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Suor Pura Pagani, donna capace di ascolto profondo

di ALBERTO MARGONI

Conclusa la fase diocesana del processo di canonizzazione

Parole chiave: Processo di canonizzazione (1), Suor Pura Pagani (2), Diocesi di Verona (73), Vescovo (374), Chiesa (182)
Suor Pura Pagani, donna capace di ascolto profondo

di ALBERTO MARGONI

«Suor Pura […] per un verso sapeva lucidamente che Dio è in cammino ben prima che noi ci decidiamo ad annunciarlo. La sua era una fiducia sconsiderata rispetto alla grazia di Dio che si fa strada tra le pieghe della vita. E per altro verso però avvertiva altrettanto lucidamente che tutti vanno educati ed accompagnati, con discrezione ed intuizione, perché nessuno si auto-forma, nessuno si auto-costruisce, ma ciascuno ha bisogno di una comunità». Così il vescovo Domenico Pompili ha tratteggiato l’immagine della serva di Dio suor Pura Pagani nell’omelia della Messa che a Castelletto di Brenzone ha preceduto la sessione conclusiva dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù eroiche, la fama di santità e di segni della religiosa delle Piccole Suore della Sacra Famiglia.
«Suor Pura – ha continuato il presule – oltre che per il suo piglio deciso, la sua energia inesauribile, la sua apertura mentale, ebbe soprattutto un dono: saper ascoltare in profondità chi le stava di fronte. Ed era talmente profondo questo suo ascolto che fatalmente si creavano delle file interminabili di persone che avevano l’unico desiderio di essere ascoltate. La purezza del suo sguardo […] era in realtà il riflesso di una purezza più nascosta e più decisiva: quella di chi sa dare all’altro la possibilità di raccontarsi e di tirar fuori quel che la vita rischia di tenere sotto la cenere».
Dalla religiosa, nata a Campofontana nel 1914 e deceduta a San Zeno di Mozzecane nel 2001, è possibile imparare l’ascolto di Dio, del nostro tempo – attraversandolo nelle sue contraddizioni – e di sé stessi «per trovare la capacità di sincronizzare i nostri desideri più profondi rispetto a ciò che ci sta veramente a cuore e non semplicemente a quelle che sono le sollecitazioni che ci vengono imposte dall’esterno».
Al termine della concelebrazione eucaristica il Vescovo ha presieduto la conclusione del processo diocesano che era stato aperto dal suo predecessore mons. Giuseppe Zenti il 18 marzo 2021. Si sono svolte complessivamente 46 sessioni che hanno visto le deposizioni di 54 testimoni, 7 dei quali chiamati ex officio, ovvero in virtù dell’incarico ricoperto. Inoltre la Commissione storica ha predisposto un proprio elaborato e l’istruttoria è stata pure valutata da due censori teologi e da un perito teologo in re mistica. Sono stati presentati, chiusi e sigillati gli atti originali (da conservare nell’archivio della Curia diocesana) e due esemplari autentici dell’inchiesta diocesana. Questi ultimi, firmati dal notaio Elisabetta Bonato sulla parte esterna, unitamente agli scritti e al plico delle lettere della serva di Dio, sono stati consegnati al portitore, padre Vittorio Bellè, frate minore, perché li rechi al Dicastero delle Cause dei Santi a cui spetterà ora il compito di valutare il lavoro svolto e di proseguire l’iter del processo di beatificazione e canonizzazione della serva di Dio.
Il vescovo Domenico Pompili, il delegato episcopale mons. Tiziano Bonomi, il promotore di giustizia don Paolo Silvestrini, il portitore e il notaio hanno prestato separatamente il giuramento e lo hanno sottoscritto, mentre il cancelliere vescovile mons. Massimo Boarotto ha dato lettura del verbale della sessione conclusiva, poi allegato agli atti originali e alle copie autenticate, coordinando le operazioni di sigillatura e timbratura.
