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La festa degli innamorati (della vita donata e rinata)

Sangue, organi, midollo osseo: dare qualcosa di sé agli altri. Diventare donatori è un gesto d’affetto

Parole chiave: Organi (1), San Valentino (2), Donazione (3), Sangue (5)
Cuoricini sagomati colorati nelle mani di una donna

Donare è un gesto immenso di amore. E non c’è mese migliore, se non quello di San Valentino, per riflettere sulla valenza che scelte importanti come quelle di diventare un donatore di sangue, di organi oppure di midollo osseo, possono comportare. Quando si parla di volontariato, Verona è una città nella quale l’attitudine alla generosità, quella che si esprime in gesti concreti di aiuto verso chi soffre, riesce a superare di gran lunga i romanticismi. Si può fare di più? Certamente. Magari a partire dal mese dedicato, per eccellenza, agli slanci amorosi. Dimostrando in questo modo di essere, per davvero, innamorati. Però della vita...

Dono è amore
Sono tantissimi gesti d’amore che ognuno di noi può compiere nella quotidianità. Senza necessariamente aspettare i romanticismi preconfezionati del giorno di San Valentino. Nulla contro trionfi floreali e scatole traboccanti di cioccolatini, sia bene inteso. Però non c’è declinazione migliore del dimostrare affetto verso il prossimo del prendersi il tempo di proporsi come donatore di sangue, di informarsi sulle modalità della donazione di organi oppure di capire come funziona quella di midollo osseo.
Si tratta di forme di solidarietà alle quali, finché magari non si è toccati in prima persona o in famiglia da un problema serio di salute, nemmeno si pensa nel frettoloso scorrere delle giornate. Eppure, al solo prezzo di un impegno che non richiede chissà quali sforzi, è possibile compiere azioni solidali che possono essere preziose per salvare delle vite umane.
Nel nostro piccolo, non ci possiamo lamentare. Nei confini del Veronese sono tantissime le espressioni di solidarietà che giorno dopo giorno, come mattoni appoggiati con attenzione uno sopra l’altro, contribuiscono a costruire una società migliore. Questo grazie anche ad alcune associazioni delle quali, in queste pagine, raccontiamo l’intraprendenza in termini di azioni concrete, informazione e sensibilizzazione: da Fidas Verona all’Avis provinciale per quanto riguarda la raccolta di sangue ed emoderivati, da Aido ad Admor per la donazione di organi e midollo osseo.
In generale, ognuno di noi potrebbe fare di più? Certamente. Basterebbero appena due ore all’anno, non si stanca di ripetere (in modo particolare alle giovani generazioni) un decano delle donazioni di sangue. Magari proprio a partire dalla settimana di San Valentino, a dimostrazione di essere innamorati sì. Però della vita, nella sua pienezza.
Marta Bicego

