Il Fatto di Bruno Fasani

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L'approfondimento settimanale di Monsignor Bruno Fasani

Fasani mons. Bruno

Capita sempre più spesso di sedere a tavola coi moralisti. Non la tavola della convivialità, ma quella delle lamentazioni, dove si servono piatti di rimpianto, di riprovazione e di analisi senza speranza. E quasi sempre finendo per addossare le colpe alla società, nuovo capro espiatorio, in versione contemporanea. Quando va bene è colpa dei politici, ma anche questo ormai è diventato logoro luogo comune...

È da tempo che si parla della crisi del padre, del padre assente. I titoli di libri che segnalano questo fenomeno ormai si susseguono in un crescendo senza sosta. Fenomeno culturale, si dice di solito, fiorito da tante matrici. Quella della virilizzazione della donna, che dietro la bandiera della parità di diritti avrebbe di fatto assunto una identità mascolinizzata...

Abituati, nostro malgrado, a sentire ogni giorno notizie che ci inquietano, proviamo per una volta a soffermarci su un tema di maggiore leggerezza. Ovvero l’andare in bicicletta.

Il viaggio, l’ultimo, del dj Fabo si è concluso in Svizzera lunedì scorso. Sul navigatore, preso come metafora, l’arrivo era segnato da una siringa letale. Fabiano Antoniani, questo il nome all’anagrafe, aveva 40 anni ed era considerato una star delle radio e delle discoteche. Poi tre anni fa il terribile incidente, che lo inchioda a una carrozzella oltre a renderlo completamente cieco. Si sentiva prigioniero in una gabbia senza uscite. Da qui l’appello di un mese fa al presidente Mattarella, tramite la compagna: «Voglio morire. Lasciatemi morire»...

C’è un italiano, emigrato negli States, che fa di professione il “cacciatore” di Fake news. Per chi non lo sapesse si tratta di bufale, ossia di false notizie, fatte circolare con un preciso intento, più spesso politico, ma anche con finalità commerciali o di altro tipo. È successo anche da noi, tirando in ballo profughi e stranieri, accusati di chissà quali stregonerie, giusto per buttare benzina sul fuoco dell’intolleranza...

Sono con amici a guardare alla Tv uno spezzone del programma cult degli italiani, ovvero il festival di Sanremo. Quello che a parole tutti snobbano, peraltro andando a incrementare l’ipocrisia farisaica come chi fa il moralista a parole, salvo guardarsi di nascosto le foto osé.

I fatti scorrono veloci sugli orologi della memoria, ma quanto accaduto a Vasto, in provincia di Chieti, non può esaurirsi nei resoconti della cronaca. C’è un qualcosa di più che arriva a scomodare la riflessione ed anche la coscienza.

Ancora non sappiamo cosa abbia spinto un giovane di ventisette anni ad entrare in una moschea di Quebec City, in Canada, ed uccidere sei persone e ferirne gravemente altre otto. Follia? Fanatismo ideologico-religioso?

Non scandalizza più di tanto che sul biglietto verde degli americani ci sia scritto In God we trust, ossia noi confidiamo in Dio. I moralisti potrebbero farla breve dicendo che da quelle parti si crede più nel dio palanca che in quello del cielo. Sarà anche in parte vero, ma la verità non è proprio così. E comunque non siamo ancora al peggio, considerato che un certo Hitler avanzava col motto Got mit uns, ossia Dio è con noi. Buon per lui che ne era convinto...