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San Lorenzo, gioiello dell'architettura romanica

Un'accurata monografia mette in luce aspetti inediti

Parole chiave: San Lorenzo (1), Architettura romanica (1), Chiese (4), Arte (8)
San Lorenzo, gioiello dell'architettura romanica

Mancava nella vasta bibliografia sul Romanico veronese, uno studio documentato su una delle più antiche e affascinanti chiese della città: San Lorenzo, posta lungo l’asse urbano della romana Via Postumia, attuale Corso Cavour. Ma a colmare questa lacuna storiografica, ci ha pensato il veronese Angelo Passuello, dottore di ricerca in Storia dell’arte medioevale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, autore di San Lorenzo in Verona. Storia e restauri (Cierre editori 2018, pp. 304), monografia che si apre con la presentazione del rettore mons. Rino Breoni, che ha fortemente voluto la pubblicazione, e dalla prefazione di uno dei più illustri storici dell’arte a livello europeo, Xavier Barral i Altet.

Alla storia, finora mai interamente indagata, dell’edificio sacro, Passuello si è dedicato per più di quattro anni, fino alla discussione della tesi di dottorato (2017), di cui questo volume di grande formato (21x28 cm) è la parziale rielaborazione. È corredato da un apparato fotografico di straordinaria qualità, che mette in luce particolari inediti, ed è frutto non solo di ricerche archivistiche, iconografiche e archeologiche, ma anche di indagini moderne condotte secondo metodologie sofisticate, come i rilievi eseguiti con il laser-scanner 3D, la lettura degli elevati tramite unità stratigrafiche, la mappatura georadar delle pavimentazioni e le analisi chimico-fisiche delle malte.

Citata per la prima volta nel Versus de Verona (VIII-IX sec.), dopo la primitiva fondazione altomedioevale, la chiesa assunse fra l’XI e il XII secolo l’aspetto che ora ammiriamo, sebbene nel tempo sia stata oggetto di ripetuti interventi: da quelli quattro-cinquecenteschi ai barocchi, che la snaturano, fino ai restauri dell’Ottocento, del primo Novecento e postbellici, volti a restituire l’originaria fattura romanica.

Entrando nel tempio, dove si ritrova il silenzio e si lascia alle spalle il frastuono, il visitatore o il fedele rimane subito colpito dalla purezza delle linee, dall’essenzialità delle forme, dall’accentuato sviluppo verticale e dalla bicromia, tipica del Romanico veronese, data dal bianco della pietra e dal rosso del mattone: elementi, tutti, che conferiscono armonia ed unitarietà all’insieme. La struttura presenta una pianta longitudinale a tre navate absidate; il corpo principale è scandito da pilastri cruciformi che si alternano a colonne monolitiche.

Assolutamente un unicum le due imponenti torri circolari addossate alla facciata, da cui si sale alle ampie tribune che corrono sopra le navate laterali. In queste gallerie, un tempo chiuse al culto, come ricorda mons. Breoni, dal 2009 a San Lorenzo, alloggiò nel 1886, accolto dal rettore Pietro Scapini, «un giovanissimo Giovanni Calabria che, appena rimasto orfano del padre, si era trovato assieme alla madre e ai fratelli in una situazione di grande indigenza. Proprio in San Lorenzo, san Giovanni Calabria conobbe il Servo di Dio fr. Francesco Perez, che ne divenne amico e collaboratore nell’esercizio della carità». E ancor prima, nel 1774, nel suo interno fu battezzata santa Maddalena di Canossa, la cui famiglia abitava nel vicino palazzo rinascimentale che s’affaccia sul corso.

Le vicissitudini storico-architettoniche della chiesa laurenziana si intessono dunque con la vita ecclesiale veronese e la storia della città, di cui, in pieno centro, rappresenta un gioiello. Il rigoroso e accurato lavoro di Passuello, che verrà, dopo la conferenza tenutasi lo scorso giugno presso la sede dell’Ordine degli Architetti, ripresentato in autunno alla cittadinanza, giunge a conclusioni interessanti e innovative sul cantiere romanico, che ne modificano la narrazione tradizionale: «Ne esce rafforzato – conclude l’autore – il ruolo di San Lorenzo nell’Italia settentrionale del primo XII secolo e, inoltre, viene esaltato il ruolo di Verona come cerniera culturale fra Nord e Sud d’Europa, più attenta agli influssi continentali nord-occidentali di quanto finora si fosse riconosciuto».

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