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Riutilizzare per non sprecare

Undicesimo comandamento: non sprecare il cibo. E utilizzarlo al meglio in linea con le esigenze moderne, ad esempio nelle mense scolastiche con l'esperienza delle realtà della Fism

Parole chiave: Spreco (5), Rebus (1), Real Food (1), Riuso (4), Riciclo (3), Acli (7), Fism (14)
Bambino che non ha voglia di mangiare (foto Irina Schmidt@123RF.com)

«Avanzi? Per noi sono una risorsa»
Gli ottimi risultati del progetto “Rebus” delle Acli: un modello che fa scuola

«Pizza e cotoletta: quando sono nel menù non avanzano mai… Qual è l’educazione che stiamo dando ai nostri figli? A scuola replicano le abitudini alimentari imparate a casa, perciò dobbiamo puntare molto sulla formazione». Le Acli di Verona hanno il polso della situazione sempre aggiornato: dal 2003 sono capofila del progetto “Rebus”, ossia “Recupero eccedenze beni utilizzabili solidalmente”. Grazie a una rete di 58 realtà caritative, gli avanzi delle mense scolastiche di 18 istituti veronesi vengono raccolti e subito ridistribuiti nelle mense dei poveri o date a persone indigenti. Un processo virtuoso e democratico: tutti i beneficiari ricevono un pasto sano, bilanciato e sicuro, anziché riempirsi lo stomaco con cibo di fortuna.
«Nei primi anni del progetto ci siamo trovati contro alcuni genitori: “Voi andate nelle scuole a dire ai nostri figli di mangiare di meno, così poi il cibo lo date ai poveri”, obiettavano. Oggi invece sono i comitati genitori a chiederci di tenere gli incontri formativi: la sostenibilità ambientale è di moda e siamo passati al polo opposto», ricostruisce Martina Tommasi, responsabile dell’ufficio progetti e sviluppo delle Acli di Verona.
Con “Rebus informa” gli operatori entrano in classe per aiutare i ragazzi a imparare a conoscere se stessi e i loro bisogni, a partire dal consumo di cinque porzioni di frutta e verdura durante la giornata. «Fin da piccoli gli studenti assorbono e recepiscono molto bene queste nozioni, diventando educanti nei confronti dei loro genitori: sono loro il primo filtro per lavorare su una cittadinanza più consapevole», osserva la referente.
Crescere forti e in salute passa anche dal mangiare le carote o i finocchi: «Se non ti piacciono molto ne prendi meno, ma devi sforzarti un po’», è il concetto di fondo. «È importante trasmettere ai ragazzini che non devono farsi riempire il piatto dalle operatrici della mensa per poi avanzare, ma piuttosto chiedere il bis in un secondo tempo», aggiunge Tommasi.
In questi anni molte cose sono migliorate, tuttavia ci sono ancora aspetti su cui insistere. «Esistono differenze molto marcate a seconda delle zone in cui si trovano le scuole: nelle periferie si avanza poco, nel centro di Verona si avanza tutto...», constatano le Acli.
Nel 2018 nella nostra città sono stati raccolti 900mila chilogrammi di generi alimentari altrimenti destinati alla pattumiera. Oltre alle scuole, sono stati coinvolti panifici, supermercati (come Iper Le Corti Venete), organizzazioni di produttori agricoli e Veronamercato. L’iniziativa è stata estesa anche ai prodotti farmaceutici riutilizzabili, con oltre 5mila confezioni ridistribuite sul territorio. Per incentivare ulteriormente il recupero, il progetto “Rebus” è entrato pure nella tassa rifiuti del Comune di Verona: chi dona i propri prodotti invenduti ha uno sgravio immediato sulla Tari, proporzionale al quantitavo donato.
Il modello Verona è stato esportato su scala nazionale dalle Acli, che lo scorso anno hanno replicato le buone prassi di lotta allo spreco e contrasto alla povertà in 15 province italiane, grazie a un contributo di Fondazione Cattolica. [A. Val.]

Sprecati 16 miliardi di euro l’anno
«Il problema è prima di tutto culturale e riguarda le abitudini di ognuno di noi: non si fa più la spesa quotidiana bensì settimanale, riempiendo il carrello e aumentando la probabilità che qualcosa deperisca senza accorgersene». La regola d’oro è «comprare quello che dobbiamo consumare», suggerisce Piercarlo Roi, presidente dell’associazione di promozione sociale ProWin ed esperto di lotta allo spreco fin dal 2003.  
È stato lui, durante l’incontro alla Fism, a snocciolare i dati più recenti del fenomeno. «Nel 2018 lo spreco alimentare ha toccato un valore di 16 miliardi di euro, 12 dei quali di origine domestica: significa che i prodotti si perdono nei vari meandri della filiera produttiva; inoltre chi coltiva, raccoglie e vende il cibo è più attento a non sprecare, mentre in famiglia si è meno vigili».
La legge Gadda, in vigore dal 2016, ha aiutato a recuperare le eccedenze e a creare più sensibilità sul tema nel nostro Paese. «Ma occorre potenziare le azioni anti-spreco – aggiunge Roi –. Come? Premiando con sgravi fiscali chi recupera e dona le eccedenze, incoraggiando la trasformazione dei prodotti agricoli anziché mandarli al macero. Soprattutto bisogna cambiare stili di vita, rispettando la stagionalità. Non si possono comprare fragole o pomodori a dicembre: troppo spesso dimentichiamo che i nostri comportamenti incidono sulla catena distributiva». [A. Val.]

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