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Il vigile Giorgio appende la paletta al chiodo

Dopo anni di lavoro prima, di insegnamento alle giovani generazioni del codice della strada poi, l'ottantenne Giorgio Galetto chiude la sua esperienza di "servitore civico"

Parole chiave: Bovolone (2)
Il vigile Giorgio appende la paletta al chiodo

Non stacca più multe e non fischia più alle auto da più di 15 anni. Eppure, anche da pensionato, ha continuato ad insegnare l'educazione stradale ai più piccoli. Ora, però, per Giorgio Galetto, ottantenne ex comandante della polizia municipale di Bovolone, è giunto il momento definitivo di "appendere" la paletta al chiodo. In questi giorni, infatti, l'ex responsabile dei vigili urbani cittadini ha deciso di congedarsi dall'insegnamento del codice della strada agli alunni delle scuole elementari locali. Attività iniziata da Galetto quando indossava la divisa da agente municipale e che lo stesso ha voluto continuare dopo aver lasciato il comando del corpo di polizia locale bovolonese nel 2002. Pertanto, accanto agli ultimi attestati di frequenza, l'ex comandante della polizia locale ha deciso, in questi giorni, di distribuire ai giovanissimi partecipanti dei suoi corsi una lettera in cui riassume gli ultimi 48 anni da "maestro di educazione stradale". L'ex capo dei vigili ha inviato una copia della missiva al sindaco Emilietto Mirandola, alla Giunta e ai consiglieri comunali. Galetto ha calcolato che in quasi mezzo secolo «sono stati circa settemila gli alunni coinvolti nei corsi di educazione stradale. Con loro, quindi, ho trascorso duemila ore, pari a più di 400 giorni passati in classe». L'ex vigile rimarca: «Ho lavorato quasi esclusivamente con gli alunni delle scuole elementari. Gli studenti delle medie li ho seguiti solo per un breve periodo, quando era entrato in vigore il patentino per guidare il ciclomotore». Quindi, Galetto ripercorre la sua esperienza di educatore: «Tutto iniziò negli anni Settanta, quando da vigile urbano iniziai a recarmi nelle scuole della città per insegnare l'educazione stradale. Bovolone, pur essendo un Comune di grandi dimensioni, all'epoca aveva una viabilità problematica ed i servizi affidati alla polizia municipale richiedevano grande impegno. Riuscii quindi a varare un piano per il traffico, realizzato attraverso ordinanze che prevedevano l'installazione della relativa segnaletica». Collocati i segnali lungo strade e piazze, occorreva farli conoscere ai bovolonesi, a cominciare da quelli più giovani. «Così – continua Galetto – iniziò la mia collaborazione con la scuola primaria. Con la mia divisa nuova ed il cappello d'ordinanza in testa, bussai alla porta della prima A. La maestra mi fece entrare e mi presentò brevemente ai ragazzi. Seguì uno strano silenzio, mentre occhi curiosi mi fissavano, mettendomi a disagio. Non so bene da dove mi venne l'ispirazione: decisi di togliermi il cappello e di posarlo sulla testolina di un bimbo della prima fila: l'aula si riempì di sorrisi alla vista del compagno con quel berretto che arrivava a coprirgli le orecchie. Ero stato accolto nel loro mondo e, mentre il berretto bianco fluttuava di testolina in testolina per tutta l'aula, ebbi la certezza di fare parte del loro gruppo».  Da quell'esperienza, e dalle domande emerse proprio dai ragazzi, Galetto creò anche un volumetto, intitolato Camminare con le formiche.

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