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Affinché nessuno rimanga indietro

di ELISABETTA MANZATI

L’iniziativa Verona solidale promossa dalla Chiesa assieme alle istituzioni veronesi: ecco come si può partecipare 

Parole chiave: Verona Solidale (1), Vescovo Giuseppe Zenti (1), Città (22), Crisi (20), Covid-19 (69)
Affinché nessuno rimanga indietro

di ELISABETTA MANZATI

È una chiamata a gettare il cuore oltre all’ostacolo. Una chiamata a chi ha di più, perché aiuti chi ha bisogno. Perché le macerie da ricostruire dopo questa pandemia somigliano a quelle del secondo Dopoguerra. E ci sono persone che hanno perso il lavoro. C’è chi ha chiuso l’attività per le restrizioni anti-contagio. E ci sono famiglie rimaste senza reddito. Anche nella ricca Verona.
Da qui l’appello lanciato dalla Chiesa veronese attraverso il progetto “Verona solidale. Nessuno resti indietro” che, sull’eco delle parole di papa Francesco, richiama la Verona imprenditoriale, delle sigle sindacali e delle istituzioni a unirsi per aiutare chi, a causa del Coronavirus, rischia di rimanere indietro o si è fermato del tutto. Il progetto consiste in una raccolta fondi dirottati sull’Iban IT70E 05034 11750 000000006266, legato alla Fondazione Tovini. Ma non solo. È un collettore che mette insieme chi può fare qualcosa.
Un richiamo alla città perché si assuma le sue responsabilità e cerchi modi e collaborazioni per far ripartire Verona tutta. Lo ha sottolineato il vescovo Giuseppe Zenti, la settimana scorsa, alla trasmissione Diretta Verona, su TeleArena, insieme al sindaco della città Federico Sboarina. Sollecitato dalla domanda del direttore dell’emittente, Mario Puliero, se si possano dare segnali di speranza, il Vescovo ha risposto: «Ci sforziamo di darli, ma nella speranza che diventino realtà e che tutti facciano la loro parte. Ognuno si senta parte di un tutto e non un’isola. Questo è il momento di superare l’individualismo – ha ammonito mons. Zenti – e di impegnarsi sulla strada della corresponsabilità».
È un invito a mettersi insieme: le imprese e le aziende che stanno meglio possono offrire posti di lavoro; chi ha denaro può devolverne a sostegno delle famiglie in difficoltà; chi ha potere di prendere decisioni, che le prenda. «Come dice il Vescovo – è intervenuto Paolo Arena, presidente di Confcommercio Verona – occorre stare insieme. Questo deve essere l’obiettivo comune. Perché nessuno resti indietro bisogna portare avanti tutti. Le aziende del terziario sono le più colpite perché vivono con le persone, con la socialità e il turismo. Sono quelle che hanno fatto grande Verona con capacità professionale».
Quindici milioni di italiani e due milioni di famiglie con la pandemia sono scesi sotto la soglia di povertà. Il ceto medio è passato da una componente del 50 per cento della popolazione al 30 e con redditi medi di 1.600 euro al mese. A Verona, prima del Covid, i servizi sociali del Comune seguivano 4mila famiglie. Lo scorso anno, secondo i dati sui buoni spesa distribuiti, se ne sono aggiunte 3.300 e quest’anno 2.200: «Da soli non ce la facciamo – è intervenuto Federico Sboarina –. Ognuno si prenda le sue responsabilità: chi ha di più dia a chi ha di meno; chi ha tempo a disposizione lo dedichi a chi ha bisogno; e poi c’è la raccolta fondi che finanzierà molti progetti».
Alla chiamata c’è chi risponde. Dal mondo dell’agricoltura, dal presidente di Coldiretti Verona, Daniele Salvagno, arriva la proposta di posti di lavoro: «Durante le stagioni di raccolta c’è bisogno di manodopera e offriamo lavoro allo studente che vuole andare incontro alle esigenze della sua famiglia o all’adulto che ha bisogno di arrotondare». Dal mondo sindacale la Cisl porta la riflessione sulle politiche occupazionali: «Occorre mettere in rete gli enti bilaterali attivi nel campo del turismo, del commercio, dell’edilizia e dell’agricoltura perché comunichino per far fronte al problema occupazionale», ha suggerito il segretario provinciale, Gian Paolo Veghini. E poi ci sono i volani dell’economia scaligera: «Occorre far ripartire l’economia fondata sulla socialità e sulla ricezione dei turisti – ha ricordato Sboarina –-. Si deve far funzionare subito Fiera e Arena, sistemi che generano ricchezza». 
 

Parole di speranza sono arrivate dal presidente di Confindustria Verona, Michele Bauli, che ha definito l’economia veronese del momento «un’economia a macchia di leopardo», fatta di aziende che stanno tenendo (chi produce componentistica per grandi gruppi industriali in Italia e all’estero) e che traineranno quelle che sono invece in grave difficoltà (quelle legate alla socialità e al turismo). Verona ha perso in media il 10 per cento dell’attività economica. Ma ha anche registrato un saldo positivo di 7mila persone tra chi ha perso e chi ha trovato lavoro. 

«Solidale – ha detto poi riferendosi al progetto – è un termine in cui mi ritrovo perché è quello che ho osservato l’anno scorso: nel periodo di lockdown e di grande paura vedevo la città reagire in maniera inaspettata e bella, dalle persone alle aziende, tutti quanti sono stati molto solidali con chi soffriva o lavorava in un ambiente complicato. Le aziende hanno aiutato molto dal punto di vista finanziario e di beni e impianti donati agli enti più presi nella gestione della pandemia». 

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