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Una macchina da revisionare

di NICOLA SALVAGNIN

Da anni in Italia non si fa quasi niente. E l’arretrato di investimenti e infrastrutture sta diventando non solo drammatico, ma altamente controproducente

Parole chiave: Burocrazia (1), Pnrr (6), Italia (18), Infrastrutture (4), Transizione ecologica (6)
Immagine di un centro tecnologicamente avanzato (foto © 2015 Glenn Pope)

di NICOLA SALVAGNIN

Tra il dire e il fare c’è di mezzo l’Italia. Quindi, quando leggiamo di rigassificatori da costruire, di nuovi impianti eolici e fotovoltaici, di risistemazione della cruciale viabilità di Genova e Bologna, di nuovi termovalorizzatori del rifiuto indifferenziato come si vorrebbe (giustamente, necessariamente) costruire a Roma e in un’altra trentina di località… Ebbene: l’idea è giusta, salvo burocrazia e tutto il resto.
Non è possibile che gli iter autorizzativi siano più lunghi del tempo che servirebbe per realizzare una grande opera; non è possibile che siano richieste valanghe di approvazioni a cascata, ognuna delle quali può bloccare il corso del fiume autorizzativo; non è possibile che chiunque possa fare in qualunque momento “ricorso” affidandosi a una giustizia che in Italia è sinonimo di lentezza.
Non è possibile che non si valuti mai il bene comune, per piegarlo agli interessi o alle opposizioni di questo o quello. Risultato? Da anni in Italia non si fa quasi niente. E l’arretrato di investimenti e infrastrutture sta diventando non solo drammatico, ma altamente controproducente: avessimo i rigassificatori che erano stati decisi un decennio fa, e poi bloccati, ora non staremmo in ansia per il gas di Putin e non finanzieremmo sottobanco la sua guerra.
Ma vogliamo parlare della voglia matta di energie alternative, e la parallela ostruzione a qualsiasi impianto le produca? Del desiderio di attuare l’economia circolare nel ciclo dei rifiuti, e l’opposizione a qualsiasi soluzione che non sia quella di ficcarli tutti in orride e inquinanti discariche? O di mandarli a bruciare oltreconfine, tra l’altro pagando somme enormi a carico della collettività?
Quante occasioni perdiamo, bloccando e rallentando sempre tutto? Filiere industriali mai nate, posti di lavoro perduti, novità tecnologiche che si sviluppano ovunque salvo in Italia, ferma a un pregevole agroalimentare e poco altro… Quanto inquinamento in più per non volere treni e metropolitane al posto di tir e auto che sono il vero tratto distintivo del paesaggio delle nostre città? Quanto tempo sprecato ogni giorno da ognuno di noi?
Il vero Pnrr dovrebbe occuparsi di questo: riformare alla radice la macchina-Italia. Così com’è, va pianissimo, inquina e punta decisa verso il muro. Non ce lo possiamo più permettere.

Fonte: Sir
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