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Tutti uguali, tutti diversi

È stata un’edizione molto particolare quella della 29ª Festa dei popoli di quest'anno

Parole chiave: Festa dei popoli (2), 29ª Festa dei Popoli (1), Villa Buri (2)
Tutti uguali, tutti diversi

Non si voleva saltare un’edizione della Festa dei popoli, la numero 29. E allora in questo tempo di Coronavirus che giustamente non permette assembramenti, il comitato promotore della festa ha pensato di fare un’edizione in streaming dai prati di Villa Buri domenica 24 maggio con la Messa al mattino e un pomeriggio di canti, parole e saluti delle comunità. Quasi una ventina le comunità che hanno partecipato inviando un video di saluto e un pensiero: dal gruppo brasiliano di Colà di Lazise, a Cuba; dalla Romania allo Sri Lanka.  L’Eritrea ha voluto ricordare i 29 anni di indipendenza; la Bolivia, da una cascina di Sandrà, immersa in un vigneto, una famiglia originaria del Potosì ha salutato dicendo “Tutti uguali, tutti diversi” in quecha e in aymara, oltre che in spagnolo. Per il Venezuela, Elisabeth Contreras ha voluto ricordare la difficilissima situazione del suo Paese, stretto dalla pandemia ma ancor più da una crisi politica che non ha fine. Il Marocco ha voluto far conoscere via web i suoi dolcetti tipici; i Paesi della ex Jugoslavia, con l’associazione Stella, hanno ricordato il valore del brindisi nella loro cultura. Anche il vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti, non ha voluto mancare all’appuntamento inviando il suo saluto, come pure l’imam Mohamed Guerfi, che ha ricordato – proprio il 24 maggio – la chiusura del Ramadan e la grande festa per i musulmani.
La Messa del mattino, presieduta da don Giuseppe Mirandola, direttore del Centro di pastorale immigrati (Cpi) con i cappellani delle comunità cattoliche etniche presenti a Verona, è stata animata dal gruppo giovani dello stesso centro di pastorale. Al pomeriggio si sono alternati nelle sessioni musicali i Mosaika, ensemble di musicisti di varie nazionalità, e Djah Stone Senaya, togolese di madre giamaicana e papà ghanese, residente a Verona.
Matteo Danese, direttore del Cestim (Centro studi immigrazione) – tra i promotori della manifestazione – ha ricordato che 30 anni di Festa dei popoli vuol dire trent’anni di sforzi di integrazione a Verona, di dialogo tra le culture per creare un mondo migliore e vivibile per tutti. Il comboniano padre Eliseo Tacchella ha illustrato il messaggio di papa Francesco per la Giornata delle comunicazioni sociali, che invita a fare rete e a tessere relazioni, proprio come fa la Festa dei popoli. Silvano Brait, presidente dell’associazione Villa Buri, ha ricordato il valore dell’accoglienza che contraddistingue questo luogo alle porte di Verona diventato sede di molte attività di volontariato. Jean Pierre Piessou, rappresentante delle associazioni di immigrati ha detto: «In questo periodo ci sentiamo tutti fragili, per questo se rimaniamo uniti nella nostra diversità sapremo superare ogni difficoltà».
La tecnologia ha permesso di mantenere la tradizione inviando messaggi di integrazione e di pace tra le culture: l’appuntamento dal vivo rimane fissato per il 2021, quando si festeggeranno i 30 anni di Festa dei popoli.

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