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Ormai pronti i vaccini: una sfida da non fallire

I vaccini anti-Covid ci sono e verranno distribuiti da gennaio. Tra un mese circa vaccinazioni anche in Italia: sono sicure ed efficaci

Parole chiave: Vaccino (6), Covid-19 (49), Pandemia (10), Sanità (17), Anziani (26), Linguista (1), Linguistica (1), Parlare (1), Lockdown (5)
Operatore sanitario bardato con falcone del vaccino in mano e simbolo di OK con l'altra

I vaccini ci sono; sono validi, efficaci, sicuri. Le vaccinazioni sono pertanto già iniziate in Gran Bretagna, Usa, Canada; a gennaio toccherà pure all’Unione Europea e all’Italia. La priorità verrà data agli operatori socio-sanitari (se si ammalano, addio ospedali e cure), quindi alle persone anziane. Ma ancora non è stato deciso nulla di preciso al riguardo. Speriamo che non si ripeta la disorganizzazione che abbiamo sperimentato con le vaccinazioni antinfluenzali, dove a mancare sono stati appunto i vaccini nonostante si sapesse da tempo che questo sarebbe stato un inverno speciale. Abbiamo poi intervistato una linguista che ci ha raccontato come questa pandemia ha influenzato – e influenzerà negli anni a venire – il nostro parlare. Con un sacco di termini nuovi o rispolverati, diventati patrimonio linguistico comune: da lockdown ad assembramenti.

(Foto Recstockfootage@123RF.com)

I vaccini anti-Covid ci sono e verranno distribuiti da gennaio 
Tra un mese circa vaccinazioni anche in Italia: sono sicure ed efficaci

«Dipendiamo tutti dalle decisioni dell’Ema (European Medicines Agency, ndr) che prevede di liberare il primo vaccino il 29 dicembre, facciamo il tifo perché questo accada e perché il secondo possa essere autorizzato il 12 gennaio. Se questo succederà, il vaccino inizierà ad essere somministrato in tutta Europa nello stesso giorno e realisticamente questo giorno sarà metà gennaio. Facciamo il tifo affinché la campagna vaccinale parta tra il 12 e 15 gennaio e qualche giorno prima sarà un giorno simbolico perché tutti i cittadini d’Europa iniziano a vaccinarsi. Partiremo con 300 punti di somministrazione, a regime saranno 1.500». Parola di Domenico Arcuri, che Giuseppe Conte ha nominato commissario straordinario alla campagna di vaccinazione anti-Covid.
Tocchiamo ferro. Arcuri è uomo carissimo al presidente del Consiglio, che lo ha nominato commissario straordinario praticamente a tutto. Non sempre con esiti felicissimi (reperimento mascherine, banchi a rotelle...). Ma il vaccino c’è, è già stato somministrato in Gran Bretagna, lo sarà a breve in Canada e poi negli Stati Uniti, insomma in tempi incredibilmente rapidi le grandi case farmaceutiche sono riuscite a produrre un antidoto al Covid.
È sicuro. È stato testato dagli enti nazionali regolatori dell’efficacia dei farmaci, la Mhra britannica e la Fda americana. Quest’ultima ha messo tutti i suoi dati in piazza, per fare chiarezza. In sintesi: i vaccini prodotti da Pfizer e BioNTech (e quello creato da Moderna è del tutto simile) sono estremamente efficaci e non hanno conseguenze negative. Sono validi e sicuri: sappiamo con certezza, viste le decine di migliaia di volontari da cui provengono questi dati, che il vaccino non provoca effetti avversi gravi di tipo acuto. E prima che sia somministrato in Europa, dovrà avere il via libera pure dell’Ema.
Sicuro e appunto efficace: a quattro mesi dalla somministrazione della seconda dose, il livello degli anticorpi neutralizzanti è ancora molto alto, quasi al massimo raggiunto, su tutti i pazienti caratterizzati. Ciò vuol dire che per un po’ staremo al sicuro, è certo che protegge dalla malattia sintomatica. Non lo farà per sempre, come nessun vaccino influenzale riesce a proteggerci per sempre dall’influenza. Vedremo.
Se ci protegge individualmente, bisogna però che protegga pure l’intera società, come fanno gli altri vaccini “storici”. E questo dipenderà da quante persone se lo faranno iniettare. Purtroppo pare che non siano pochi quelli che preferiscono prendersi il Covid piuttosto che il vaccino anti-Covid. E questo impedirebbe la cosiddetta immunità di gregge. Come fare dunque per far superare ritrosie immotivate ma soprattutto dannose per tutti? Un obbligo vaccinale?
Rimane la realtà, che velocemente imporrà la vaccinazione per tante vie traverse. Si pensi solo alle tante possibili limitazioni cui andrebbero incontro coloro che non si siano vaccinati: le compagnie aeree potrebbero non volerli, così come le palestre, le piscine, le scuole, gli ambulatori medici... In Italia non esiste la libertà di infettare le altre persone con virus dai possibili esiti mortali.
Chi verrà protetto anzitutto? Due categorie sociali saranno le prime destinatarie dei vaccini: gli operatori socio-sanitari (quanti problemi risolti se medici e infermieri non si infetteranno più!); gli anziani. Da che età, dipenderà anche dalla quantità di vaccini che arriverà inizialmente; dalla distribuzione (si spera meno fallimentare rispetto a quella del vaccino antinfluenzale); dalle modalità e dalla logistica di conservazione. Ci sarebbe un’altra categoria che ne dovrebbe beneficiare immediatamente: quella dei giovani con serie malattie “pregresse”: lunga aspettativa di vita se protetta dal Covid. E aggiungeremmo i docenti scolastici sempre in prima linea in tutti questi mesi, a cominciare da quelli di asili-nido, materne ed elementari.
Circolerà ancora il Covid? Sì, è un virus, impossibile abolirlo per decreto a livello mondiale. Tanto più che la vaccinazione di massa di 9 miliardi di esseri umani non si realizzerà in pochi mesi. E forse mai, visto che ancor oggi non riusciamo a vaccinare intere popolazioni contro morbi da noi tramontati da decenni.
Ci vorrà una campagna promozionale per le vaccinazioni? Servirà eccome, magari accompagnata da qualche gesto esemplare: immaginiamo ad esempio papa Francesco e Sergio Mattarella (che non sono solo due personaggi di enorme carisma, ma anche due persone anziane) che si vaccinano assieme. Mettiamoci poi pure Barbara d’Urso, e facciamo bingo.
Nicola Salvagnin

