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Là dove c’erano gli animali veri rimangono segni di arte e libertà

All’ex zoo dei Bastioni ora sono i murales ad esaltare i “vecchi inquilini”

Parole chiave: Zoo (1), Bastioni (1), Murales (1), Riqualificazione (3), Città (16)
Là dove c’erano gli animali veri rimangono segni di arte e libertà

Tigri, elefanti, rettili, pinguini. Animali dalla più piccola alla più grossa taglia, tra cui (addirittura) un orso polare dell’Artico costretto a vivere, giorno e notte, in uno spazio angusto, “cementato” da un’alta parete concava. Dal cui cratere superiore si poteva così osservare, in tutta sicurezza, la sacrificata bestia: perennemente accasciata in una pozza d’acqua creata dall’umidità.
C’era una volta lo zoo cittadino. Oggi (per fortuna) non c’è più. Ma al suo posto, i nostalgici trenta-quarantenni e, perché no, cinquantenni, che di quella piacevole meta domenicale conservano ancora un fervido ricordo, d’ora in poi potranno trovare una carrellata di specie faunistiche altrettanto nutrita: dal leone al pappagallo, dal panda al coccodrillo, infatti, gli ex inquilini del giardino zoologico che un tempo affacciava su via Città di Nimes rivivono in un suggestivo zoo dipinto.
Un’opera murale frutto dell’ingegno artistico degli street artists di “Eye Lab Design Group” che, attraverso la riproduzione di una decina di animali (selvatici e non), hanno in qualche modo restituito a turisti e residenti un pezzo di memoria cittadina.
Aperto nel 1962 per volere di due professori del Museo di Storia naturale che, in assenza di altre proposte didattiche, pensavano così di offrire un percorso di approfondimento della conoscenza degli animali (una sorta di museo zoologico vivente, insomma), la struttura ospitata in una porzione dei Bastioni Santo Spirito (pari a circa tre ettari di superficie) restò attiva fino al 3 aprile del 1989, fino a quando cioè, su spinta dei gruppi animalisti e di una certa cultura di rispetto per gli animali che si stava facendo largo anche tra i comuni cittadini, chiuse definitivamente i battenti. Lasciando in un primo momento spazio all’ipotesi di un progetto per il mantenimento di un’area zoologica a scopo didattico, che avrebbe dovuto ospitare esclusivamente specie domestiche (pecore, galline, conigli), che però non fu mai realizzato.
Nell’ormai ex zoo si trovavano assiepati macachi, volpi, canguri, avvoltoi dell’Himalaya, fenicotteri del Cile. Alcuni animali avevano assegnato persino un nome, e per i piccoli visitatori era un vero spasso poter chiamare a sé la giraffa Giulietta, la leonessa Tea o l’elefantessa Lady. Accostati ai ricoveri vi erano poi gli immancabili cartelli informativi, con tanto di raccomandazioni sulle condotte da osservare per non rischiare di inquietare o danneggiare gli animali in stato di cattività. Ma una povera otaria (la foca, per intenderci) ci rimise comunque le penne. O meglio, le pinne. In quanto, imprudentemente, ingoiò un sasso tiratole in vasca proprio da uno sprovveduto visitatore.
Dopo i primi anni di grande affluenza, vuoi per il concomitante e crescente successo del parco Safari, inaugurato più o meno negli stessi anni, vuoi per una mutata coscienza popolare, l’attrazione cittadina cominciò a perdere sempre più di interesse. Complici le battaglie degli animalisti, che ne denunciarono uno stato di degrado sempre più evidente, con conseguente sofferenza per tutti i gruppi di animali.
Ad essere particolarmente sacrificati, oltre alle specie esotiche e selvatiche, essenzialmente di natura predatoria e come tali abituate a muoversi e correre su ben altre superfici, erano gli uccelli: condor, aquile e altri rapaci, si trovavano a condividere la medesima gabbia, peraltro insieme ai non proprio consanguinei struzzi, senza nemmeno la possibilità di sgranchirsi le ali. E proprio in omaggio, se così vogliamo leggerla, a tali volatili, in quelle che all’epoca erano le casse d’ingresso dello zoo, fino allo scorso anno aveva stabilito la propria sede la Lipu (Lega italiana protezione animali) del Veneto, ottenuta dal delegato per Verona, Claudio Pompele e dalla coordinatrice regionale Chiara Tosi, che oggi ricorda l’impegno dell’associazione al fianco dei gestori del parco fin dagli ultimi anni precedenti la chiusura, proprio per tentare di rendere la residua permanenza degli ospiti un po’ più vivibile.
L’aquila e la balena, con altre coloratissime fiere feline, ci attendono sempre lì, a pochi passi dalla stazione ferroviaria e dal centro storico. Nelle sgargianti immagini realizzate nell’ambito del progetto di riconversione urbana RookaZoo Music Festival, in occasione del primo evento di musica e arte tenutosi nel Vallo di Città di Nimes il mese scorso. Primo tassello di un più ampio disegno di recupero, attraverso la street art, delle aree degradate dell’ex zoo.
Una nuova attrazione per veronesi e turisti di passaggio, ovvero automobilisti in transito da questa area verde. Certo, molto resta ancora da fare. Chi si addentra sui bastioni deve sapere di potersi imbattere in soggetti poco raccomandabili che nel tempo, a causa dell’abbandono e incuria dei luoghi, ne hanno fatto fissa dimora.
Obiettivo dell’amministrazione comunale e dell’assessorato all’Urbanistica, palesato all’inaugurazione dei murales, è quindi convertire e riqualificare il sito attraverso una serie di eventi che ne facciano un «parco sperimentale della creatività, abbracciando dalla musica all’arte di strada e numerosi sport all’aria aperta», come hanno sottolineato i presidenti delle commissioni consiliari Urbanistica, Matteo De Marzi, e Politiche giovanili, Andrea Velardi, ideatore e promotore dell’iniziativa (sponsorizzata da Dolci Colori), che dovrebbe così riportare l’area a una maggiore fruibilità.
Un primo passo è stato fatto, ciò è indubbio. Ma ora si attende la riqualificazione e la messa in sicurezza dell’intera area. Che una volta dismessa dalla funzione di zoo, non era più stata affidata ad alcuna custodia, subendo un gravissimo degrado e perdita di identità, in parte recuperato dal lavoro di Legambiente.
Tutt’oggi Legambiente si attiva per mantenere decoroso il manto erboso delle mura magistrali, attraverso operazioni di taglio dell’erba in tutto il periodo primaverile-autunnale, cui nella stagione invernale si aggiunge l’attività di raccolta dei rifiuti.

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