Un libro, anche di piccola mole, è sempre il risultato di un lavoro a più mani. Riprendo queste conclusioni dall’esperienza di trasformare una serie di articoli nel piccolo libro Ex cathedra che porta il titolo della rubrica
Nella edizione einaudiana del 1971 della Antologia di Spoon River, diventata ormai un classico, sulla quarta di copertina viene riportato un passo dal capitolo che Cesare Pavese (1908-1950) nella raccolta La letteratura americana e altri saggi (Einaudi 1962) dedica all’autore Edgar Lee Masters (Garnett, 23 agosto 1868 – Melrose Park, 5 marzo 1950).
Dino Coltro (1929-2009) l’ho incontrato quasi trent’anni fa, nel 1992. Gli telefonai per un’intervista, ero agli inizi, e mi rispose molto cordialmente invitandomi a casa sua, a San Giovanni Lupatoto...
L’amico Bepo Merlin, sull’onda di una sua rassegna personale di “amici e maestri” in cui allinea don Gino Oliosi, don Lino Beghini, don Giovanni Giusti e il professor Emilio Butturini («Direte: ma sono quasi tutti preti! Ho avuto la fortuna di trovare molte brave persone!») mi spinge a ricordare una stagione straordinaria che negli anni ’70 ebbe come scenario la casa dell’Azione Cattolica a San Giovanni in Loffa.
Dalla fine degli anni ’70 in poi, nella provincia di Verona pullulavano i concorsi di poesia dialettale. Organizzati da comitati, associazioni culturali, parrocchie e circoli ricreativi avevano dato luogo ad un fecondo scambio di relazioni fra poeti e poetesse in lingua e in vernacolo...
Scrivo queste note con un grave senso di afflizione, avendo trascorso tutta la vita nelle Istituzioni. Una caserma sequestrata, per quanto l’effetto possa essere attenuato, è un macigno sulla strada della credibilità dell’Arma...
“Infandum regina iubes renovare dolorem” (Virgilio, Eneide, II,3, Einaudi, 1991) (“Regina, mi comandi di rinnovare un dolore che le parole non riescono ad esprimere”, traduzione mia): comincia così il celeberrimo secondo libro dell’Eneide di Virgilio, quando Enea, arrivato sulle coste dell’Africa, dopo una violenta tempesta, è accolto con i suoi dalla regina Didone, in nome della legge dell’ospitalità, sacra nel mondo antico, secondo cui lo straniero è prezioso dono degli dei...
C’è un giorno di maggio del 1978 scolpito nella mia memoria: la prima volta che entrai in una classe, ma dall’altra parte. Avevo appena finito l’università a Padova e mi arrivò inaspettatamente una chiamata da San Pietro in Cariano, dove era iniziato da qualche tempo l’Istituto tecnico commerciale, allora “sede staccata” del Bolisani di Isola della Scala...
All’apparire del contagio del Coronavirus in molti si sono ricordati dei testi che in queste circostanze danno una possibilità di lettura del fenomeno proiettandolo in una dimensione che abbracci il tempo della storia, ma non se ne lasci imprigionare del tutto.
Avevamo cercato di ragionare, nella precedente puntata di Ex cathedra, sulle conseguenze della peste, sui costumi ordinari della gente e sulla necessità che la società umana trovi un punto di raccordo tra morti e vivi nell’idea di un punto fisso, fisico, riconoscibile, che possa fungere da medium storico e anche psicologico nel momento dell’elaborazione del lutto...
È già entrata nella memoria collettiva la foto della colonna di camion militari che esce da Bergamo per dirigersi in altre città vicine portando le bare dei morti per Coronavirus che i locali impianti di cremazione non riescono più ad accogliere. In tempi di pestilenza non si riesce ad avere cura dei morti...
Un libro, anche di piccola mole, è sempre il risultato di un lavoro a più mani. Riprendo queste conclusioni dall’esperienza di trasformare una serie di articoli nel piccolo libro Ex cathedra che porta il titolo della rubrica
Nella edizione einaudiana del 1971 della Antologia di Spoon River, diventata ormai un classico, sulla quarta di copertina viene riportato un passo dal capitolo che Cesare Pavese (1908-1950) nella raccolta La letteratura americana e altri saggi (Einaudi 1962) dedica all’autore Edgar Lee Masters (Garnett, 23 agosto 1868 – Melrose Park, 5 marzo 1950).
Dino Coltro (1929-2009) l’ho incontrato quasi trent’anni fa, nel 1992. Gli telefonai per un’intervista, ero agli inizi, e mi rispose molto cordialmente invitandomi a casa sua, a San Giovanni Lupatoto...
L’amico Bepo Merlin, sull’onda di una sua rassegna personale di “amici e maestri” in cui allinea don Gino Oliosi, don Lino Beghini, don Giovanni Giusti e il professor Emilio Butturini («Direte: ma sono quasi tutti preti! Ho avuto la fortuna di trovare molte brave persone!») mi spinge a ricordare una stagione straordinaria che negli anni ’70 ebbe come scenario la casa dell’Azione Cattolica a San Giovanni in Loffa.
Dalla fine degli anni ’70 in poi, nella provincia di Verona pullulavano i concorsi di poesia dialettale. Organizzati da comitati, associazioni culturali, parrocchie e circoli ricreativi avevano dato luogo ad un fecondo scambio di relazioni fra poeti e poetesse in lingua e in vernacolo...
Scrivo queste note con un grave senso di afflizione, avendo trascorso tutta la vita nelle Istituzioni. Una caserma sequestrata, per quanto l’effetto possa essere attenuato, è un macigno sulla strada della credibilità dell’Arma...
“Infandum regina iubes renovare dolorem” (Virgilio, Eneide, II,3, Einaudi, 1991) (“Regina, mi comandi di rinnovare un dolore che le parole non riescono ad esprimere”, traduzione mia): comincia così il celeberrimo secondo libro dell’Eneide di Virgilio, quando Enea, arrivato sulle coste dell’Africa, dopo una violenta tempesta, è accolto con i suoi dalla regina Didone, in nome della legge dell’ospitalità, sacra nel mondo antico, secondo cui lo straniero è prezioso dono degli dei...
C’è un giorno di maggio del 1978 scolpito nella mia memoria: la prima volta che entrai in una classe, ma dall’altra parte. Avevo appena finito l’università a Padova e mi arrivò inaspettatamente una chiamata da San Pietro in Cariano, dove era iniziato da qualche tempo l’Istituto tecnico commerciale, allora “sede staccata” del Bolisani di Isola della Scala...
All’apparire del contagio del Coronavirus in molti si sono ricordati dei testi che in queste circostanze danno una possibilità di lettura del fenomeno proiettandolo in una dimensione che abbracci il tempo della storia, ma non se ne lasci imprigionare del tutto.
Avevamo cercato di ragionare, nella precedente puntata di Ex cathedra, sulle conseguenze della peste, sui costumi ordinari della gente e sulla necessità che la società umana trovi un punto di raccordo tra morti e vivi nell’idea di un punto fisso, fisico, riconoscibile, che possa fungere da medium storico e anche psicologico nel momento dell’elaborazione del lutto...
È già entrata nella memoria collettiva la foto della colonna di camion militari che esce da Bergamo per dirigersi in altre città vicine portando le bare dei morti per Coronavirus che i locali impianti di cremazione non riescono più ad accogliere. In tempi di pestilenza non si riesce ad avere cura dei morti...
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