L'opinione
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Sulle gite scolastiche serve una riflessione da parte di tutti

La morte di Domenico richiede un più forte coinvolgimento delle famiglie e maggiore responsabilizzazione degli studenti...

Parole chiave: Opinioni (73)
Cecilia Tomezzoli

La notizia della morte di Domenico Maurantonio, il diciannovenne padovano precipitato all’alba di domenica 10 maggio dal quinto piano di un hotel di Milano, dove si era recato con la classe in visita all’Expo, ha lasciato tutti nello sconcerto e nello sgomento, soprattutto coloro che nella scuola vivono e lavorano, come me, insegnante in uno storico liceo veronese scelto, alla stregua dell’“Ippolito Nievo” di Padova, da studenti di città e provincia. Di tutte le parole che sono state dette, quelle che mi hanno colpito maggiormente sono della mamma Antonia, docente di lettere come me, che, consegnando a Facebook il suo disperato e comprensibilissimo messaggio volto ad accertare la verità che giustamente le è dovuta, ha scritto all’indomani della disgrazia: “Ho affidato il mio unico figlio, sano e in buona salute, all’Istituzione Scolastica. L’ho affidato per un’uscita con pernottamento. Mi verrà consegnato cadavere tra alcuni giorni”.
Queste parole mi hanno raggelato, specie perché pronunciate da una persona non estranea al contesto, ma da una collega, che ben conosce i ragazzi e il mondo della scuola: un mondo complesso, tutt’altro che facile, di cui, ora più che mai, tutti parlano (e sparlano), ma che ben pochi capiscono. Subito mi sono chiesta, mettendomi nei panni sia degli accompagnatori che della madre: e se fosse capitato a me?
Mi sono resa disponibile anch’io da qualche anno ad accompagnare gli studenti nella cosiddetta “gita scolastica”, la cui dicitura corretta è comunque “viaggio d’istruzione”; un’espressione che coniuga, almeno nelle intenzioni degli organizzatori, l’aspetto ricreativo con quello più propriamente culturale. L’ho sempre fatto in spirito di servizio, convinta che trascorrere delle giornate assieme, docenti e alunni, sia un’esperienza unica, che rivela in una luce diversa gli uni agli altri: una reciproca conoscenza che, nella maggior parte dei casi, riserva più sorprese positive che delusioni.
Sono sempre stata consapevole di assumermi una responsabilità grandissima, ma mai come oggi mi sono resa conto dei rischi e dei pericoli ai quali mi espongo. A chi per rassicurarmi afferma che gli studenti erano maggiorenni e che quindi rispondono i singoli, obietto, purtroppo, che la maggiore età attenua le responsabilità civili e penali degli accompagnatori, ma non la responsabilità morale: una tragedia del genere ti segna come persona e ti mette in crisi come educatore.
Non so se tutti se ne rendano conto, in particolare i genitori, che richiedono con insistenza queste uscite e che magari in cuor loro rimproverano i docenti non disponibili, perché poco disposti – a giudizio dei più – a “fare gli straordinari” (tra l’altro non retribuiti, ma questo è un altro discorso). Si sottovalutano troppo le responsabilità di cui gli insegnanti si fanno carico, senza contare che una sorveglianza 24 ore su 24 è praticamente impossibile e che la tutela della privacy limita l’azione di controllo da parte degli stessi.
Il caso della classe 5ª E del Nievo non è purtroppo isolato e spesso la “gita” viene interpretata dai ragazzi come un’occasione per “divertirsi” e, non diversamente da quello che molti di loro fanno nel fine settimana, “divertimento” significa alcol e sballo.
Non so, sinceramente, se l’anno prossimo mi renderò ancora disponibile per un viaggio d’istruzione; penso però che siano necessari un momento di riflessione da parte di tutti i soggetti della scuola, un più forte coinvolgimento delle famiglie e una più consapevole responsabilizzazione degli studenti.
Nei ricordi di ciascuno, c’è sempre lo “scatto” di una gita memorabile, specie all’ultimo anno, quando, a conclusione degli studi superiori, ognuno sente che sta per lasciarsi alle spalle un mondo e proiettarsi in un altro, ancora lontano e sconosciuto, ma non dobbiamo permettere che esso diventi la fotografia di una tragedia in una pagina di cronaca.

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