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Il welfare di quartiere dentro una... portineria

A Borgo Nuovo un originale progetto sociale della Caritas. L’idea viene dalla Francia: «Funziona bene perché previene l’emarginazione». Una rete di partner, fra cui la scuola, in prima linea nel progetto

Parole chiave: Portineria di quartiere (1), Borgo Nuovo (1), Caritas (22)
Cristina Bottacini

C’è un pacco in consegna, ma nessuno in casa per poterlo ritirare? Una spesa da recapitare agli anziani? O semplicemente si ha voglia di scambiare due chiacchiere con un volto amico? Punta tutto sulle pratiche di buon vicinato la “Portineria di quartiere” che ha aperto i battenti al civico 13 di via Gela, nel quartiere cittadino di Borgo Nuovo. L’iniziativa è frutto di una rete di collaborazione fra Caritas diocesana, Società San Vincenzo De Paoli, Istituto comprensivo 6, Rete Tante Tinte e Comune di Verona. L’idea, presa in prestito dalla Francia, punta a ravvivare i quartieri e a prevenire situazioni di emarginazione. A volte basta solo una porta aperta al momento giusto...

Qui i problemi della gente entrano in “portineria sociale”
A Borgo Nuovo l’iniziativa anti-emarginazione della Caritas
«Mi hanno dett

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o che qui potete aiutarmi. Sono nel posto giusto?», dice una signora affacciandosi timidamente all’uscio. Ancora prima di aprire i battenti ufficialmente – l’inaugurazione era da poco conclusa, ma le attività sarebbero iniziate il lunedì successivo – la “Portineria di quartiere Borgo Nuovo” che la Caritas diocesana ha inaugurato lo scorso 18 ottobre è già servita al suo scopo: essere punto di riferimento per individuare le vulnerabilità nascoste e prevenire le forme di isolamento, uscendo dai luoghi tradizionali dell’intervento sociale per incontrare le persone.
A occuparsi dell’accoglienza, con un sorriso capace di riconciliare con le difficoltà quotidiane, è Cristina Bottacini, la portinaia. Sarà lei, custode di fiducia, a gestire la casetta al civico 13 di via Gela: nelle mattine del lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 12; il mercoledì pomeriggio dalle 16 alle 19 e il secondo sabato del mese (sempre dalle 9 alle 12). Non da sola, certamente, perché l’iniziativa è frutto della collaborazione tra l’Istituto comprensivo 6 di Chievo, Bassona, Borgo Nuovo e Rete Tante Tinte, Società San Vincenzo De Paoli, Comune di Verona.
«Cosa faremo? Questo è uno spazio a disposizione di chi ha bisogno di un appoggio di qualsiasi tipo: dallo scambiare qualche chiacchiera al farsi recapitare un pacco o la corrispondenza quando assente da casa, dalla spesa agli anziani alle pratiche di buon vicinato per piccoli lavori di bricolage. Fino a ricevere informazioni di orientamento sul mondo dell’occupazione se improvvisamente ci si trova disoccupati e non si sa dove sbattere la testa», scende nel dettaglio Bottacini, che ha una formazione da educatrice e da operatore del mercato del lavoro della Regione Veneto. A essere raggiunte saranno tutte le generazioni, spiega: «Saremo una porta aperta sulla scuola, che si appoggerà alla portineria per pubblicizzare tutte le iniziative di sostegno, in particolare quelle rivolte alle famiglie più deboli e in difficoltà. Saremo una via di comunicazione privilegiata con le famiglie. L’idea è redigere un calendario mensile di eventi in collaborazione con il territorio».
La riorganizzazione degli spazi, già in comodato d’uso alla San Vincenzo, è stata un’operazione corale: «Volontari privati hanno potato la siepe e tagliato l’erba, gli alpini hanno fornito gli attrezzi per il giardinaggio e per organizzare l’evento di apertura, gli scout hanno aiutato con lo sgombero del materiale. È stata una sinergia che speriamo di poter portare avanti nel tempo», evidenzia. Insomma: la casa è tornata a vivere grazie alla solidarietà per essere a disposizione della comunità.
«Borgo Nuovo di oggi non è lo stesso di quindici anni fa. Viene da anni di forte riflessione. Sono presenti molte associazioni che hanno però forze limitate perché possono contare su una componente di volontari di una certa età. Il target dei giovani e delle famiglie è esterno a questa parte vitale di associazionismo, ma speriamo di riuscire ad agganciarlo attraverso la scuola, così come vogliamo raggiungere i cittadini stranieri per favorirne l’integrazione», sottolinea la portinaia. L’auspicio è che la portineria aiuti il quartiere a rifiorire nel solco delle relazioni umane: «Lavoreremo su questo – annota, mantenendo il sorriso –. A noi interessa raggiungere quelle persone che ancora non si sono agganciate alla comunità. Siamo una realtà in divenire, aperta a progettualità con altre realtà che qui operano. Noi siamo qui, a disposizione. Vediamo poi cosa accadrà...».
Per informazioni: telefono 393.8266049, e-mail portineria.borgonuovo@gmail.com.
Marta Bicego

