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Senza plastica la spesa ha tutto un altro sapore

di ADRIANA VALLISARI
C'è chi si differenzia e punta solo sullo sfuso 

Parole chiave: Verona (222), Economia (128)
Senza plastica la spesa ha tutto un altro sapore

di ADRIANA VALLISARI

Nomen omen, dicevano gli antichi. Nel nome c’è scritto il proprio destino. Nel caso di Fabio Cannella è proprio così. Classe 1975, di origini toscane ma con genitori siciliani, vende spezie e altre prelibatezze in un negozio di quartiere che ha il sapore d’altri tempi fin dalla vetrina, una latteria degli anni Cinquanta.
Gli occhi di chi transita da piazza Isolo e da via Interrato dell’Acqua Morta non possono non cadere sulla bicicletta gialla appoggiata al civico 48/E, elemento di richiamo di “Ettogrammo, lo sfuso alimentare”. Qui si vendono prodotti a peso e senza imballaggi di plastica: le confezioni sono di carta, persino il nastro che le sigilla. Si fa la spesa come una volta: la normalità 60 anni fa, una scelta consapevole oggi.
Tutto, sui banconi e sugli scaffali – ricavati dai pannelli in legno che delimitano i cantieri – è in bella mostra dentro lucenti vasi di vetro. La filosofia è “zero waste”, ovvero produzione di rifiuti pari a zero. Una sfida lanciata nel maggio 2016, quando nacque “Ettogrammo”. «Ci sono voluti un paio d’anni per farci conoscere e fidelizzare i clienti, che non erano abituati a una proposta simile – spiega il titolare –. Viaggiando in Germania e in Inghilterra, però, avevo visto che questa pratica era molto diffusa: l’ho importata, ma invece di lasciarla in modalità self-service, qui servo io. “Ettogrammo” è l’unica bottega del genere a Verona, ma posso contare sui consigli di altri colleghi dello sfuso, presenti a Sirmione, Padova, Roma e in altre zone d’Italia».
C’è chi entra col proprio vasetto di vetro, per rifornirsi di spezie. Chi riporta il sacchetto di carta per riempirlo di nuovo con legumi o pasta. «La clientela è varia: dall’universitaria che fa la scorta di cereali e frutta secca per la colazione, alla gente del quartiere che una volta a settimana fa la spesa; quando c’erano, i turisti entravano per acquistare un sano snack da passeggio o per comprare lo zafferano come souvenir», elenca Cannella. Con la pandemia, sono ammesse due persone per volta, perché il negozio è piccolo. «Ho bevuto il rooibos da un’amica e sono diventata dipendente, me ne dà un etto?», chiede una signora, affacciandosi. Uscendo, cede il passo a una ragazza in cerca dell’avena per fare il porridge (colazione inglese, ndr). «Qual è la paprika migliore per le patate al forno? Ho preso quella del supermercato, ma non sa di niente», chiede invece un uomo di mezza età.
I consigli non mancano, perché è l’esercente stesso a testare gli alimenti e a proporre poi delle ricette. «Faccio notare la differenza rispetto ai prodotti industriali e cerco di sensibilizzare sulla qualità, che chiaramente comporta prezzi diversi rispetto al supermercato – sottolinea –. L’idea di fondo è che si può acquistare cibo buono e sano, senza sommergere il mondo di plastica».
Sono circa 250 i prodotti esposti. Alcuni ruotano in base alle richieste: «Quando ho aperto, le bacche di Goji andavano molto, ora sono di moda le more di gelso», dice. Tranne che per la frutta esotica e per le spezie, trionfa il made in Italy. Grande spazio è dato alla frutta secca e disidratata, alla pasta artigianale trafilata al bronzo (anche nella variante proteica ai legumi, ottima per i celiaci), al riso e ai cereali (orzo, avena, farro, quinoa, miglio, bulgur, couscous), fino ai semi e semini vari, che finiscono nelle insalate o mescolati ai cereali del mattino. Ben 15 sono le tipologie di legumi esposti, provenienti da Umbria, Toscana e Marche, insaccati con la paletta (la sèssola, in veronese): ceci, piselli, cicerchie, lenticchie, fave, fagioli... Sono apprezzati da soli o in zuppe, minestre e vellutate, specie se non richiedono l’ammollo.
E le spezie? «Abbiamo 12 tipi di pepe: uno particolare è quello rosso di Kampot, Cambogia, ottimo per carni bianche, frutta e dolci – illustra –. Cannella e noce moscata sono quelle che i veronesi amano di più; ultimamente va forte il finocchietto selvatico toscano per il pesce, insieme alle altre erbe aromatiche». C’è poi l’angolo del caffè, macinato al momento, del tè e degli infusi; vicino, si trovano prodotti in latta o in bottiglia di vetro (olio e vino) e un piccolo stand dedicato alla cosmesi solida. Taralli, cantucci e altri dolcetti tipici, incluso il cioccolato di Modica, spesso vengono scelti come regalo. «Vendendo generi alimentari, ho sempre potuto restare aperto, ma nel primo lockdown del marzo 2020, con una bimba piccola, ho chiuso per 15 giorni – spiega Cannella –. Non faccio commercio on line, perché ci vogliono le forze e sono da solo, però sto pensando a un servizio di consegna degli ordini nel vicinato; in futuro, mi piacerebbe ampliare gli spazi e affiancare alla bottega una piccola cucina con 4-5 tavolini solo per pranzo, cucinando ai clienti quello che comprano. Ma questo è un sogno, per ora; a riportarmi alla realtà ci ha pensato la bolletta dell’energia appena arrivata: è quasi raddoppiata...». (1 – continua)

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