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«Sin da piccolo sognavo di arrivare in alto»

Il ventenne Filippo Zonta, sei volte campione italiano di supercross, debutterà nel circuito mondiale di motocross

Parole chiave: Supercross (1), Sport (60), Motocross (1)
«Sin da piccolo sognavo di arrivare in alto»

Ha appena 20 anni ed è già un campione. Si chiama Filippo Zonta, abita a Monteforte d’Alpone e lo scorso novembre al Motolive-Eicma di Milano ha conquistato per la sesta volta il titolo italiano supercross, categoria Lites, 250 cc di cilindrata. Fondamentale per la vittoria è stata la totale fiducia del team Martin Racing Technology che lo ha sostenuto nei momenti difficili, così come il lavoro messo a punto dal preparatore atletico Andrea Meneghini.
Filippo Zonta, classe 1998, di strada ne ha fatta parecchia da quando, ancora bambino, si aggirava nell’officina di moto dei suoi genitori. «Quando avevo tre anni – racconta – volevo già salire in moto. Ovviamente i miei genitori mi dissero che prima dovevo imparare ad andare in bicicletta senza rotelle: in un mese imparai e così mi comprarono la minimoto Malagutti». Pochi anni dopo, nel 2004, Zonta cominciò a competere a livello regionale nella piccola squadra del padre con un’Aprilia 50 cc di cilindrata. Nel 2007 cominciò le prime esperienze nei campionati italiani e successivamente in quelli europei, ottenendo da subito buoni risultati.
Nel 2010 entrò a far parte della nazionale italiana di motocross e, grazie all’ottimo lavoro dei tecnici della Federazione motociclistica italiana, conquistò il titolo di campione italiano nella categoria cadetti, 65 cc di cilindrata. «Il 2011 è stato un anno importante – sottolinea Zonta – perché con la Federazione sono andato negli Stati Uniti e lì mi sono appassionato al supercross. Così ho cominciato a gareggiare anche in questa nuova disciplina e nel 2012 ho conquistato la mia prima medaglia d’oro al campionato italiano, 85 cc di cilindrata».
– Qual è la differenza tra motocross e supercross?
«Il motocross si pratica in circuiti estesi, naturali o artificiali, e si punta sulla velocità; il supercross, invece, è una disciplina dove è più importante la tecnica e si svolge in luoghi più ristretti: in Usa negli stadi, in Europa nei palazzetti. I circuiti del supercross sono caratterizzati da una serie di salti in sequenza, curve, ancora salti… Bisogna essere molto precisi: se si sbaglia un salto, si sbaglia tutta la sequenza».
– Quale delle due discipline le piace di più?
«Io sono un pilota molto tecnico, quindi preferisco il supercross: con questa disciplina sono riuscito ad ottenere risultati importanti. Comunque anche nel motocross sono tra i top italiani».
– Infatti ha sempre portato avanti anche le gare di motocross. Come fa a gestire due campionati, a concentrarsi su due discipline diverse?
«Non è semplice. La maggior parte dei piloti parte col motocross, poi lo abbandona per specializzarsi nel supercross. Io penso di essere stato uno dei pochi a riuscire a vincere così tanto nel supercross continuando a gareggiare anche nel motocross».
– Nel motocross l’anno scorso è arrivato quarto…
«Sì, sono arrivato quarto nel campionato italiano prestige, nella categoria che si corre con 250 cc di cilindrata. È stato un grande risultato considerando che ho dovuto saltare una gara perché mi ero infortunato la caviglia».
– Vent’anni e già campione italiano di supercross per sei volte. Qual è il segreto?
«Serve tanto sacrificio, anche da parte di coloro che mi stanno vicino. Infatti non posso uscire ogni weekend come fanno i miei coetanei perché devo restare concentrato sull’obiettivo. Da quando ero piccolo ho sempre sognato di arrivare in alto e per farlo bisogna continuare a credere nei propri sogni e lavorare duramente per raggiungerli».
– Lei considera le corse in moto un po’ come un lavoro. È possibile vivere con questo sport?
«Il mio obiettivo è riuscirci. In questi tempi è difficile trovare risorse economiche, sto ricercando sponsor per andare avanti con la mia carriera».
– Quali sono i suoi obiettivi per quest’anno?
«Debutterò nel campionato del mondo di motocross, sempre 250 cc di cilindrata. Non so ancora a quante gare riuscirò a partecipare perché è un campionato dispendioso, infatti sono alla ricerca di sponsor che mi consentano di portare avanti questo progetto. La prima gara ufficiale è stata domenica 3 febbraio a Ottobiano (Pavia): si è trattato di una delle prime tre prove che servono per vedere a che punto ci si trova con la preparazione. A marzo, infatti, comincerò a gareggiare nel campionato italiano e in quello mondiale».
– Quanto tempo dedica alla preparazione?
«Serve molto allenamento: durante la settimana mi alleno tre o quattro volte con la moto e un paio di volte vado in palestra a fare esercizi. Il motocross e il supercross sono due discipline molto dure perché sulla moto ti muovi, stai in piedi, ti siedi, ammortizzi con gambe e braccia, ci sono tante varianti: buche, canali… il corpo va sotto stress».
– È stato difficile conciliare studio e sport?
«Ho avuto problemi solo nell’ultimo anno scolastico, ma sono riuscito a terminare gli studi e nel giugno dell’anno scorso mi sono diplomato perito meccanico. Comunque è stato difficile portare avanti la carriera scolastica e quella sportiva contemporaneamente; non è facile studiare quando si ha la testa stressata perché si è concentrati per raggiungere un obiettivo. Senza contare che l’allenamento in moto porta via un’intera giornata».
– Cosa rappresenta per lei questo sport?
«Fa parte della mia vita. Non riesco ad immaginarmi fuori da questo ambiente perché ce l’ho dentro, questa passione mi scorre nel sangue. Senza passione non sarei mai arrivato a questi livelli».

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