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Un’Italia resistente

di NICOLA SALVAGNIN

Abbiamo dimostrato tutte le nostre capacità di resistenza e di resilienza, insomma di far fronte alle avversità e di risorgere

Parole chiave: Resistenza (2), Resilienza (2), Ripresa economica (5), Tecnologia (5), Industria (9), Covid (102), Pandemia (27), Mobilità (4), Cambiamenti (3), Commercio (7)
la parola "Resiliency" formata con le tessere del gioco Scarabeo

di NICOLA SALVAGNIN

Dai che ce la facciamo! E chi l’avrebbe detto, quasi due anni fa all’inizio della pandemia, che l’Italia avrebbe avuto la capacità di risollevarsi dall’evento (per noi) più catastrofico dopo la Seconda Guerra mondiale?
Invece abbiamo dimostrato tutte le nostre capacità di resistenza e di resilienza, insomma di far fronte alle avversità e di risorgere. Ci siamo fermati, ci siamo protetti, abbiamo riaperto – a singhiozzo ma pian piano tutti quanti; ci siamo vaccinati in massa, abbiamo ripreso come prima, più di prima. E ci dogliamo perché la nostra corsa potrebbe essere ancor più veloce, se non ci fossero problemi mondiali relativi alle catene di produzione e di distribuzione delle materie prime e delle merci. 
Ma non è stato un incidente di percorso: è stata una “curva a gomito” che ci porta in una direzione differente rispetto a prima. Tante cose sono cambiate, alcune definitivamente e in tempi rapidissimi. Il commercio on line è esploso, non si tornerà indietro; le connessioni internet hanno bruscamente accelerato; la tecnologia ci sta aiutando così come ci sta sfidando a starle dietro. Nel piccolo e nel grande sono cambiate e cambieranno molte cose: dalla consumazione di pasti (il boom del trasporto degli stessi a casa) alla mobilità che vogliamo molto più green entro pochissimi anni. 
Abbiamo scoperto sulla nostra pelle che i risparmi generati dalla delocalizzazione produttiva, erano risparmi fittizi: se poi il microchip o la batteria non arriva, la fabbrica si ferma. Va insomma ripensata la strategia produttiva globale, meglio avercela sotto casa anche se al momento costa di più. Bene. 
Male invece l’aspetto tecnologico. Che ha una conseguenza ormai certificata: distrugge posti di lavoro più di quanti ne crea. Un’auto con motore a scoppio ha marmitte, pistoni, serbatoi che quella elettrica non ha più. L’industria automobilistica (e i settori che vi gravitano attorno) perderà almeno un terzo della sua forza lavoro nel prossimo decennio. La guida autonoma farà poi sparire camionisti, piloti, taxisti, corrieri… Per dire. 
Ma non fasciamoci la testa. L’umanità si dimostra appunto resiliente e avverte ancora di più l’assoluta inutilità di guerre che l’hanno sconvolta fino all’altro ieri. Per noi è cosa assodata, per i nostri nonni finiti a morire nelle trincee del Carso o nelle steppe russe, no. Le cronache poi ci raccontano che, a frenare le smanie russe di invasione dell’Ucraina, non sono i cannoni ma la minaccia di bloccare le transazioni finanziarie e i metanodotti russi. I mancati affari fanno più male delle bombe…

Fonte: Sir
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