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Cercansi operatori socio-sanitari: l’allarme delle case di riposo

Centinaia le posizioni da coprire (e non si trovano addetti) solo nel Veronese. Domande entro la fine di settembre

Parole chiave: Oss (4), Case di riposo (7), Operatori socio-sanitari (1), Professioni (1), Lavoro (25), Cura (5), Anziani (21)
Cercansi operatori socio-sanitari: l’allarme delle case di riposo

Nella Verona della quasi perfetta occupazione iniziano a mancare figure-chiave specializzate. Dopo l’allarme maestri, non si trovano operatori socio-sanitari (Oss) per le case di riposo scaligere.
A dirlo è il coordinamento dei centri servizi per anziani non autosufficienti del territorio dell’Ulss 9, ovvero il tavolo che ogni due mesi riunisce i referenti di 54 realtà pubbliche e private operanti in questo settore. Quelle, cioè, che gestiscono le 74 case di riposo in cui sono accolti 5.325 anziani non autosufficienti.
«Ci troviamo di fronte all’enorme problema di reperimento di Oss e iniziamo a registrare anche una penuria di infermieri», informa Adelaide Biondaro, direttore generale dell’Istituto assistenza anziani. Come mai? «Pensionamenti e “Quota 100” stanno svuotando le strutture di operatori e si sono creati velocemente molti spazi vuoti da colmare – spiegano in coro i dirigenti –. A questo si aggiunge la concorrenza del settore sanitario, che può offrire contratti più appetibili, anche da 200 euro netti in più al mese». Il concorso dell’Azienda Zero, finalizzato ad assumere 312 operatori in tutta la regione (60 dei quali a Verona), è stata la ciliegina sulla torta.
«Non possiamo certo impedire la fuga dei nostri professionisti, però quando in una struttura da 50 posti se ne vanno in 3, questo ci mette in crisi dal punto di vista dell’organico – evidenzia Andrea Pizzocaro, direttore della Fondazione Villa Serena di Bardolino –. Tra l’altro, a passare alla sanità pubblica sono spesso persone che hanno più esperienza, che sono state anche vent’anni nei nostri centri servizi, e che nel tempo abbiamo formato, investendo su di loro».
A monte, dicono all’unanimità i componenti del coordinamento, c’è un’errata programmazione dei corsi di formazione per gli operatori socio-sanitari. «Compito che spetta alla Regione Veneto, la quale però li ha bloccati negli ultimi quattro anni perché nel 2013 c’era una domanda di lavoro molto superiore rispetto all’offerta», precisano. Oggi, invece, la situazione si è ribaltata. «In queste settimane stiamo raccogliendo le candidature per i nuovi corsi di formazione in partenza e ci aspetteremmo un boom di richieste – osserva Elisabetta Elio, direttore generale della Fondazione Pia Opera Ciccarelli –. Invece, solo nella nostra realtà sono giunte finora 77 domande per 60 posti disponibili: un tempo le richieste erano almeno il triplo».
Qualcosa, insomma, è cambiato. Certo, non tutti sono tagliati per un lavoro di cura. Occorre una buona attitudine a relazionarsi con gli anziani non autosufficienti, seguiti nell’igiene personale, nell’alimentazione, nella deambulazione. Si tratta di un mestiere ancora molto fisico, pur integrato dall’uso della tecnologia. «L’operatore socio-sanitario rappresenta l’ossatura delle nostre case di riposo – aggiunge Simona Bonato, direttore del Centro servizi Pederzoli di Peschiera del Garda –. Quei pochi rimasti sul mercato ce li stiamo rubando tra di noi: ora come ora, chi si presenta ai colloqui è assunto all’istante».
Sono centinaia le posizioni da coprire, solo nel Veronese. Ecco perché gli enti auspicano adesioni più massicce alle selezioni per 270 potenziali nuovi Oss. Nella nostra provincia sono 9 le realtà autorizzate a tenere i corsi, ciascuno da 30 posti: le candidature vanno presentate prima della fine di settembre. Per la città ci sono la cooperativa Codess e la cooperativa sociale Cultura e valori; due corsi sono stati assegnati alla Fondazione Pia Opera Ciccarelli di San Giovanni Lupatoto e altri tre agli Stimmatini (Provincia italiana Sacro Cuore): due a Legnago, uno a Peschiera del Garda; infine, l’ottavo corso sarà attivato dalla cooperativa Promozione Lavoro a Bovolone e il nono all’Istituto Don Calabria di Negrar.
I candidati saranno selezionati il 2 ottobre con una prova scritta (test di cultura generale e domande aperte sulla figura dell’Oss), cui seguirà un colloquio orale. Per partecipare è richiesto almeno il diploma di scuola media, mentre le persone di origine straniera dovranno dimostrare la conoscenza dell’italiano (livello A2) e il possesso un titolo di studio estero riconosciuto, certificato da una traduzione giurata. L’iter formativo per ottenere l’attestato di qualifica professionale durerà circa un anno e mezzo, comprensivo di tirocinio nelle strutture.
La formazione costa 2.000 euro, ma la Regione ha previsto di erogare un voucher da 1.500 euro a chi è disoccupato o ha un reddito inferiore agli 8mila euro annui. Alla fine delle lezioni ci sarà un lavoro sicuro e uno stipendio mensile da 1.200 euro netti base in ambito privato (per 38 ore settimanali, su turni da 7 giorni) e da almeno 1.400 euro netti negli Ipab (per 36 ore settimanali).

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