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Lazise, i butei delle scolète 50 anni dopo

Un interessante ritrovo a Lazise tra alunni d'altri tempi

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Lazise, i butei delle scolète 50 anni dopo

Era l’estate del 1967, metà giugno. Gli alunni di prima, terza e quarta elementare avevano già finito i loro impegni scolastici, mentre quelli di seconda e quinta stavano ancora sostenendo gli esami. Sì, perché all’epoca c’era una prova di passaggio anche in seconda elementare per poter passare alla terza classe». Ricordi, ricordi di alunni di una scuola di campagna, sulla strada che da Lazise porta verso Bussolengo e poi alla città. Le scoléte de Saline veniva chiamato in dialetto quel piccolo edificio scolastico che, proprio da dopo quell’estate del ‘67, non c’è più, ma che è rimasto nel cuore di tanti alunni e insegnanti. Tanto che il 25 aprile è stata organizzata una rimpatriata per tutti gli ex scolari e per i maestri che lì hanno prestato il loro servizio educativo. Prima la Messa nella chiesetta della Madonna della Neve a Colà e poi un grande pranzo conviviale. «Per noi la scuola di Saline è stata certamente un luogo di istruzione, ma non solo – racconta Luciano Modena, uno degli organizzatori dell’evento –; ha rappresentato anche un punto di incontro, di gioco e di famigliarità. Eravamo tutti bambini nati in campagna, con pochi mezzi a disposizione e che conducevano la tipica vita delle famiglie agricole venete della seconda metà del Novecento. Portarsi a casa una buona istruzione non era così scontato: molti di noi sono andati a scuola solo il tempo necessario per imparare a leggere e a scrivere e poi hanno incominciato a lavorare, per contribuire a sbarcare il lunario in casa». Una condizione che, nonostante un sentimento di dignità diffuso, spesso non poteva rimanere nascosta e che passava attraverso i vestiti rammendati e le scarpe infangate, o raffazzonate alla bell’e meglio. «Gli insegnanti – prosegue Modena – non si stupivano se andavamo in classe con le scarpe impantanate o con i vestiti sgualciti: era così per quasi tutti, era la vita del mondo contadino di allora e questo loro modo di fare ci ha resi nei loro confronti ancor più riconoscenti». Quegli stessi insegnanti, quelli ancora in vita, erano presenti anche loro nei banchi della chiesetta della Madonna della Neve: il maestro Norberto Masi, il maestro Renzo Bacilieri e “la maestra” per antonomasia, Anna Maria Azzali. Classe 1925, la maestra Anna si è presentata ancora lucida ed entusiasta per questa iniziativa. «Questa bella adunata mi ricorda i tempi della mia giovinezza, quando mi recavo in località Saline in bicicletta. Ero appena diplomata, avevo meno di vent’anni e sono partita subito con una pluriclasse: prima, seconda, terza e quarta tutte insieme, per un totale di più di quaranta ragazzi». Ricorda Maria Lina Baroni, anche lei ex alunna de la scoléta: «C’erano solo tre classi a Saline, ai miei tempi. Per la quarta e la quinta si doveva andare nel capoluogo, in centro storico a Lazise. Dopo il 1945 don Luigi Prina volle istruire a Saline la scuola serale e fu un successo. Fino agli anni ‘60 fu gestita da Masi e Bacilieri. Ho visto la maestra Azzali veramente commossa e felice oggi. Me la ricordo ancora che veniva a scuola in bici... ». Emerge l’immagine di una scuola molto diversa da quella di oggi, fatta di scarpe con la suola di legno e cartelle di cartone, ma anche di cameratismo e legami fortissimi, molti dei quali durano ancora oggi. «Per questo c’è ancora tanta voglia di ritrovarsi – afferma Augusto Modena –. Ci pensavamo da anni a mettere in piedi questa rimpatriata per ricordare i bei tempi della scuola e per raccoglierci ancora attorno ai nostri maestri. Se ora, dopo mezzo secolo dalla chiusura definitiva delle scuole di località Saline, siamo intervenuti in così tanti, significa che quel luogo ha rivestito un ruolo importante nella nostra vita, che ci ha insegnato qualcosa che va ben al di là di leggere, scrivere e far di conto». 

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