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Intervenire al Sud, ora o mai più

di NICOLA SALVAGNIN

Se lo Stato torna a fare lo Stato, il territorio diventa più accogliente, “fertile”, interessante

Parole chiave: Mezzogiorno (1), Sviluppo (2), Piano di ripresa economica (1), Sud (3), Economia (84)
Cestino pieno di mazzette di banconote

di NICOLA SALVAGNIN

Il piano di ripresa economica della Gran Bretagna del post-Covid verte su un grande obiettivo: eliminare il più possibile la divaricazione di redditi e prospettive tra il Sud ricco e il Nord sempre più povero. Lì hanno lo stesso problema italiano, con i punti cardinali economicamente invertiti. Il Nord degli ex cantieri navali, delle miniere di carbone chiuse, della pesca abbandonata, da molti decenni subisce un declino che a oggi sembra inarrestabile, con conseguente degrado sociale, disoccupazione, emigrazione. 
Ecco, il degrado del nostro Mezzogiorno è più datato. Se ai primi dell’Ottocento Napoli era la città più ricca e avanzata d’Italia, oggi è quella con la maggior percentuale di cittadini che campano con il reddito di cittadinanza; la Sardegna ha la natalità più bassa, segno di mancanza di fiducia nel futuro. Della Calabria e di molte zone della Sicilia non ne parliamo.
È qui che il piano di rinascita economica di Mario Draghi deve fare la differenza: rispetto al passato e rispetto a tanti tentativi – uno peggiore dell’altro – per rianimare l’economia e quindi la società meridionale. Si provò negli anni Settanta con i grandi impianti industriali, l’unico dei quali a sopravvivere è l’Ilva di Taranto: ed è tutto dire. Si sparsero caterve di soldi pubblici a pioggia, che non lasciarono nulla; si finsero grandi opere infrastrutturali, in primis il ponte di Messina che oggidì dovrebbe subire interventi di manutenzione per vecchiaia, e invece è rimasto sulla carta. Le ferrovie sono quello che sono; le autostrade pure. E prima che l’internet veloce copra la Basilicata, avranno già scoperto nuove modalità di trasmissione. 
Nel frattempo il sistema finanziario si è polverizzato e il turismo non è mai veramente decollato, se non in piccoli distretti. Quindi l’unica “industria” che funziona è il settore pubblico, la burocrazia, nulla che porti redditi aggiuntivi e pure di qualità scadente, a giudicare dalla sanità di alcune Regioni. 
Ecco: prima di avventurarsi in roboanti quanto costose opere che servono solo a sé stesse, nulla vieta che nel Mezzogiorno ci siano università di livello pari a quelle del Nord; ospedali dove ci si cura con qualità e tempi simili a quelli veneti o emiliani; ferrovie decenti (soprattutto per i pendolari!), frequenti e un po’ più veloci che già basterebbe; che l’abusivismo edilizio sia un’eccezione da reprimere piuttosto che la norma deturpante. 
Se lo Stato torna a fare lo Stato, il territorio diventa più accogliente, “fertile”, interessante. Sempre più bonificato dalla criminalità organizzata. E se il problema sono Regioni incapaci di governare con un minimo di efficacia, si affronti la questione di petto. Se non ora, mai più.

Fonte: Sir
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