo materno, al punto che giustamente ritiene orrendo delitto l’aborto che la legge valuta diritto, perché tale è agli occhi di Dio. E stiano certe che mai il cristiano vero si permetterà di impedire l'esercizio della libertà di coscienza, che esige anche per sé stesso, nella consapevolezza che, come precisa Dante, “lo maggior don che Dio per sua larghezza / fesse creando ed alla sua bontate / più conformato e quel che più apprezza, / fu della volontà la libertate” (Par. V, 19-22).

La libertà di coscienza è dono di Dio, è sacra! Ogni libertà ha diritto ad esercitarsi, entro i confini imposti dalle altre libertà sacre.Sicché anche il ddl in discussione deve essere attento a rispettare la libertà dell’identità della famiglia, come è sancita pure dalla nostra Costituzione, senza alterarne la natura, buttandola nel calderone di ogni altra, pur lecita, aggregazione sociale.

Il cristiano deve rispondere con la sua coscienza prima di tutto davanti a Dio, come precisò Pietro davanti al Sinedrio. Lui, con la sua Parola, è la nostra legge suprema. Alla Chiesa compete annunciare l’intero patrimonio della Parola di Dio a partire dalla dignità di ogni persona umana, riconosciuta dal concepimento all’ultimo respiro naturale, a cui va riconosciuto il diritto naturale di nascere da un papà e da una mamma. Il progetto di Dio non prevede altre forme di famiglia e altre forme di trasmissione della vita umana. Lasciateci la famiglia in questa sua bellezza, armonia e carica di virtualità originarie!

D'altra parte, mi domando se può dirsi veramente cattolico chi sostiene apertamente la teoria ideologica del gender, che contrasta radicalmente con la Bibbia e con il Magistero. Non intendiamo muovere guerra contro nessuno. Non abbiamo nessuna voglia di fare polemiche, con il corredo di ingiurie e meschini sarcasmi; ma non siamo disposti a lasciar correre quando il cardine del vivere sociale civile, qual è la famiglia nella sua identità primordiale, maschio e femmina aperti alla trasmissione della vita, è messo in grave pericolo. Lo facciamo democraticamente, laicamente, solo per il bene della società civile.

Si obietta che la Chiesa non deve intromettersi nelle questioni dello Stato, che è laico: sarebbe ingerenza. Di certo lo Stato è laico. Laicità non significa anti-religione, ateismo. Esso non ha valenza esclusiva, nel qual caso si tratterebbe di laicismo, ma solo valenza inclusiva di tutti i valori della cittadinanza. Lo Stato laico riconosce, tutela e sostiene tutti i valori che concernono i cittadini nella loro identità, convinzioni personali, orientamenti sessuali ed espressioni di religiosità compresi.

Noi Vescovi siamo cittadini. E parliamo a buon diritto nei riguardi dei valori laici. Parliamo anche a nome delle decine di milioni di cittadini italiani, di cui siamo le guide spirituali.

Ed è certo che, se il Parlamento è sovrano nelle sue decisioni, saggezza vuole che ascolti la voce dei cittadini e di chi li rappresenta. Il nostro intervento non interferisce dunque con la libertà di decisione, ma offre ulteriore opportunità di motivarla razionalmente in vista del bene comune. Esigiamo il rispetto anche per le nostre convinzioni, che riteniamo abbiano ampio consenso della cittadinanza e che hanno ricadute nei confronti della nostra gente, per la quale viviamo. 

Lo diciamo apertamente: siamo molto preoccupati della situazione delle nostre famiglie, lasciate troppo alla deriva. Vogliamo troppo bene alle nostre famiglie, da cui abbiamo ricevuto vita, amore ed educazione, per non sentirci provocati e interpellati da un Ddl che potrebbe alterare il senso stesso della famiglia.

Siamo tutti d’accordo che un omosessuale è una persona da rispettare e da amare, a cominciare dalla stessa famiglia di origine, perché Dio la ama e la rispetta come valore assoluto; e nessuno in quanto omosessuale è uno scomunicato. Ma l'esercizio dell'omosessualità, non è un valore agli occhi di Dio. 

Auspichiamo che non resti traccia nel ddl di bavagli, di sanzioni e di possibile carcere per chi rifiuta la teoria ideologica del gender; sarebbe un ritorno alla persecuzione culturale che contraddice il principio democratico. Prevalga il buonsenso, nel dialogo, nel confronto valoriale e prospettico, ragionato e pacato senza scontri ideologici. Ci sia di esempio il comportamento dei padri della Costituzione, che, magari lontani anni luce sul piano ideologico e partitico, hanno saputo trovare convergenze impensabili, persino nel riconoscere nella famiglia il fondamento della società. Se è stato possibile a loro, sarebbe assurdo che non riusciamo noi su un argomento assai meno onnicomprensivo.

Nel frattempo, facciamo in modo che, finita la pandemia, siano debellate tutte le malattie sociali: l’indifferenza, l’insensibilità, l’intolleranza, gli insulti, le aggressività, le discriminazioni, la propensione allo scontro; per un futuro degno dell’Italia faro di civiltà, di cui ogni persona che la abita, italiano o straniero che sia, si senta fiero».

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