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Negrar. Qui si usa già un superfarmaco contro certi tumori

Il Sacro Cuore ha i requisiti per l’utilizzo di un nuovo farmaco innovativo per la cura dei tumori chiamato Lutathera, ed il primo nella regione – grazie all’avanguardia della struttura oncologica del nosocomio negrarese

Parole chiave: Ospedale Sacro Cuore (1), Cura dei tumori (1), Superfarmaco (1), Lutathera (1)
Lo staff di Medicina nucleare del Sacro Cuore di Negrar

L’ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar è uno dei tre centri del Veneto indicati dalla Regione come centro prescrittore e somministratore di un nuovo farmaco innovativo per la cura dei tumori chiamato Lutathera, ed il primo nella regione – grazie all’avanguardia della struttura oncologica del nosocomio negrarese – ad aver già fatto partire la somministrazione del farmaco.
Il lutezio Oxodotreotide è un farmaco nella cui struttura chimica è stato inserito un isotopo radioattivo (un cosiddetto radiofarmaco): si tratta di una innovazione recente, avendo avuto l’autorizzazione dall’Ema (l’Agenzia europea del farmaco) nel 2017 e in Italia il via libera alla commercializzazione solo nel marzo 2019.
Il Lutathera è indicato per i tumori neuroendocrini dello stomaco, intestino e pancreas, in progressione locale o metastatica e non operabili. Prima dell’introduzione di questo farmaco, tali tumori erano trattati solamente con analoghi della somatostatina, i cosiddetti “analoghi freddi”: si tratta della versione di sintesi chimica dell’ormone della somatostatina prodotta dal nostro organismo. Grazie al legame con alcuni recettori della cellula, la somatostatina terapeutica riduce la proliferazione e migrazione delle cellule e contribuisce alla morte cellulare: nonostante una certa efficacia, una quota di pazienti progredisce nel tumore. Il Lutathera è l’analogo “radioattivo” della somatostatina: si lega alla cellula e produce un’azione lesiva radioindotta che distrugge la cellula stessa.
Secondo gli studi effettuati in fase di commercializzazione del farmaco sono emersi dati incoraggianti: dopo 24 mesi più del 50% dei pazienti trattati con Lutathera non mostrava significativa progressione della malattia (rispetto al solo 10% dei pazienti trattati con l’analogo della somatostatina); nello stesso arco di tempo il gruppo di pazienti trattato con Lutathera mostrava una sopravvivenza del 70%, molto più rispetto al 50% dei pazienti trattati con l’analogo della somatostatina.
Il Lutathera è un farmaco innovativo prodotto da una azienda farmaceutica che, possedendone il brevetto, acquista l’isotopo Lutezio: per questo il costo del trattamento è elevato, ma il Ministero della Salute ha istituito un fondo speciale – separato dal Fondo sanitario nazionale – su cui ricade completamente il costo della cura, stimato in oltre 60mila euro.
La scelta dell’Ospedale Sacro Cuore come centro prescrittore e somministratore del Lutathera è anche un riconoscimento degli sforzi fatti dal nosocomio negrarese nel campo delle cure oncologiche. Se infatti i centri indicati dalla regione sono tre (oltre a Negrar, anche l’Istituto Oncologico Veneto di Padova e l’ospedale dell’Angelo di Mestre), solo il nosocomio veronese ha potuto già iniziare a somministrare il Lutathera ai pazienti, soddisfando i requisiti richiesti: non solo competenze professionali (oncologiche, chirurgiche e di medicina nucleare) ma anche dotazioni tecnologiche necessarie per l’impiego del farmaco.
A Negrar infatti dal 2015 è attivo un reparto di Terapia radiometabolica con due stanze di degenza radioprotetta, dove è possibile effettuare tutto il ciclo di cure, che prevedono una preparazione del paziente con farmaci che prevengono nausea e vomito; la somministrazione di amminoacidi che proteggono i reni (attraverso i quali viene espulso il radiofarmaco) e infine l’infusione vera e propria del Lutathera.
Il ciclo di somministrazione dura complessivamente quattro ore e avviene nelle stanze di isolamento della Terapia radiometabolica, dove il paziente rimane in “quarantena” due giorni, tempo necessario per la decadenza dell’isotopo. Questo ciclo di somministrazione viene ripetuto per quattro volte, con intervalli tra le sedute che possono variare tra le otto e le sedici settimane.
Il costo del trattamento, come già detto, si aggira attorno ai 60mila euro: proprio per la specificità del farmaco e il suo alto costo, sono previste indicazioni ben precise e autorizzazioni regionali per l’approvvigionamento, che comportano uno strettissimo rapporto tra i vari reparti coinvolti in questo trattamento: il dipartimento di Oncologia medica, quello della Radiofarmacia con ciclotrone, la Medicina nucleare e anche il dipartimento di Farmacia ospedaliera.
L’isotopo del Lutezio infatti ha un tempo di decadenza molto breve: pertanto non è possibile stoccare grandi quantità di Lutathera e usarle in caso di bisogno. L’iter di approvvigionamento – per cui è fondamentale la Farmacia ospedaliera diretta dalla dott.ssa Teresa Zuppini – prevede innanzitutto la prescrizione del trattamento da parte del medico nucleare. Una volta ottenuta la prescrizione e compilato un registro di monitoraggio richiesto dall’Aifa, il dipartimento di farmacia ospedaliera invia due richieste di approvvigionamento, una alla Asl e una all’azienda produttrice. È infine l’Asl che effettua l’ordine all’azienda, la quale consegna il farmaco lo stesso giorno del trattamento per evitare il decadimento dell’isotopo.
La cooperazione tra i vari reparti ha quindi permesso al dipartimento di Medicina nucleare diretta dal dott. Matteo Salgarello di avviare il trattamento su due pazienti, unico centro in Veneto e uno dei quattordici centri (su trentuno selezionati dalle varie regioni) in tutta italia ad avere le competenze e le tecnologie per la somministrazione del Lutathera.

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