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Vaccinazioni: fidiamoci della scienza

di GELMINO TOSI

Abbiamo ricevuto diverse lettere dai nostri lettori che esprimono dubbi  e perplessità sulla vaccinazione contro il Covid (ne pubblichiamo una). Abbiamo affidato la risposta al medico di Medicina generale Gelmino Tosi, che cura la nostra rubrica "Alla salute"

Parole chiave: consigli medici (1), AstraZenica (1), Vaccini (7), Covid-19 (74)
Disegno che rappresenta ricercatrice che lavora al microscopio

di GELMINO TOSI *

Vi scrivo sulla vicenda AstraZeneca. Non sono un no-vax, anzi: ho sempre fatto senza problemi i vaccini, compreso quello influenzale, che ripeto per alcuni problemi da quasi cinquant’anni. Solo un’importante precisazione.
Il vaccino mi ha sempre provocato una settimana di malessere e disturbi parainfluenzali, per cui vent’anni fa mi sono rivolto allo specialista che mi segue, ricevendo il consiglio di fare il Vaxigrip della Sanofi e da allora non ho più avuto disturbi. Questo mi spinge a pensare che i vaccini per il Covid dovrebbero essere fatti tenendo conto della situazione di chi li deve ricevere. La necessaria velocità con cui sono stati studiati e approvati non può non essere causa di imprevisti.
Già la sperimentazione di AstraZeneca era stata interrotta per un grave problema e da poco è stato indicato di rimandare la seconda dose, perché il vaccino provoca un’eccessiva stimolazione delle difese immunitarie. La fretta poi con cui si spinge sulla produzione può causare sbagli in alcuni lotti di prodotti, senza contare le perplessità sulla tardiva decisione di prescrivere il vaccino anche a chi ha più di 65 anni, quando inizialmente si parlava addirittura di 55 anni.
Arrivo alle conclusioni. Come può un cittadino sentirsi tranquillo quando si capisce che il raggiungimento di un’immunità di gregge giustifica l’accettazione della morte o delle gravi conseguenze sulla vita di persone sane e senza problemi (più dei cinque casi che si stanno valutando in Italia)? L’uso di un vaccino che ha i suoi rischi su persone come il sottoscritto con più di 65 anni non lascia tranquilli, tanto più sapendo di fornire una protezione limitata e il fatto che tutti, compreso dentisti o farmacisti, possano vaccinare quando l’insufficiente sperimentazione e le specificità di ognuno di noi chiedono come inizialmente espresso personale preparato.
Ancora una volta sembra che le esigenze dell’economia prevalgano su quelle dell’uomo. Rispondo a eventuali obiezioni che l’uso degli anticorpi monoclonali (ottimo quello italiano), più costosi ma ormai chiaramente efficaci e con meno controindicazioni nelle prime fasi della malattia, avrebbe permesso una campagna vaccinale più prudente e sicura. Pur essendo una persona non certo disinformata, mi trovo, come credo la maggior parte di noi, pieno di dubbi e perplessità.
Edoardo Bertasi

Caro Edoardo,
il direttore mi ha chiesto di rispondere alla sua interessante lettera, compito che mi assumo con piacere e sulla quale ho a lungo meditato.
Credo che, parafrasando Giulio Cesare (Gallia est omnis divisa in partes tres), rispetto alla pandemia, si pongano tre ordini di problemi. Ve n’è un primo tecnico riguardo alla velocità, termine che preferisco a fretta, con cui sono stati realizzati, approvati e messi in commercio i vaccini. Le dirò che anch’io mi trovo in difficoltà a esprimere un giudizio. Da una parte lo stupore nei confronti dell’ingegno umano che in pochissimo tempo ci ha messo a disposizione un’arma efficace per combattere il Covid-19, dall’altra le paure e le perplessità che questo fatto sta generando.
I vaccini finora realizzati funzionano tutti, più o meno, nello stesso modo, stimolando una reazione anticorpale non contro il virus stesso, ma contro una proteina che il virus produce per entrare nelle nostre cellule e replicarsi, in altre parole gli tolgono la chiave d’accesso. Dai dati disponibili questo rende tutti i vaccini molto efficaci e sicuri.
Un secondo problema è quello relativo a chi vaccinare, come utilizzare le scorte, quale vaccino usare. Noto con soddisfazione la sua posizione favorevole nei confronti della vaccinazione in generale. Nella mia pluriennale esperienza di medico in Africa ho visto di tutto: bambini morire di tetano, di meningite e addirittura una ragazzina di rabbia, un caso che le assicuro mi ha molto impressionato. Ma senza andare in altri mondi sfortunati, avendo pure io superato i sessant’anni, posso annoverare tra i miei conoscenti almeno due persone che si sono ammalate di poliomielite.
Tuttavia essendo per ora la disponibilità di dosi ancora limitata, è stato giusto preferire prima il personale sanitario e le persone fragili. Per ora dobbiamo usare ciò che abbiamo a disposizione, ma credo e mi auguro come lei, che in poco tempo avremo a disposizione diversi prodotti per poter così scegliere il più adatto, anche alla luce dell’esperienza e degli studi che man mano verranno fatti.
Una terza questione è di ordine direi sociale. Ho citato un generale romano nel mio incipit. Centomila morti in un anno. Sono numeri da guerra, come spesso evocato dai mass media. Non sono certo un patito “dei miti eterni della patria e dell’eroe”, ma credo che vaccinarsi sia un dovere civico sacrosanto. In nome della patria nel secolo scorso centinaia di migliaia di giovani sono morti sui campi di battaglia, spesso, a parer mio inutilmente. Ora non c’è un generale Cadorna che ci obbliga a imbracciare un fucile, ci viene chiesto però un atto di civismo con il quale si può correre qualche rischio. Non esiste il rischio zero in medicina, nemmeno quando si assume un’aspirina.
Infine un’ultima considerazione. Con rammarico, devo ammettere che, almeno nel nostro Paese, dal punto di vista comunicativo la scienza non ha fatto una bella figura. Non si può non notare una certa dose di narcisismo in molti esperti che sono apparsi sugli schermi televisivi. È stata spesso contradditoria, alimentando più dubbi e paure che certezze ahimè! Tuttavia della scienza ci dobbiamo fidare, non abbiamo altro di meglio.
* Medico di Medicina generale

Cos’è successo con AstraZeneca

Il vaccino AstraZeneca, spiega Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco), è destinato a prevenire la malattia da Covid-19 nelle persone di età pari o superiore ai 18 anni. È progettato per preparare il sistema immunitario a identificare e contrastare il virus Sars-CoV-2, responsabile della malattia. È composto da un adenovirus di scimpanzé incapace di replicarsi, modificato per veicolare l’informazione genetica destinata a produrre la proteina Spike del virus. La tecnologia del vettore virale è già stata testata con successo ed è utilizzata per prevenire altre malattie. Dopo un temporaneo stop alle vaccinazioni a seguito di problematiche – in particolare casi di trombosi – insorte in Italia dopo la somministrazione di alcuni lotti di dosi, il Comitato per i medicinali per uso umano dell’Ema (l’Agenzia europea per i medicinali) ha espresso il proprio parere su AstraZeneca dopo che la raccomandazione del Comitato di valutazione dei rischi per la farmacovigilanza ne aveva confermato il favorevole rapporto beneficio e rischio. Aifa ha proceduto quindi a revocare il divieto d’uso, consentendo così una completa ripresa della campagna vaccinale a partire dallo scorso 19 marzo. [M. Bic.]

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