Diventare donatori è un gesto d’affetto
Per dimostrare attenzione alla vita. Pure a San Valentino
Donare è un’azione vitale. Non smettono di ricordarlo le associazioni impegnate nella promozione del dono: si tratti di sangue intero o dei suoi componenti. Da questo punto di vista, la provincia scaligera è modello di solidarietà dalla tradizione radicata nel territorio, conferma il dott. Giorgio Gandini, direttore dell’Unità operativa complessa di Medicina trasfusionale dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata e coordinatore responsabile del Dipartimento interaziendale di Medicina trasfusionale.
«Storicamente, la provincia di Verona è quella che dona maggiormente in Veneto. Da sola vale circa il 21% delle donazioni di sangue. Ogni mille abitanti, ne effettua 57; Vicenza e Padova si fermano a 50, Venezia e Treviso a 47», schematizza. Quello dei donatori è un esercito le cui fila nel 2019 erano composte da circa 30.614 (tra iscritti a Fidas Verona, Avis Verona, Asfa e non associati) per quasi 64mila donazioni compiute contro le 65mila del 2018. Nel tempo, il numero di donatrici ha quasi affiancato quello dei colleghi maschi, segno di accresciuta sensibilità.
I dati del Dipartimento segnalano a livello generale una leggera flessione (poco più del 2%, pari a circa 1.300 donazioni) che esorta a non abbassare la guardia rispetto a un’attività fondamentale nella quotidianità delle strutture ospedaliere veronesi. Per soddisfare il fabbisogno servono circa 160 unità di globuli rossi al giorno. Data l’attrattiva dei nostri nosocomi, prosegue, «siamo autosufficienti circa al 90%, ma nella programmazione regionale è previsto che le province a minor consumo, soprattutto Treviso e Vicenza, aiutino le due realtà che possono essere più bisognose di supporto come la provincia di Padova e appunto Verona».
Ad assicurare maggiore continuità è, dall’avvio del 2020, la riattivazione da parte dell’Ulss 9 Scaligera dei centri trasfusionali di Villafranca, Isola della Scala, Caprino e Malcesine: sedi che erano rimaste chiuse per circa un anno a causa della carenza di camici bianchi, con un fisiologico rallentamento nei prelievi. «La situazione adesso è risolta e siamo fiduciosi. Inoltre, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, in Veneto è prevista l’assunzione di 18 medici in campo trasfusionale – preannuncia Gandini –, quattro destinati all’Azienda ospedaliera e tre all’Ulss».
Altro ruolo è quello associativo. Ha un risvolto romantico la proposta che Fidas Verona rivolge agli innamorati nel mese dedicato all’amore. “Se ami qualcuno, portalo con te al Centro trasfusionale”, recita la campagna rivolta alle coppie che possono affrontare mano nella mano questa scelta solidale.
Non è l’unica iniziativa in programma nel mese di febbraio. Sabato 15, alle 11, la Sala Farinati della Biblioteca Civica ospita il concorso di poesia “La carezza di un verso” sul tema “Nessun sole è più bello di quello che hai dentro di te”. «In parallelo proseguono nelle parrocchie della diocesi gli incontri rivolti agli adolescenti», segnala la presidente di Fidas Verona Chiara Donadelli. Nelle 79 sezioni veronesi, l’associazione annovera 11.782 donatori, di cui 1.003 hanno donato per la prima volta lo scorso anno, che sono stati protagonisti di 21.202 donazioni (179 in meno del 2018). Dati positivi arrivano dai giovani, con l’aumento da 1.269 a 1.306 dei donatori di età compresa tra i 18 e i 28 anni; merito anche delle 9 sezioni scolastiche presenti negli istituti scaligeri, dove si sono registrate 62 donazioni in più rispetto al 2018.
Verona si dimostra essere una città generosa, ma l’attenzione deve rimanere alta, rimarca Donadelli: «Oltre a coinvolgere nuovi aspiranti, ci impegneremo a sollecitare quei 3.589 donatori di Fidas Verona che hanno effettuato una sola donazione lo scorso anno: se passassero ad almeno due annuali (il massimo consentito è di quattro per i maschi) sarebbe un aiuto notevole. Basterebbe uno sforzo in più nel ricordarsi di andare a donare».
Al di là della temporanea chiusura dei punti raccolta, la lieve flessione nei prelievi di sangue, plasma e piastrine è segno dei tempi, riflesso del cambiamento degli stili di vita, conferma Nereo Marchi del consiglio provinciale di Avis Verona. L’associazione conta 21.800 soci attivi che l’anno scorso hanno effettuato 36.928 donazioni (-1.094 rispetto al 2018). Segno negativo da ricondurre a varie circostanze: «Oggi si viaggia di più e, per questioni di sicurezza, la sospensione per spostamenti in determinate aree del mondo può protrarsi per mesi», spiega. Manca poi il ricambio generazionale: da una parte ci sono i veterani del dono, che a un certo punto però devono smettere di tendere il braccio per questioni di età; dall’altra parte i giovani sono meno costanti e talvolta faticano a ottenere i permessi per recarsi al centro trasfusionale.
«Nel Veronese c’è comunque una forte tradizione della solidarietà. Ma non è abbastanza per garantire l’autosufficienza», continua. Pure per l’Avis la sfida è incrementare il numero di soci e risvegliare i donatori “dormienti”, esortandoli a donare almeno due volte l’anno. L’opera di sensibilizzazione è capillare: coinvolge adulti e studenti (per esempio in 300 nel 2019 sono stati accompagnati al Centro trasfusionale per l’indagine di idoneità) così da favorire una crescita culturale focalizzata sulla necessità del dono. «In Italia vivono 15 milioni di cittadini dai 18 ai 65 anni in buona salute che non donano – chiosa –: una grande potenzialità da sfruttare».
M. Bic.

