Pentagrammi
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Josquin Desprez il Michelangelo della musica nel quinto centenario della morte

A volte i centenari servono davvero per ricordare qualcuno di grandissimo, di cui però il mondo pare non avere più memoria. Con il termine “il mondo”, ovviamente, non s’intende la comunità scientifica né quella dei musicisti...

Parole chiave: Josquin Desprez (1), Pentagrammi (37)

A volte i centenari servono davvero per ricordare qualcuno di grandissimo, di cui però il mondo pare non avere più memoria. Con il termine “il mondo”, ovviamente, non s’intende la comunità scientifica né quella dei musicisti, bensì la persona di cultura che guarda con interesse all’arte dei suoni, pur non essendone specialista. Ed è un fatto che per il medio abbonato d’una stagione concertistica o di opera, per esempio, potrebbe accadere l’imponderabile, vale a dire il misconoscere uno dei massimi geni musicali di ogni tempo, di cui appunto quest’anno si celebra il 500° anniversario della morte. Parliamo di Josquin Desprez (ca. 1450-1521), punta di diamante del Rinascimento musicale e della polifonia, un autentico Michelangelo della musica, per render conto del quale i superlativi disponibili alla lingua non sono sufficienti. Si parta dunque dall’ascolto d’una sua chanson, cercando in rete Nymphes des bois (1497), meglio se in un’interpretazione nel cui video si proponga anche la partitura con il testo poetico: e si guardi dunque a quest’ultimo, a come quattro linee intonino versi scritti per l’occasione, di compianto per la morte del maestro di Josquin, il grande Johannes Ockeghem, e una quinta linea, quella del baritono, declami invece il Requiem. Si potesse sintetizzare il senso dello stile musicale del Rinascimento, quest’esempio potrebbe almeno per qualche poco fornire il frammento di un’idea: cinque percorsi, cinque strade, cinque vite che si intrecciano, si alternano, si guardano e si rispondono, si avvicinano e si allontanano. Trovando a volte consonanza, a volte dissonanza, percorrendo vie apparentemente diverse le quali, ascoltate tutte insieme, appaiono invece per ciò che sono, per ciò che ogni vita è: una eco che chiama dall’infinito, nell’analogia dei suoni e del loro decorso temporale. Era lo stile musicale rinascimentale, appunto, il miracolo di uno stile unitario per ogni genere, dal sacro al profano, dal sublime della liturgia all’umile dello strambotto. Come per significare che l’arte riunisce in sé ogni forma di vita possibile, nell’armonia insondabile che tiene insieme ogni cosa. Josquin è stato colui che, a uno stile già formato, ha portato un’espressività nuova, un pathos inaudito, una capacità di esegesi sonora della parola che nessuno prima di lui aveva trovato e che pochissimi, dopo di lui, avrebbero uguagliato: Palestrina, Monteverdi, Schubert. Si ascoltino, in Nymphes des bois, gli autentici shock sonori sulle parole “cris tranchant” (grido straziante), o le lievi, dolcissime seconde e terze volate sui nomi degli allievi prediletti di Ockeghem: Josquin, Perchon, Brumel, Compère. O ancora, la compresenza delle note sulle parole che evocano sia le ninfe silvane che il profondo, abissale vocabolo “requiem”. E si senta infine la consonanza verso il grave dell’Amen di chiusura, suggello accorato ma non privo di quieta speranza, alla musica e alla vita.

Josquin ha scritto diversi mottetti, una ventina di Messe, altre canzoni. Affrontando la sua opera, l’ascoltatore può apprezzare la scienza della polifonia tramata intorno alla melodia, le parafrasi d’invenzione pura di canti preesistenti, i cicli canonici, le sequenze di variazione (fu forse il primo in questa pratica), i contrasti ritmici di qualità figurale pensati dentro la parola sacra, per una sua più alta risonanza mistica. La forma di una profonda esperienza spirituale, insomma, l’essenza stessa di ogni poesia, che dal Rinascimento parla con forza ancora oggi, per noi.

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