Provincia
stampa

E da Bovolone volò un Pellicano sul cielo della disabilità

di RENZO COCCO

Una cooperativa nel distretto del legno per includere chi non trovava occupazione

Parole chiave: Il Pellicano (1), Economia Civile (1), Terzo Settore (12), Cooperative sociali (3)
E da Bovolone volò un Pellicano sul cielo della disabilità

di RENZO COCCO

Nell’iconografia cristiana, il pellicano rappresenta il simbolo dell’amore e della donazione fino all’estremo sacrificio, tanto che san Tommaso d’Aquino non esita a definire Gesù il “pio Pellicano”. Non è un caso dunque se quel 15 giugno del 1979, che segna l’inizio di una straordinaria storia di solidarietà e di difesa dei diritti delle persone disabili, i dieci soci fondatori di una cooperativa sociale di lavoro decidono di chiamarla “Il Pellicano”.

Tutto parte dal “Gruppo famiglie” di Bovolone, che si ritrova periodicamente nei locali della parrocchia per discutere di temi di comune interesse, tra i quali l’inserimento (allora quasi impossibile) dei giovani disabili nel mondo del lavoro. Da qui l’idea di impiantare, nel cuore del distretto del mobile veronese, una falegnameria-ebanisteria. Un’impresa per tanti impossibile, ma questi coraggiosi genitori trovano al loro fianco importanti alleati quali l’allora parroco don Renzo Bonetti e il sindaco Giuseppe Masini, che hanno segnato la storia di Bovolone e che ancora oggi vengono ricordati dai cittadini con immutato affetto e grande riconoscenza.

Nell’autunno del 1979 con 6 lavoratori (4 adulti e 2 ragazzi) parte l’attività della falegnameria che trova collocazione in uno scantinato di 70 mq messo a disposizione da uno di loro. Di questo non facile inizio ci parlano con emozione Giovanna Garavaso e Maria Luisa Zago, due dei soci fondatori.

Per far avere alla cooperativa un iniziale, modesto finanziamento destinato all’acquisto di alcune vecchie macchine e della materia prima, don Bonetti deve battere il pugno sul tavolo del direttore di una banca locale, ponendosi personalmente come garante. Il lavoro procede grazie anche alle commesse della parrocchia, del Comune e di altre aziende della zona, tanto che nel giro di pochi anni la falegnameria si trasferisce in locali più ampi e può dotarsi di macchinari adeguati.

Il settore del mobile classico, dopo il boom, subisce però per effetto del cambio dei gusti degli acquirenti, della ridotta tipologia delle abitazioni, della concorrenza internazionale, ricorrenti crisi produttive che riducono significativamente il numero delle aziende sul territorio.

L’impresa comunque resiste e supera indenne questi difficili passaggi tanto che a metà del 1991, grazie anche ai sostegni regionali e nazionali previsti dalla nuova normativa in favore delle cooperative sociali e dell’inserimento lavorativo dei giovani disabili, può realizzare nella zona industriale di Bovolone il nuovo, moderno capannone che si estende su 4mila mq coperti.

Ripercorrendo questi quarant’anni di storia (che sono stati riassunti in un bel volumetto rievocativo), colpiscono alcune scelte strategiche che hanno consentito alla cooperativa di crescere e di onorare i propri scopi mutualistici. La continua innovazione tecnologica (è stata la prima azienda della zona ad acquistare una macchina a controllo numerico); la scelta di usare materia prima certificata (il legno degli abeti dolomitici abbattuti dalla tempesta Vaia) e di riutilizzare gli scarti delle precedenti lavorazioni; l’installazione di un impianto fotovoltaico che fornisce energia pulita e che copre il 70% del fabbisogno energetico. Tutto questo fa parte di una filosofia di vita e di lavoro che vede al vertice il valore delle persone, il rispetto di natura e ambiente.

Stare sul mercato in modo competitivo e nel contempo essere luogo di realizzazione integrale dei soci-lavoratori, a partire dai giovani con disabilità, è l’obiettivo di fondo della coop. Per fare questo, si è reso necessario adottare una continua “rivoluzione produttiva”. Oggi la produzione è concentrata sui mobili moderni, sulla fornitura di arredi per alberghi, negozi e comunità. Si produce per la clientela italiana (non pochi gli hotel di Verona e del Garda, enti privati e pubblici, ecc.), ma anche straniera (in particolare il mercato canadese e americano). La cooperativa si è dotata di un efficiente ufficio tecnico che è in grado di soddisfare ogni esigenza della clientela. Non sono mancate anche grandi soddisfazioni, quali per esempio la realizzazione del rivestimento esterno del padiglione della Russia all’Expo 2015 di Milano, che l’ha fatta conoscere sul piano internazionale.

Oggi, pur in uno scenario globale di crisi, “Il Pellicano” conta su 21 soci-dipendenti (di cui 8 con disabilità) e ha chiuso il bilancio con un fatturato di un milione di euro. Certo le potenzialità potrebbero essere ancora superiori. È necessario però – questa la proposta che viene dai responsabili – che il mondo cooperativo “faccia rete”, creando una “vetrina virtuale” dove si incontrino domanda e offerta delle singole società.

Ad attuare questo progetto potrebbe essere Confcooperative. Nel frattempo “Il Pellicano” di Bovolone continua a volare e lo fa (per citare le parole del poeta Alfred De Musset ricordate all’inizio del volumetto celebrativo), “con il suo sublime amore”. Buon volo dunque a tutti i pellicani che vivono nel cuore generoso dei veronesi.

Tutti i diritti riservati
E da Bovolone volò un Pellicano sul cielo della disabilità
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento