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La rivoluzione non è mai indolore

di NICOLA SALVAGNIN

La transizione energetica rischia di essere estemporanea e di facciata, estremamente costosa e non molto efficace se non è globale

Parole chiave: Energia pulita (1), Transizione ecologica (2)
Skyline di un una centrale atomica con ciminiere fumanti

di NICOLA SALVAGNIN

Sappiamo da tempo che le rivoluzioni non sono un pranzo di gala: per loro natura fanno vittime. La rivoluzione energetica (che opportunamente abbiamo chiamato transizione) porta con sé alcuni rischi da non sottovalutare, anzi.
Prima di tutto dovremo riuscire a completarla. Altrimenti ci troveremo con la coperta corta: di qua lo smantellamento progressivo delle vecchie fonti energetiche (ancorché più inquinanti), di là un insufficiente produzione di elettricità pulita, in un futuro nel quale i consumi energetici esploderanno. Non è costruendo qualche centinaio di pale eoliche in più (con tutte le polemiche che accompagnano nuove installazioni!) che si sostituiscono in Italia 90 milioni di tonnellate di petrolio e 70 miliardi di metri cubi di metano nel giro di pochissimi anni.
Ecco perché il ministro competente Roberto Cingolani ha aperto alla costruzione di centrali nucleari di nuova generazione: una quantità enorme di energia pulita a costi bassissimi, in cambio di alcuni chilogrammi di uranio da stoccare. In teoria sarebbe da fare al volo. Ma sappiamo tutti che rimarrà teoria, in un Paese in cui non si riesce ad installare un traliccio elettrico e che paga altri Paesi da molti anni per stoccare rifiuti radioattivi per i quali non si trova un solo sito adeguato in Italia. Esistono 5 depositi in Europa di stoccaggio, e due in costruzione (a pochi chilometri dai nostri confini…).
Servirà insomma un mix energetico di fonti alternative, con il metano a sostenere – a lungo – l’insufficienza delle stesse. In attesa dell’idrogeno pulito. Serviranno poi sistemi di accumulo (batterie) giganteschi, in grado di ottimizzare la produzione e l’uso di tali energie: siamo ancora lontani e la nostra civiltà non regge un blackout di nemmeno un’ora.
Ma l’altro grande pericolo – che qualcuno paventa ma che l’urgenza del cambiamento mette subito a tacere – è che il costo più pesante della transizione energetica lo paghino le classi sociali più povere. Un forte aumento delle tariffe in bolletta pesa di più sulle tasche di chi i soldi li ha, o di chi li conta uno ad uno per arrivare a fine mese? Un’auto elettrica pulita ma molto più costosa, è alla portata di chi appunto fa fatica a campare?
Già si acuirà un fenomeno esistente da decenni, con un Primo mondo lindo e con la coscienza a posto, e un Secondo e Terzo mondo discariche di tecnologie e mezzi inquinanti, ma alla portata delle tasche locali.
La transizione energetica rischia insomma di essere estemporanea e di facciata, estremamente costosa e non molto efficace in una strategia di contenimento degli inquinanti che o è mondiale, o non è. Solo la scoperta e l’utilizzo di una nuova, grande fonte energetica a basso o nullo inquinamento potrà mettere veramente le cose a posto, è lì che dovremo puntare tutto con un po’ più di logica e freddezza. Oppure smettiamola di fare gli schizzinosi.

Fonte: Sir
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