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Un Grest speciale che insegna a camminare spediti nel mondo

Valorizza le abilità e punta all’autonomia il centro estivo organizzato al polo pastorale dall’associazione Ants per i disturbi dello spettro autistico

Parole chiave: Grest (5), Autismo (7), Ants onlus (2)
Un Grest speciale che insegna a camminare spediti nel mondo

«I genitori lasciano i ragazzi qui, all’ingresso». Temperatura da misurare, mani da igienizzare, mascherine da indossare. Si incamminano seguendo una striscia gialla sul pavimento: i più piccoli procedono con fare talvolta incerto, pensando alla mamma salutata un attimo prima sulla porta; i ragazzi più grandi, invece, imparano presto a muoversi speditamente.
Non è cosa da poco perché quelli che affrontano sono passi verso l’autonomia e l’indipendenza: un cammino di crescita e sviluppo delle competenze non sempre scontato per una persona con autismo. Il giusto contesto la onlus Ants per l’autismo l’ha trovato al polo pastorale “Giovanni Paolo II” che, fino al 14 agosto, ospita il centro estivo speciale RipartiAnts. Coi giusti accorgimenti e un’organizzazione che non lascia nessun dettaglio al caso, parte degli spazi interni ed esterni del complesso di via Bacilieri sono stati trasformati in luogo organizzato, affettuoso e tollerante ma insieme stimolante e animato da costante tensione abilitativa. E la sensazione di benessere ricercata si respira nell’aria.
«Per noi è la prima esperienza di questo tipo, con uno spazio che abbiamo potuto strutturare in base alle nostre necessità», esordisce Federica Costa, presidente di Ants. Per una famiglia che ha a carico un figlio con disturbo dello spettro autistico il tempo estivo è complicato dalla mancanza di supporto scolastico, terapeutico e occupazionale. «A maggior ragione con la chiusura anticipata delle scuole imposta dalla pandemia – incalza –. Nella quarantena molti ragazzi si sono trovati in difficoltà e hanno perso i progressi raggiunti nelle attività relazionali. Alcune famiglie sono entrate in crisi. Quest’anno dovevamo fare qualcosa...».
Alla buona volontà si sono sommate varie circostanze che hanno favorito la ripartenza: il finanziamento del Fondo assistenza tra il personale del gruppo Banco Popolare; la sensibilità della Diocesi di Verona; la collaborazione dell’Ulss 9 scaligera, che ha vidimato il protocollo Covid-19, e del Centro di riferimento regionale per l’autismo. Sinergia tradotta in progetto pilota unico nel territorio veronese che potrebbe diventare, in rete con altre associazioni, un modello da seguire.
«Queste sono le tre stanze per le attività di piccoli, medi e grandi suddivisi in gruppi con età che vanno dai 3 ai 19 anni. Ci sono una sala per relax e psicomotricità, aree del giardino sono allestite con tavoli e panche», spiega la referente organizzativa Silvia Perina, seguendo la linea gialla con cui la quarantina di partecipanti che si alternano al Grest hanno imparato a familiarizzare. Nel colore una mano tesa che accompagna al piano inferiore dove si svolgono laboratori e momenti ludico-ricreativi guidati da psicologi psicoterapeuti ed educatori col prezioso supporto dei volontari. La formazione è fondamentale, quanto conoscere caratteristiche, preferenze, difficoltà di bimbi e ragazzi per agevolare la comunicazione e agire in maniera mirata.
Fototessere appese sulle porte indicano chi è presente ai laboratori. Le immagini danno riferimenti precisi, sono importanti più delle parole, che faticano a essere afferrate. Per la stessa ragione, a identificare ogni spazio sono cartelli e simboli della comunicazione aumentativa che agevola chi non si esprime verbalmente. «Lo stimolo visivo permette alla persona con autismo di essere presente nella situazione. Perciò l’ambiente dev’essere chiaro ed essenziale», precisa la psicologa psicoterapeuta Sara Sabaini.
Nel salone dei piccoli ci sono l’angolo degli artisti in cui disegnare, il cerchio della musica dove ballare, la biblioteca per sfogliare libri, giocattoli: «Alternare il gioco libero a momenti pianificati e alla gestione delle relazioni consente ai bambini di interiorizzare una routine. Serve molta flessibilità e prestare attenzione ai bisogni. Vale pure per i genitori che magari hanno avuto da poco la diagnosi, sono disorientati e per la prima volta ci affidano il figlio».
Col crescere d’età, le abilità emergono: i ragazzi tra i 7 e i 13 anni si confrontano con esperimenti creativi, lavori di segreteria, giochi a coppie, sport. «L’obbiettivo è trovare il giusto equilibrio per far sì che tutti possano esprimersi. Le giornate che trascorrono qui devono essere orientate al benessere per far sperimentare il senso di competenza», rimarca. Infine i grandi si mettono alla prova nell’essere autonomi, cimentandosi tra falegnameria, assemblaggio e produzione di oggetti per il mercatino della onlus, mansioni d’ufficio. «Il coinvolgimento permette di conquistare l’autonomia e di allenare le competenze», chiosa. Si chiude così il cerchio della linea gialla, disegnando un percorso di crescita perché possano camminare nel mondo degli adulti. «Le trasformazioni che vediamo – conclude Sabaini – sono straordinarie». 

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