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Rapporto Fuori Campo: la mappa MSF di migranti e rifugiati

È una mappatura della vulnerabilità e dell'emarginazione sociale cui sono costrette migliaia di uomini, donne e bambini che avrebbero diritto ad accoglienza e protezione  

Parole chiave: Migrazione (1), Msf (1), Diritti (2), Frontiere (2)
Rapporto Fuori Campo: la mappa MSF di migranti e rifugiati

Bloccati alle frontiere, in spazi tra città e aree rurali, senza avere accesso a beni essenziali e cure mediche di base. Vivono in condizioni di vita durissime migliaia di richiedenti asilo e rifugiati: pur essendo regolarmente presenti sul territorio italiano, sono vittime di un sistema di accoglienza inadeguato. A denunciare tale situazione è la seconda edizione di Fuori Campo, il rapporto stilato da Medici Senza Frontiere (MSF) dopo un lavoro di monitoraggio compiuto nel 2016-2017 in circa 50 insediamenti informali, per un totale di 10mila persone, in prevalenza richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale o umanitaria.
«È una triste mappatura della vulnerabilità e dell'emarginazione sociale cui sono costrette migliaia di uomini, donne e bambini che avrebbero diritto ad accoglienza e protezione mentre oggi non hanno nemmeno un riparo decoroso, cibo sufficiente, l’accesso a cure essenziali», dichiara il curatore della ricerca, Giuseppe De Mola. Evidenzia una situazione desolante, prosegue, «che non ha bisogno di strumentalizzazioni e inapplicabili slogan, ma di soluzioni reali, a partire da un più adeguato modello di accoglienza e da serie politiche di integrazione, a livello nazionale, regionale e locale».
La realtà è quella di una frammentazione degli insediamenti informali e della costituzione di piccoli gruppi di persone che vivono in luoghi sempre più marginali, che non riescono ad avere accesso non solo ai servizi socio-sanitari territoriali, ma ai beni più elementari come acqua, cibo, elettricità. Si tratta di persone provenienti dall’Africa sub-sahariana e dal Corno d’Africa; da Siria, Iraq, Pakistan, Afghanistan appena arrivati in Italia o presenti nel nostro Paese da anni, titolari di una forma di protezione internazionale o umanitaria. Persone che faticano a raggiungere un inserimento lavorativo e abitativo stabile. In alcuni siti, ci sono pure italiani a condividere le condizioni dei migranti.
«Molte delle attuali politiche locali, nazionali ed europee per la gestione della migrazione sono totalmente incentrate sul controllo dei flussi e la chiusura delle frontiere, alla proclamata ricerca di sicurezza, ma hanno come risultato diretto la creazione di vulnerabilità e marginalità sociale», chiosa Tommaso Fabbri, capo dei programmi MSF in Italia. «È ora di invertire la rotta e dare vita a politiche di accoglienza e integrazione strutturali e più umane: ne beneficerebbero, oltre che migranti e rifugiati, anche le comunità locali».  

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