Nel 150° anniversario della morte di Alessandro Manzoni (Milano 1785-1873) sono uscite molte opere che hanno segnato una forte ripresa di interesse sull’autore dei Promessi sposi con una serie di articoli, libri e interventi che sottolineano il carattere fondamentale della sua opera...
Ci sono date scolpite nella memoria collettiva, giorni in cui ognuno ricorda dov’era. Dal 16 marzo 1978, data del rapimento di Aldo Moro, sono passati 43 lunghi anni nel corso dei quali l’Italia e il mondo sono cambiati inesorabilmente...
Siamo nel 1916, secondo anno di guerra per l’Italia. Giuseppe Ungaretti (Alessandria d’Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 1º giugno 1970), partito volontario, viene impiegato come fante sul Carso
Per molti anni la conclusione dell’anno scolastico, in tutte le quinte che ho attraversato, l’ho affidata ad una poesia dedicata alle “bambine che verranno”. Ricordo sempre lo sconcerto delle mie allieve (e dei miei allievi) che cominciavano a chiedersi: «Come mai?»; «Ma perché?»; «E adesso cosa succede?».
Nella edizione einaudiana del 1971 della Antologia di Spoon River, diventata ormai un classico, sulla quarta di copertina viene riportato un passo dal capitolo che Cesare Pavese (1908-1950) nella raccolta La letteratura americana e altri saggi (Einaudi 1962) dedica all’autore Edgar Lee Masters (Garnett, 23 agosto 1868 – Melrose Park, 5 marzo 1950).
Era cominciato bene il 2020, ricco di speranze e di progetti. Eravamo stati in America, a Los Angeles, dove ha scelto di stabilirsi nostro figlio Guido con Kelly, per la nascita della nostra prima nipotina Yuna Theresa e in quel mese avevamo fatto i nonni ripassando le età della nostra vita insieme...
A volte mi sorprendo a guardare i manifesti dei complessi degli anni ’60, la fissità degli sguardi di quei ragazzi che avevano imbracciato la chitarra, anche se pochi la sapevano suonare veramente...
Dino Coltro (1929-2009) l’ho incontrato quasi trent’anni fa, nel 1992. Gli telefonai per un’intervista, ero agli inizi, e mi rispose molto cordialmente invitandomi a casa sua, a San Giovanni Lupatoto...
Nel suo libro più famoso, Libera nos a Malo (Feltrinelli, 1963), Luigi Meneghello (Malo 1922-Thiene 2007), mette al centro della sua riflessione la dimensione linguistica del dialetto
Sale non ancora rimodernate, seggiole pieghevoli di legno, scricchiolii degli immancabili ritardatari, sempre i soliti. Lo schermo fatto con un lenzuolo, il diffusore audio, la cabina e il rollio della macchina a carboni... Per decenni l’incontro col cinema è stato questo, prima dell’audio surround, delle poltroncine anatomiche, dei posti fissi, delle multisale con pochi spettatori per sala. Due modi di andare al cinema, di concepire il cinema.
L’amico Bepo Merlin, sull’onda di una sua rassegna personale di “amici e maestri” in cui allinea don Gino Oliosi, don Lino Beghini, don Giovanni Giusti e il professor Emilio Butturini («Direte: ma sono quasi tutti preti! Ho avuto la fortuna di trovare molte brave persone!») mi spinge a ricordare una stagione straordinaria che negli anni ’70 ebbe come scenario la casa dell’Azione Cattolica a San Giovanni in Loffa.
Dalla fine degli anni ’70 in poi, nella provincia di Verona pullulavano i concorsi di poesia dialettale. Organizzati da comitati, associazioni culturali, parrocchie e circoli ricreativi avevano dato luogo ad un fecondo scambio di relazioni fra poeti e poetesse in lingua e in vernacolo...
Scrivo queste note con un grave senso di afflizione, avendo trascorso tutta la vita nelle Istituzioni. Una caserma sequestrata, per quanto l’effetto possa essere attenuato, è un macigno sulla strada della credibilità dell’Arma...