L’idea viene dalla Francia: «Funziona bene perché previene l’emarginazione»
Una rete di partner, fra cui la scuola, in prima linea nel progett

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Ogni quartiere nasconde complessità e ricchezze. S’intuisce che vede sempre il bicchiere mezzo pieno Mariangela Persona, dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo 6 che fa capo a 700 alunni residenti tra Borgo Nuovo, Chievo e Bassona.
Considera il progetto avviato a Borgo Nuovo un’opportunità capace di coinvolgere la cittadinanza, superando le difficoltà dei diversi contesti sociali. Non a caso, inizialmente, la portineria doveva trovare sede in una delle scuole del quartiere, poi si è deciso di scommettere sugli spazi di via Gela perché più accessibili nelle diverse ore del giorno. Ma nell’iniziativa, evidenzia, la scuola ha un ruolo di rilevo nel cercare di prevenire l’abbandono scolastico e quella forma di dispersione silenziosa che riguarda la mancanza di competenze. Non manca poi il coinvolgimento della rete Tante Tinte, di cui Persona è dirigente coordinatrice, il cui scopo è garantire il pieno successo scolastico degli alunni italiani e stranieri nelle classi multiculturali e favorire la crescita tra i banchi dell’educazione all’interculturalità, alla pace e ai diritti umani.
«Le aule sono frequentate dai cittadini di domani, che sono anche residenti nel quartiere. A scuola vediamo e conosciamo direttamente le situazioni di solitudine ed emarginazione, le difficoltà a usufruire dei servizi di prossimità più banali», elenca. Da qui l’impegno attivo nell’iniziativa, che trae ispirazione da un progetto ideato nel 2015 oltreconfine: «Si chiama Lulu dans ma rue ed è il portierato di quartiere creato da Charles-Edouard Vincent, docente di economia sociale alla Scuola di studi superiori commerciali di Parigi, in uno dei quartieri parigini più belli, il Marais. Fa riferimento a tre principi che sono la condivisione, la prossimità e la fiducia: valori importantissimi, che dobbiamo trasmettere e vivere tutti i giorni. In qualsiasi contesto», racconta Persona.
Il passaggio al pensiero del premio Nobel Esther Duflo è immediato: «Afferma che gli economisti devono occuparsi di problemi concreti, i politici devono essere più trasparenti. In questo è il valore essenziale. Noi educatori, come portatori di valori, crediamo in progetti come questo perché la scuola è territorio», fa notare, auspicando che il portierato sociale diventi contagioso in riva all’Adige come lungo la Senna. Infatti a Parigi al primo chiosco dedicato alla “vendita” di soluzioni ai problemi quotidiani se ne sono aggiunti altri sette oltre a due punti presenti all’interno di centri commerciali; le modalità sono varie e sono scaturite opportunità lavorative per piccoli lavoretti, oltre a momenti di socializzazione tra i residenti.
«La cosa funziona perché le persone hanno capito il valore di questa prossimità e vicinanza. L’auspicio è che l’idea, unica nel Veronese nonché originale e trasversale nel coinvolgere le diverse generazioni, diventi contagiosa – confessa la dirigente scolastica, lasciando ancora trasparire il suo ottimismo –. Sebbene non abbiamo i mezzi per dare risposta a tutti i bisogni, questo può essere un buon punto da cui partire». [M. Bic.]

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