Tendere il braccio:
perché?
Fluido viscoso di origine naturale, il sangue umano è indispensabile e non riproducibile in modo artificiale: per molti malati costituisce un fattore insostituibile di sopravvivenza. È indispensabile negli interventi chirurgici e nei trapianti d’organo; nella cura di leucemie o malattie oncologiche; nei servizi di primo soccorso ed emergenza; nelle varie forme di anemia cronica. L’impossibilità di ottenerlo tramite procedimenti chimici, assieme al larghissimo impiego terapeutico, lo rendono sempre insufficiente. Perciò la donazione è gesto di sensibilità e consapevolezza. Col vantaggio per il donatore di effettuare periodici controlli dello stato di salute attraverso accurati esami di laboratorio e visite sanitarie.    
Requisiti
Requisiti richiesti per diventare donatori di sangue: età compresa tra i 18 anni e i 65 anni (per candidarsi l’età massima consentita è 60 anni), con deroghe a discrezione del medico trasfusionista; peso non inferiore a 50 kg; pulsazioni comprese tra 50-100 battiti al minuto, con frequenza inferiore per chi pratica allenamenti sportivi intensi; pressione arteriosa sistolica (massima) compresa tra 110 e 180 mm di mercurio e diastolica (minima) tra 60 e 100 mm di mercurio; stato di salute buono.
Al contrario, non può donare chi ha comportamenti a rischio, quali: assunzione di sostanze stupefacenti, alcolismo, rapporti sessuali ad alto rischio di trasmissione di malattie infettive; chi è affetto da infezione da virus Hiv/Aids, è portatore di epatite B o C, chi fa uso di steroidi o di ormoni anabolizzanti. Vi sono condizioni patologiche o comportamentali non compatibili temporaneamente o definitivamente con la donazione. Non esistono categorie di persone escluse, ma nella selezione sono valutati i comportamenti individuali che possono risultare a rischio.
Diventare donatore
È necessario recarsi in un Servizio trasfusionale con documento di riconoscimento, tesserino sanitario, codice fiscale. La prassi prevede la compilazione di un modulo che consente di valutare l’idoneità dell’aspirante donatore e di dare il consenso alla donazione. Segue un colloquio con personale medico per accertare che il candidato abbia i requisiti per diventare donatore e per stabilire il tipo di donazione più indicata: sangue intero o suoi componenti. Dopo la visita medica viene effettuato il prelievo del sangue necessario per eseguire gli esami di laboratorio, i cui esiti vengono inviati qualche giorno dopo a domicilio. Ottenuta l’idoneità, si potrà procedere con la prima donazione.   
Prenotazioni
Per tutti i centri trasfusionali e le unità di raccolta, la prenotazione delle donazioni (sangue intero e plasmaferesi) si effettua chiamando i seguenti recapiti: 800.310.611 numero verde gratuito da fisso; 0442.622867 a pagamento da cellulare; 339.3607451 a pagamento per telefonate o sms. Tramite e-mail, scrivere a prenota.trasfusionale@aulss9.veneto.it. Prenotazioni telefoniche dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 13.30, il sabato dalle 8 alle 11, il martedì e giovedì anche dalle 18.15 alle 20.15. [M. Bic.]

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