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Perdere i capelli: non è solo colpa dell'autunno

Bisogna fare attenzione a come le chiome si diradano e agire tempestivamente

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Perdere i capelli: non è solo colpa dell'autunno

Sparsi per il lavandino o a far bella mostra sui cappotti, aggrappati inesorabilmente a pettini e spazzole. Bisogna ammetterlo: è facile lasciarsi prendere dallo sconforto se a cadere è un numero di capelli che si ritiene essere eccessivo. Quando è il caso di preoccuparsi?

C’è chi ritiene che, dire addio dai 30 ai 100 capelli al giorno, rientri nella normalità e sia parte del naturale ricambio delle nostre chiome. Esse sono costituite da proteine solide, in particolare dalla cheratina; da acqua, lipidi, pigmenti e oligoelementi; poi dalla melanina: una sostanza colorata, può essere infatti scura o chiara, che conferisce alle nostre teste il colore nero o castano, rosso oppure biondo. Fino a quando con il passare dell’età, solitamente tra i 30 e 40 anni, le capigliature iniziano pian piano ad ammantarsi d’argento.

Per quanto riguarda la crescita, quantità e ritmi sono soggettivi, dipendono da persona a persona. In generale, un capello può sopravvivere dai 2 fino ai 6 anni; cresce alla velocità di 0,3 millimetri al giorno, l’equivalente di circa un centimetro al mese; alla fine del suo ciclo, cade e (quando va bene) viene rimpiazzato, altrimenti si inizierà a notare un diradamento che può essere segnale di una patologia. Ma non sempre c’è da mettersi le mani nei capelli, facendosi prendere dal panico. Nemmeno con il sopraggiungere del periodo autunnale che, nell’immaginario comune, associa la caduta delle foglie a quella del diradarsi delle chiome. «Non è del tutto vero che l’autunno è la stagione in cui si perdono più capelli», esordisce il prof. Giampiero Girolomoni, direttore dell’Unità operativa di Dermatologia dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona. In realtà, chiarisce, «la caduta avviene ciclicamente. Mentre negli animali si verifica la muta, negli uomini i capelli sono “asincroni” l’uno rispetto all’altro: la perdita è continua nell’arco dell’anno ma, periodicamente, un maggior numero si sincronizza e da qui l’impressione di perderne di più».

C’è un altro dettaglio di cui tenere conto, all’apparenza banale, ma non lampante per tutti: più numerosi sono i capelli sulla testa, più se ne perderanno. «Si rivolgono a me pazienti lamentandosi per una caduta esagerata: ne perdono molti, ma ne hanno tantissimi», specifica il dermatologo introducendo a un concetto altrettanto importante. Quello che conta non è il numero di capelli che si perdono, ma quanti rimangono sulla testa. Tant’è che, da questa osservazione, dipende la definizione stessa di alopecia: «Termine generico che indica tutte le perdite di capelli o le riduzioni del numero di peli in un determinato distretto corporeo, di solito la testa, che non crescono perché sono distrutti da un processo infiammatorio o infettivo oppure in presenza di un tumore», aggiunge. L’alopecia colpisce l’uomo (nella forma androgenetica, detta calvizie) con stempiatura in corrispondenza delle tempie e perdita al vertice del capo: «Lì i capelli più che cadere, si miniaturizzano, perché sotto l’influsso degli ormoni maschili diventano minuscoli. Diventando più piccoli, il fusto non riesce a emergere dalla superficie», evidenzia Girolomoni. Questione soprattutto di genetica. Interessa gli uomini e, in parte, le donne manifestandosi con una rarefazione diffusa sulla parte alta della testa.

È basilare prestare attenzione a come sono i diradamenti. «L’alopecia areata, una malattia autoimmune del pelo, si rivela con chiazze tonde. A ogni età della vita, può colpire non soltanto la testa ma pure le ciglia, le sopracciglia e altre parti del corpo». Ha un andamento ciclico: può essere lieve e, in questo caso, guarisce da sola. Tuttavia, se si manifesta in maniera grave, è opportuno intervenire subito, poiché può portare alla perdita completa della chioma perché difficile da trattare; si cura generalmente con farmaci immunodepressori, sebbene allo studio ci siano nuovi trattamenti a cui la medicina oggi può fare riferimento. Medicine impegnative, ma efficaci. In alcune persone il dover rinunciare ai capelli, specie se ciò avviene in poche settimane, ha delle pesanti ripercussioni psicologiche: è come se perdessero la propria identità, arrivando a non riconoscersi più quando sono davanti allo specchio. «Nel fare la terapia – ci tiene a precisare il dermatologo – si tiene conto anche di questo risvolto psicologico, da non sottovalutare».

Altra malattia comune che passa dalle nostre teste è il telogen effluvium: si verifica a seguito di un’infezione o di un trattamento farmacologico, dunque dopo un pesante stress di tipo fisico e una grave sofferenza del corpo. Non è solamente una questione correlata all’estetica. I peli, sottili e filiformi, sono formazioni indispensabili per il corpo umano. «Non tanto per quello che si vede all’esterno, cioè per il fusto – sottolinea –. Costituiscono una sorgente privilegiata di cellule staminali della pelle. Per esempio, quando un’ustione di secondo grado distrugge la pelle, in situazioni di emergenza il pelo diventa una riserva di staminali». Quelle del follicolo pilifero assicurano il rinnovamento costante dei peli; sono inoltre utili per il rigeneramento dell’epidermide e delle ghiandole sebacee nel caso in cui vengano danneggiate.

E i peli, si possono rigenerare quando le stempiature sono troppo evidenti e magari generano disagio? «Si può ricorrere al trapianto di capelli che è una possibilità buona e interessante, al giorno d’oggi attuata con tecniche molto efficaci se ci si affida a professionisti capaci», risponde il medico. Si tratta di un vero e proprio intervento chirurgico, che prevede lo spostamento di frammenti di cuoio capelluto e delle unità follicolari da una zona folta (generalmente dalla nuca o se necessario da altri distretti corporei quali le braccia, il petto) a una maggiormente diradata. Una volta valutati i requisiti, poiché il trapianto non è un’opzione valida per tutti, quest’operazione può richiedere una o più sedute, oltre a costi talvolta piuttosto elevati da sostenere.

Esistono dei farmaci capaci di rallentare la caduta, ma essa è inesorabile... deve essere accettata come caratteristica di sé. Prevenire aiuta, adottando uno stile di vita sano. Un capitolo a sé riguarda infine gli integratori, guarda caso molto reclamizzati in questo periodo dell’anno: promettono di rallentare la caduta, di rendere le chiome folte e lucide, di rinforzare i capelli. «Dal punto di vista scientifico, l’azione degli integratori è incerta, a meno che non sia presente un effettivo deficit. Per esempio dopo uno stress fisico grave oppure una malattia, l’integratore è utile», chiosa. In caso di dubbio, rivolgendosi al medico di medicina generale o allo specialista di riferimento (il dermatologo), si potrà capire cosa è meglio fare per la salute della propria chioma. 

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