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Il secolo lungo del “Sacro Cuore”: da ricovero a eccellenza italiana

di MARTA BICEGO
A Negrar l’ospedale nato dall’intuizione di un prete e reso grande da don Calabria

Parole chiave: Sacro Cuore (1), Negrar (9), Verona (183), Salute (59), Don Calabria (4)
Il secolo lungo del “Sacro Cuore”: da ricovero a eccellenza italiana

di MARTA BICEGO
«Guarite i malati». È un comandamento evangelico e insieme un’esortazione che accompagna la storia, lunga 100 anni, dell’ospedale di Negrar. Il Sacro Cuore, nato come ricovero per gli anziani del paese, è oggi un istituto di livello nazionale. Merito anche della visione, lungimirante, di investire sul futuro per assicurare cure di eccellenza che collocano il nosocomio della Valpolicella al quinto posto nella graduatoria della sanità veneta, subito dopo gli ospedali di Padova, Verona, Vicenza e Treviso.
Da ricovero a Irccs
È il 1922 quando il parroco di Negrar, don Angelo Sempreboni, decide di fondare la Casa del Sacro Cuore: un ricovero che, nel 1933, viene acquisito dai Poveri Servi della Divina Provvidenza, la Congregazione nata dall’intuizione di san Calabria. Un’ulteriore tappa riconduce al 2018, quando il ministero della Salute riconosce la Casa del Sacro Cuore come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs): un ospedale classificato, quindi equiparato al pubblico, presidio ospedaliero della Regione e non profit, in cui tutti gli utili di bilancio vengono reinvestiti per lo sviluppo della struttura stessa.
L’esortazione evangelica
Questa evoluzione è raccontata nel libro Guarite i malati, consegnato alle stampe per l’occasione del centenario e curato da Stefano Lorenzetto. Una collezione di parole: 28 testimonianze scritte da religiosi della Congregazione calabriana, dirigenti, medici, infermieri, tecnici ospedalieri, imprenditori, scrittori, pazienti. Tutte figure, in qualche modo, legate al carisma del Santo veronese. E una galleria di immagini: le fotografie di Lou Embo Roiter, vedova del fotografo veneziano Fulvio Roiter, assieme ai ritratti di Maurizio Don che vanno ad arricchire le 272 pagine del volume (edizioni Trifolio). «Non potevo dire no a don Calabria…», ha esordito il giornalista, motivando la scelta di curare il libro, prima di addentrarsi tra i numerosi aneddoti che il volume racchiude.
Salute e Provvidenza
La pubblicazione è stata presentata alla Gran Guardia con uno speciale pensiero augurale di papa Francesco e gli apprezzamenti da parte del presidente del Consiglio, Mario Draghi, e del presidente del Veneto, Luca Zaia. Uniti ai ricordi del vescovo, mons. Giuseppe Zenti, che ha esaltato in particolare la grandezza del Santo veronese per le sue intuizioni: «Una figura eccezionale di mente e cuore. Un uomo la cui sofferenza lo ha messo nelle condizioni di servire la povertà e riconoscere nei poveri la presenza di Cristo stesso». Messaggio attuale, declinato nell’umanità che riempie le corsie della cittadella della carità. Fede nella Provvidenza e attenzione ai più fragili sono del resto «i pilastri della spiritualità di don Calabria e l’ospedale è un luogo privilegiato dove esprimerli», ha ricordato il superiore generale dell’Opera, padre Miguel Tofful. «Ogni qualvolta un medico, un infermiere, un operatore sanitario si avvicinano ad un malato curando non solo la malattia, ma prendendosi cura di lui come persona, con la sua fragilità emotiva e con i suoi bisogni spirituali, dimostrano nel loro suo agire che Dio è Padre, è Provvidenza», ha descritto. Secondo un modello di assistenza sanitaria che, ha precisato il presidente dell’ospedale fratel Gedovar Nazzari, trova concretezza nelle altre realtà sanitarie che l’Opera porta avanti in Angola, Brasile, Filippine. Mettendo sempre al centro delle attenzioni la persona.
Lungimiranza
Avere come obiettivo il bene del paziente. È stata questa la rotta seguita, che ha permesso al Sacro Cuore di affermarsi come eccellenza, ha fatto notare l’amministratore delegato Mario Piccinini, uno dei testimoni diretti dello sviluppo avvenuto nell’ultimo decennio. «Negli anni sono state acquisite professionalità, tecnologie di alto livello. L’ospedale è cresciuto grazie alle idee di tutti e con la capacità di percepire il futuro», ha evidenziato. Un futuro, tuttavia, non esente da criticità: la carenza di infermieri, la crisi energetica. «Le strutture ospedaliere sono divoratrici di energia per le tecnologie di cui dispongono: acceleratori lineari, risonanze magnetiche, Tac – ha elencato –. Se i costi resteranno gli stessi di oggi, la previsione è che nel 2023 spenderemo dai 6 ai 7 milioni di euro in più sul fronte energetico», ha preannunciato Piccinini, con ricadute sulla contrazione dell’assistenza ospedaliera. «La politica nazionale e regionale – ha concluso – dovrà far fronte a tutto questo». 

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