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La memoria rivive all'ossario di Custoza

Un nuovo allestimento espositivo nell'ex casa del custode rilancia il sito storico

Parole chiave: Ossario di Custoza (1), Comune di Sommacampagna (1), Risorgimento (1), Storia (2), Memoria (2), Museo (2), Valorizzazione (1)
La memoria rivive all'ossario di Custoza

Un percorso emozionale sulle tracce della nostra storia risorgimentale. La memoria rivive nuovamente all’Ossario di Custoza, il sacrario che custodisce i resti dei caduti della prima e terza guerra d’indipendenza (1848 e 1866) contro l’impero austriaco.

Di recente è stato aperto al pubblico un nuovo allestimento espositivo nell’ex casa del custode, che sorge a pochi passi dal monumento, sul colle Belvedere. Un recupero di pregio, che si snoda attraverso quattro sale multimediali, interattive e coinvolgenti, capaci di attirare l’attenzione dei visitatori, che sono circa 12mila ogni anno.

L’operazione di rilancio è stata resa possibile grazie all’unione di più forze. L’Ossario, infatti, è di proprietà della Provincia, ma gestito dal Comune di Sommacampagna attraverso la cooperativa sociale “I Piosi”, che si occupa dell’apertura, del servizio di biglietteria, della manutenzione del verde e della promozione. C’è stato poi l’indispensabile apporto dell’associazione culturale Crèa, della creatività grafica di Roberto Solieri e contenutistica dello storico Carlo Saletti, che hanno curato nel dettaglio l’esposizione. Infine, occorrevano i fondi: circa 150mila euro, di cui 90mila finanziati dalla Presidenza del consiglio dei ministri, gli altri coperti dal Comune sfruttando in parte l’imposta di soggiorno pagata dai turisti.

Adesso chi arriva all’Ossario si trova di fronte a un percorso completo, che valorizza il sito. Anche il nucleo storico, infatti, è stato rivisto nella sistemazione, tornando ad assomigliare maggiormente alla forma originale. Dalla cappella di don Gaetano Pivatelli, allora parroco di Custoza e primo motore dell’operazione, alla cripta che raduna quasi duemila resti di soldati di entrambi gli schieramenti, passando per la sala Gazola (abbellita da una vetrofania illustrata e ricca di reperti archeologici).

Ma è l’ex abitazione del custode a dare una preziosa chiave di lettura al monumento e alla storia di questo luogo. Le nuove sale, infatti, sono pensate per accompagnare passo dopo passo il visitatore, grazie a testimoni virtuali a grandezza naturale, che si rivolgono direttamente a chi ascolta.

A fare da cicerone sono le olografie dello scrittore Edmondo De Amicis, del generale Giuseppe Govone e dell’ufficiale austriaco Karl Möring, protagonisti della battaglia del 24 giugno 1866. A fianco, poi, c’è una sala topografica, con le mappe delle battaglie proiettate sul pavimento. Prima di salire al piano superiore, sotto ai gradini della scala in pietra, si odono i nomi dei caduti: un sottofondo continuo che accompagna le foto dei soldati che prestarono servizio qui, trovando la morte.

Al primo piano, invece, si trovano una sala per esposizioni temporanee e una dedicata alla storia dell’Ossario, con un modellino riprodotto in scala. Anche qui compaiono due testimoni multimediali: don Pivatelli e l’intellettuale Camillo Boito, che ripercorrono i passi che portarono all’edificazione del monumento, inaugurato nel 1879.

Nel 1877 i resti di quanti erano caduti in battaglia e interrati in fosse comuni furono esumati e raccolti un questo luogo di culto laico; la costruzione fu affidata all’architetto Giacomo Franco, che vinse un apposito bando di concorso, svettando su un’ottantina di progetti. A supervisionare l’operazione c’era un comitato promotore, presieduto dall’allora sindaco di Verona Giulio Camuzzoni, affiancato da numerosi personaggi di rilievo. «Qui la memoria pubblica del Risorgimento fu fatta dalla società civile, grazie a una fruttuosa raccolta fondi da 105mila lire – sottolinea lo storico Saletti –. Negli anni questo luogo identitario è stato completamente abbandonato, fino al recupero iniziato nel 2011: eppure, questo è uno dei più importanti monumenti che raccontano la nascita della nazione italiana, in cui la nostra regione giocò un ruolo centrale, ormai dimenticato dai più».

È un luogo che merita di essere conosciuto per il suo straordinario interesse storico, paesaggistico, archeologico e antropologico. «Vogliamo far capire l’importanza dell’Ossario incentivando le visite didattiche delle scolaresche e inserendoci in reti che favoriscano l’arrivo di visitatori: siamo entrati nel circuito del Fai (Fondo ambiente italiano) e delle Giornate europee del patrimonio; inoltre, il Ministero della Difesa ci ha inseriti nell’elenco dei sacrari miliari tutelari, erogando un contributo per coprire i costi di manutenzione ordinaria», fa sapere Eleonora Principe, consigliere comunale delegato alla promozione turistica, evidenziando l’incessante lavoro di semina.

All’orizzonte, c’è la possibilità di collaborare con i siti di San Martino e Solferino per definire un circuito unico, che avrebbe ricadute positive anche sul turismo dei Comuni coinvolti dalle battaglie e da quelli limitrofi. Tanto più che, a poca distanza, c’è il lago di Garda, con i suoi 25 milioni di presenze annue. «L’obiettivo alto è realizzare un progetto di museo diffuso del Risorgimento – conclude Luigi Martari, direttore della cooperativa sociale “I Piosi” –. Intanto, le prime ricadute positive di questo rilancio hanno permesso di assumere quattro giovani, che prestano servizio all’Ossario».

Il 24 giugno ci sarà l’inaugurazione dei nuovi spazi, che si possono già visitare dal martedì pomeriggio alla domenica, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30. Il biglietto d’ingresso costa 3 euro, ridotto a 2,50 euro per i bambini, over 65 e gruppi; possibili visite guidate con un supplemento di 2 euro. 

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