Il flop dell’antinfluenzale: poche dosi e farmacie lasciate quasi sguarnite 
Non sono arrivate le dosi richieste e il tempo giusto sta scadendo

Andrea Bellon x sito

In tempi non sospetti (era fine settembre) sulle pagine del nostro settimanale avevamo sottolineato quanto sarebbe stato importante, quest’anno, vaccinarsi contro l’influenza. Avrebbe permesso a categorie a rischio, operatori sanitari, anziani di tutelare meglio la salute dalle complicanze correlate all’influenza. E avrebbe fornito ai medici un’arma in più nella battaglia contro il Covid-19: virus insidioso che si può presentare con sintomi sovrapponibili a quelli influenzali.
Ad oggi basta scorrere i quotidiani nazionali per capire che la campagna vaccinale ha subìto delle battute d’arresto: difficoltà di reperimento e distribuzione a rilento; dosi che mancano per i soggetti considerati fragili, costretti a odissee infinite per restare magari senza iniezione; farmacie sguarnite che non possono distribuire l’antinfluenzale alla popolazione attiva. Nel Paese abituato a rimboccarsi le maniche per far fronte alle emergenze, la capacità di programmazione latita? È tutto dire con la campagna di vaccinazioni contro il nuovo Coronavirus alle porte...
Davvero coi quantitativi di antinfluenzale non ci si poteva organizzare meglio, vista la pandemia mondiale in corso? «Il problema è stato a monte», risponde Andrea Bellon, presidente dell’Unione regionale dei titolari di farmacia. «Avevamo l’aspettativa di ricevere un numero di vaccini quantomeno uguale al 2019: la Regione aveva accantonato per le farmacie 30mila pezzi, confidando di poterne aggiungere altri in seguito – spiega –. Purtroppo la multinazionale che si è aggiudicata la gara per far arrivare in Veneto un milione e 300mila pezzi, pre-acquistati l’estate scorsa, non sta consegnando i quantitativi previsti, forse per problemi di logistica o richieste ricevute da altri Paesi. Motivi che non conosciamo».
La Regione ha onorato l’impegno, senza integrazioni, ma solo nel canale delle farmacie le domande erano di 2-300mila pezzi. «Preso atto che il quantitativo per noi farmacisti era modesto e parte delle categorie a rischio rimaneva esclusa dalla vaccinazione, d’accordo con la Regione e a malincuore per i nostri utenti che pur attendendo il vaccino da fine agosto hanno reagito con senso di responsabilità, abbiamo destinato la nostra quota ai pazienti fragili», chiarisce il referente di Federfarma Veneto. Per la prima volta i camici bianchi non hanno distribuito l’antinfluenzale dai loro banconi.
Posto che si riesca a trovare ancora una dose, calcolando le settimane di immunizzazione e la previsione di picco a febbraio se non addirittura a marzo, si è ancora in tempo per vaccinarsi, rivolgendosi al proprio medico di medicina generale. «Statisticamente gli ultimi giorni utili scadevano la prima settimana di dicembre», chiarisce. Ci si preparava alle festività prevedendo arrivo del freddo e ritrovi familiari che favorivano la diffusione dell’influenza. Ragionando in questi termini, sarebbe tardi. «In realtà – conclude –, nelle prossime settimane i contatti tra persone saranno ridotti. Si nota già nelle farmacie che stanno vendendo pochi se non nessun prodotto per tosse, mal di gola, raffreddori. Indossare la mascherina protegge dal Covid-19 e da altri virus».
Marta Bicego

Ormai pronti i vaccini: una sfida da non fallire
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