Una giornata particolare
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Non è una barzelletta l’eroismo di molti carabinieri in varie occasioni

La giornata nazionale dell'Arma dei Carabinieri è il 5 giugno, data del decreto che nel 1920 concesse alla Bandiera dell'Arma la prima Medaglia d'Oro al Valor Militare per il comportamento tenuto dai Carabinieri nel corso della Prima Guerra Mondiale

Parole chiave: Arma dei Carabinieri (2), Giornata nazionale (4)
Non è una barzelletta l’eroismo di molti carabinieri in varie occasioni

“Cosa ci fa un carabiniere con un cucchiaio in mezzo a tanta gente? Si mescola tra la folla!”. È solo una delle tantissime – forse infinite – barzellette sugli uomini dell’Arma. Non si sa l’origine e il motivo di questa sorta di vero e proprio accanimento, consapevoli che persone che cadono in atteggiamenti goffi e in malintesi ce ne sono sempre e ovunque. Certo è pure che in più occasioni i carabinieri, anche attraverso i loro vertici, hanno dimostrato di saper stare al gioco, e non è da tutti! Potrebbe diventare un segno di intelligenza e attenzione da parte dei barzellettieri – più o meno bravi, improvvisati ed esasperanti – la scelta di una sorta di giorno sabbatico proprio da quelle con questo soggetto. La data più appropriata sarebbe sicuramente il 5 giugno che è già la giornata nazionale dell’Arma dei carabinieri. Il fatto di astenersi da queste barzellette in quel giorno aiuterebbe tutti a ricordare che la loro storia non è tutta da ridere. Non è stata, infatti, una barzelletta per loro – così come per milioni di altre persone – la Prima Guerra mondiale, quella che papa Benedetto XV nel 1917 definì “l’inutile strage”. Si calcola che morirono quasi 17 milioni di persone in tutto il mondo: poco meno di 7 milioni tra i civili, calcolando vittime di operazioni militari (quasi un milione) e per cause collaterali (epidemie, carestie, persecuzioni razziali, ecc.), mentre negli eserciti di varie nazioni del mondo si sono stimati quasi 10 milioni di morti e oltre 21 milioni di feriti, senza contare le migliaia che rimasero segnati da traumi psicologici che per la prima volta vennero evidenziati e studiati. L’Arma dei carabinieri pagò con 1.400 uccisi e 5mila feriti. D’altronde durante il conflitto furono assegnati loro svariati compiti: da quelli più legati alla sicurezza interna al combattimento in posizione di prima linea, passando per i posti di medicazione e quant’altro. Si distinsero nei combattimenti dell’Isonzo, del Carso, del Piave, sul Sabotino, sul San Michele e in particolare sulle pendici del Podgora; nel luglio 1915, infatti, su questa cima alta 240 metri battagliarono per aprire un varco verso Gorizia dando prova, stando alle successive parole del generale Emanuele Filiberto, duca d’Aosta, “della più grande tenacia, rimanendo saldi e impavidi sotto la furibonda tempesta nemica di ferro e di fuoco, decimati, ma non fiaccati”. Al termine della guerra, la bandiera dell’Arma fu insignita della prima medaglia d’oro al valor militare. La motivazione ufficiale diceva: “Rinnovellò le sue più fiere tradizioni con innumerevoli prove di tenace attaccamento al dovere e di fulgido eroismo, dando validissimo contributo alla radiosa vittoria delle armi d’Italia”. Era il 5 giugno 1920 e dall’anno successivo quella data è diventata la principale festa dell’Arma, tradizionalmente celebrata a Roma con il carosello storico dei carabinieri a rievocare le battaglie più importanti della loro storia. Ed è un giorno per ricordarci tutti che la guerra non è una barzelletta.

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