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Centenario della morte del cardinale Bartolomeo Bacilieri

di REDAZIONE

Fu vescovo di Verona dal 1900 al 1923; lo si ricorderà il 13 febbraio alle 18.30 in Cattedrale

Centenario della morte del cardinale Bartolomeo Bacilieri

di REDAZIONE

Il 14 febbraio 1923 si spegneva a 80 anni d'età, dopo una breve malattia, il cardinale veronese Bartolomeo Bacilieri (1842-1923), che fu vescovo coadiutore di Verona dal 1888 e poi successore sulla cattedra di san Zeno del cardinale Luigi di Canossa dal 1900 sino alla morte. Per ricordare il centenario della sua scomparsa, lunedì 13 febbraio alle 18.30 in Cattedrale il vescovo Domenico Pompili presiederà una Messa di suffragio.

Questo anniversario significativo offre l’occasione per ripercorrere la vita del porporato nato a Molina di Breonio il 28 marzo 1842. Stimato dal card. Canossa e dal rettore del Seminario don Dorigotti, ancor prima dell’ordinazione presbiterale fu mandato a Roma per studiare teologia all’Università Gregoriana. Alunno dell’Almo Collegio Capranica, venne ordinato sacerdote nella basilica di San Giovanni in Laterano il 27 dicembre 1864 e a fine luglio del 1867 conseguì la laurea.
Ritornato a Verona, gli venne affidata in Seminario la cattedra di Teologia dogmatica che tenne per 20 anni. Alla morte del rettore Dorigotti, il card. Canossa, d’accordo con insegnanti e superiori, pensò di nominare al suo posto il 31enne Bacilieri che si schermì e rifiutò. Ma cinque anni – e tre rettori – dopo, nel 1878, non poté più opporre un diniego e accettò. Come rettore coltivò la pietà e la disciplina dei seminaristi e dotò il Seminario di un valido corpo docente. Se nell’aspetto incuteva una certa soggezione, tuttavia mons. Bacilieri aveva un cuore grande. Per esempio, in occasione della piena dell’Adige del 1882 ospitò in Seminario quanti erano rimasti senza casa.
Nel 1888 il card. Canossa, già anziano e con problemi di salute, chiese a papa Leone XIII come coadiutore con diritto di successione il Bacilieriche il 1° giugno fu nominato vescovo titolare di Nissa. Era talmente umile che nel dare notizia ai seminaristi della sua nomina disse: «Temo che si stia per commettere uno sbaglio, perché nessuno conosce meglio di me la mia pochezza. Ad ogni modo sia fatta la volontà di Dio. Ma se i miei peccati ostacolassero il bene delle anime, supplicate il Signore che mi faccia morire».
Ricevuta l’ordinazione episcopale dal cardinale Mariano Rampolla del Tindaro – amico e compagno di studi all’Almo Collegio Capranica – il 10 giugno a Roma, per 12 anni, sino alla morte del Canossa (12 marzo 1900), unì all’incarico di rettore del Seminario quello di vescovo coadiutore. Scelse come motto episcopale “Sentire cum Ecclesia”, indicativo della sua fedeltà al Papa e alla Chiesa. Assunta la guida della diocesi alla morte del card. Canossa, otto giorni dopo Bacilieri inviò una lettera al clero e ai fedeli nella quale si appellava alla volonterosa cooperazione di tutti per un sereno e fecondo lavoro. Un invito al quale risposero positivamente anche le autorità civili. L’11 febbraio 1901 scrisse una lettera pastorale contro il socialismo che ebbe risonanza a livello nazionale.
Il 15 aprile Leone XIII lo creò cardinale col titolo di San Bartolomeo all’Isola. Il card. Bacilieri partecipò a tre conclaviche porteranno all’elezione al soglio pontificio di Pio X (1903), Benedetto XV (1914) e Pio XI (1922). Nel 1902 annunciò la visita pastorale alla diocesi che compì in una decina di anni. Ebbe a cuore in particolare la formazione del clero, che voleva esemplare per dottrina e santità di vita. 

Durante il suo ministero operarono in diocesi il beato don Giuseppe Baldo, il beato mons. Giuseppe Nascimbeni e san Giovanni Calabria. Diede forte impulso all’apostolato sociale mettendo in atto iniziative tese ad arginare il sempre più invasivo materialismo socialista. Erano tempi difficili. Basti pensare alla delibera dell’amministrazione socialista di Verona che il 3 ottobre 1907 sopprimeva l’insegnamento religioso in tutte le scuole elementari dipendenti dal Comune. Il Vescovo, dopo aver deplorato il gesto, spinse i parroci a istituire in ogni parrocchia una scuola di religione. L’anno dopo le Sorelle della Misericordia furono allontanate dall’Asilo Inabili.

Nelle campagne della Bassa le leghe rosse avanzavano minacciose con proclami contro la religione e la famiglia. Durante la Prima Guerra mondiale parte del Seminario venne adibita a ospedale della Croce Rossa e gran parte dei seminaristi e dei docenti fu chiamata alle armi. Il 1° agosto 1918 all’aeroporto militare di Villafranca il card. Bacilieri incontrò re Vittorio Emanuele III. Nel dopoguerra il porporato scaligero intervenne nuovamente sul tema della pace e chiese consiglio alla Segreteria di Stato vaticana sull’atteggiamento da assumere nei confronti del neonato Partito Popolare Italiano che a Verona si costituì il 25 gennaio 1919.

Attraverso il vicario generale mons. Pighi si pronunciò a più riprese sulle agitazioni agrarie nelle campagne e sostenne i circoli dell’Azione Cattolica. Inoltre ogni anno in occasione della Quaresima scriveva una lettera pastorale alla diocesi. La sua ultima ebbe come tema la pace di Cristo, quasi una risonanza dell’enciclica di Pio XI Ubi arcano Dei consilio, a rimarcare che una pace può essere duratura solo poggiando sull’insegnamento di Cristo. Sabato 10 febbraio 1923 aveva concesso udienza fino alle 13 senza dare segni di stanchezza. Dopo il pranzo si ritirò per il consueto riposo; alle 16 il segretario lo trovò a terra nella stanza da letto colpito da apoplessia. Non si riprese e morì il mercoledì seguente, 14 febbraio 1923. Il suo corpo venne tumulato in Cattedrale davanti al tornacoro.

Per approfondire la figura del porporato, segnaliamo il volume di Renato Manganotti, Il cardinale Bacilieri. Un grande vescovo di Verona edito nel 2014 da Gabrielli Editori e il profilo sul sito www.archiviostorico.diocesiverona.it.

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