Ci sono date o eventi, grandi e piccoli, che cambiano la vita. Nel mio piccolo è capitato quasi 30 anni fa, nel giugno del 1991, quando per un caso fortuito (o provvidenziale?) sono entrato nella famiglia di Verona Fedele, di cui sono, al momento, uno dei corrispondenti con la maggiore anzianità di servizio...
Nell’area triestina, così apparentemente lontana, eppure profondamente intrisa di un’italianità aperta al contatto col resto d’Europa, vi sono tre figure che hanno testimoniato fino in fondo questa appartenenza in un intreccio di amicizie, studi, ideali vissuti e pagati a caro prezzo...
Uno nella vita deve fare i conti con molti padri. C’è il papà che ci ha dato la vita e che fortunatamente, come nel mio caso, coincide perfettamente con l’idea di padre premuroso, sollecito, rispettoso della libertà di crescere dei figli, aperto ad una confidenza intima in uno scambio di affetto infinito, che continua anche ora, a quasi trent’anni dalla sua scomparsa...
Molti anni fa cominciai a scrivere a Mario Rigoni Stern (Asiago 1921-2008). Lo avevo letto tardi, ma ero rimasto affascinato dal suo primo famosissimo racconto...
“Infandum regina iubes renovare dolorem” (Virgilio, Eneide, II,3, Einaudi, 1991) (“Regina, mi comandi di rinnovare un dolore che le parole non riescono ad esprimere”, traduzione mia): comincia così il celeberrimo secondo libro dell’Eneide di Virgilio, quando Enea, arrivato sulle coste dell’Africa, dopo una violenta tempesta, è accolto con i suoi dalla regina Didone, in nome della legge dell’ospitalità, sacra nel mondo antico, secondo cui lo straniero è prezioso dono degli dei...
Non sempre gli autori riescono a trarre il giusto profitto dalle loro opere. Anche Alessandro Manzoni, prima che in Italia venisse introdotta la legge sul diritto d’autore, dovette difendersi, ma fu una battaglia perduta, dalle copie pirata del Romanzo...
Nel bel mezzo del secondo Ottocento, a Italia riunificata, bisognava affrontare il problema di “fare gli italiani”, come disse Massimo D’Azeglio. Una situazione da far rabbrividire perché gli italiani non esistevano: c’erano regioni con lingue, monete, governi, economie, situazioni diversissime tra loro...
C’è un giorno di maggio del 1978 scolpito nella mia memoria: la prima volta che entrai in una classe, ma dall’altra parte. Avevo appena finito l’università a Padova e mi arrivò inaspettatamente una chiamata da San Pietro in Cariano, dove era iniziato da qualche tempo l’Istituto tecnico commerciale, allora “sede staccata” del Bolisani di Isola della Scala...
Viva la scuola! Un ambiente che ho amato e vissuto per quarant’anni, che ho visto cambiare costantemente e adattarsi ai tempi con una flessibilità straordinaria, al di fuori e al di là delle circolari ministeriali...
Ci sono date scolpite nella memoria collettiva, giorni in cui ognuno ricorda dov’era. Dal 16 marzo 1978, data del rapimento di Aldo Moro, sono passati 43 lunghi anni nel corso dei quali l’Italia e il mondo sono cambiati inesorabilmente...
Siamo nel 1916, secondo anno di guerra per l’Italia. Giuseppe Ungaretti (Alessandria d’Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 1º giugno 1970), partito volontario, viene impiegato come fante sul Carso
Per molti anni la conclusione dell’anno scolastico, in tutte le quinte che ho attraversato, l’ho affidata ad una poesia dedicata alle “bambine che verranno”. Ricordo sempre lo sconcerto delle mie allieve (e dei miei allievi) che cominciavano a chiedersi: «Come mai?»; «Ma perché?»; «E adesso cosa succede?».