All’inizio della sessione mons. Tiziano Bonomi si era soffermato a delineare qualche tratto della vita, del cammino spirituale e dell’opera di suor Pura Pagani che venne accolta non ancora diciottenne, il 1° agosto 1932, dalla prima superiora generale, oggi santa, Maria Domenica Mantovani nell’Istituto delle Piccole Suore della Sacra Famiglia a Castelletto di Brenzone. Durante la formazione la giovane Cesira (nome all’anagrafe) prestò servizio in alcune scuole dell’infanzia e, ottenuto il diploma di abilitazione all’insegnamento nelle scuole del grado preparatorio, il 12 gennaio 1941 emise i voti perpetui nell’Istituto.
Da allora e fino al 1955 operò a Monte Romano (Viterbo), dove per 12 anni diresse la scuola dell’infanzia e fu superiora della comunità religiosa. Ma in seguito a false insinuazioni sul suo conto, nel 1956 fu chiesto ed ottenuto a sua insaputa il rescritto di esclaustrazione. Suor Pura visse per quattro anni a Roma, come inserviente di mons. Fortunato Raspanti. Là conobbe il gesuita padre Felice Maria Cappello, conosciuto come “il confessore di Roma”, il quale «iniziò e portò a compimento una preziosa opera di ricostruzione spirituale e di autentica conversione», ha illustrato Bonomi. Le raccomandava di aver cura della sua salute, «di conservarsi calma e serena, tranquilla e gioviale, dolce e amabile, sorridente e affabile».
Condividendo il suo desiderio, padre Cappello le suggerì «di rivolgersi alla madre generale chiedendo la grazia di poter quanto prima ritornare, di riprendere la vita religiosa, pronta ad accettare qualunque ufficio o destinazione» ed egli stesso ne raccomandò le istanze scrivendo al prefetto del Dicastero per i religiosi. Inoltre suggerì a suor Pura di dimenticare il passato, di non parlarne con nessuno e di proiettarsi verso il futuro. Dopo quattro anni di silenzio e di sofferenza, in seguito a una sua umile richiesta (“La supplico – scrisse alla madre generale – in ginocchio e con le lacrime agli occhi: mi mandi dove vuole, sono legata dai santi voti. Se Dio ha tanta misericordia nel perdonarci sempre, penso che anche il suo cuore di madre non possa resistere alle mie invocazioni. Non ho nulla con nessuno, sono in pace con tutti, nessuno incolpo. Ho sofferto molto per molto comprendere e aiutare”) suor Pura venne riaccolta nella Casa madre dell’Istituto e riprese la propria attività educativa dapprima a Cavazzale (Vicenza) quindi dal 1970 fino alla morte, il 2 luglio 2001, a San Zeno di Mozzecane.
«Plasmata dalle mani di Dio e dalla sofferenza, convertita a nuova e docile vita, pacificata con sé e con i superiori, senza vantarsene e anzi rifuggendo da ogni tipo di notorietà, assaporò per ben 40 anni la consolazione di Dio mediante previsioni, asserite guarigioni, segni e fenomeni da Dio gratis dati, quasi a suggello a una vita che a giudizio del popolo di Dio faceva trasparire una presenza: il suo Signore», ha concluso mons. Bonomi.
Al termine sono intervenuti i sindaci di Selva di Progno (nel cui territorio si trova Campofontana), Marco Antonio Cappelletti; di Brenzone sul Garda, Davide Benedetti, e di Mozzecane, Mauro Martelli. Quindi madre Simona Pigozzi, superiora generale delle Piccole Suore della Sacra Famiglia, nel porgere i suoi saluti a tutti i presenti, ha ricordato con affetto il vescovo emerito Giuseppe Zenti: «Dobbiamo a lui l’inizio di questa inchiesta diocesana due anni fa». Ha poi ricordato che suor Pura si è sempre sentita una Piccola Suora, «ha lottato per rimanere nell’istituto, riconoscendo come il carisma e la spiritualità che trovano il loro nucleo fondante nel mistero dell’Incarnazione e nella vita vissuta a Nazaret dalla Santa Famiglia fossero per lei fonte di vita piena alla sequela di Cristo Signore. Ma suor Pura è appartenuta anche alla Chiesa che ha sempre amato e servito e alla gente, a questo popolo di Dio che con fiducia tuttora si rivolge a Dio per sua intercessione, per chiedere aiuto e conforto». 

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