Nella edizione einaudiana del 1971 della Antologia di Spoon River, diventata ormai un classico, sulla quarta di copertina viene riportato un passo dal capitolo che Cesare Pavese (1908-1950) nella raccolta La letteratura americana e altri saggi (Einaudi 1962) dedica all’autore Edgar Lee Masters (Garnett, 23 agosto 1868 – Melrose Park, 5 marzo 1950).
Era cominciato bene il 2020, ricco di speranze e di progetti. Eravamo stati in America, a Los Angeles, dove ha scelto di stabilirsi nostro figlio Guido con Kelly, per la nascita della nostra prima nipotina Yuna Theresa e in quel mese avevamo fatto i nonni ripassando le età della nostra vita insieme...
A volte mi sorprendo a guardare i manifesti dei complessi degli anni ’60, la fissità degli sguardi di quei ragazzi che avevano imbracciato la chitarra, anche se pochi la sapevano suonare veramente...
Dino Coltro (1929-2009) l’ho incontrato quasi trent’anni fa, nel 1992. Gli telefonai per un’intervista, ero agli inizi, e mi rispose molto cordialmente invitandomi a casa sua, a San Giovanni Lupatoto...
Nel suo libro più famoso, Libera nos a Malo (Feltrinelli, 1963), Luigi Meneghello (Malo 1922-Thiene 2007), mette al centro della sua riflessione la dimensione linguistica del dialetto
Sale non ancora rimodernate, seggiole pieghevoli di legno, scricchiolii degli immancabili ritardatari, sempre i soliti. Lo schermo fatto con un lenzuolo, il diffusore audio, la cabina e il rollio della macchina a carboni... Per decenni l’incontro col cinema è stato questo, prima dell’audio surround, delle poltroncine anatomiche, dei posti fissi, delle multisale con pochi spettatori per sala. Due modi di andare al cinema, di concepire il cinema.
L’amico Bepo Merlin, sull’onda di una sua rassegna personale di “amici e maestri” in cui allinea don Gino Oliosi, don Lino Beghini, don Giovanni Giusti e il professor Emilio Butturini («Direte: ma sono quasi tutti preti! Ho avuto la fortuna di trovare molte brave persone!») mi spinge a ricordare una stagione straordinaria che negli anni ’70 ebbe come scenario la casa dell’Azione Cattolica a San Giovanni in Loffa.
Dalla fine degli anni ’70 in poi, nella provincia di Verona pullulavano i concorsi di poesia dialettale. Organizzati da comitati, associazioni culturali, parrocchie e circoli ricreativi avevano dato luogo ad un fecondo scambio di relazioni fra poeti e poetesse in lingua e in vernacolo...
Scrivo queste note con un grave senso di afflizione, avendo trascorso tutta la vita nelle Istituzioni. Una caserma sequestrata, per quanto l’effetto possa essere attenuato, è un macigno sulla strada della credibilità dell’Arma...
Ci sono date o eventi, grandi e piccoli, che cambiano la vita. Nel mio piccolo è capitato quasi 30 anni fa, nel giugno del 1991, quando per un caso fortuito (o provvidenziale?) sono entrato nella famiglia di Verona Fedele, di cui sono, al momento, uno dei corrispondenti con la maggiore anzianità di servizio...
Nell’area triestina, così apparentemente lontana, eppure profondamente intrisa di un’italianità aperta al contatto col resto d’Europa, vi sono tre figure che hanno testimoniato fino in fondo questa appartenenza in un intreccio di amicizie, studi, ideali vissuti e pagati a caro prezzo...
Uno nella vita deve fare i conti con molti padri. C’è il papà che ci ha dato la vita e che fortunatamente, come nel mio caso, coincide perfettamente con l’idea di padre premuroso, sollecito, rispettoso della libertà di crescere dei figli, aperto ad una confidenza intima in uno scambio di affetto infinito, che continua anche ora, a quasi trent’anni dalla sua scomparsa...
Molti anni fa cominciai a scrivere a Mario Rigoni Stern (Asiago 1921-2008). Lo avevo letto tardi, ma ero rimasto affascinato dal suo primo famosissimo racconto...
“Infandum regina iubes renovare dolorem” (Virgilio, Eneide, II,3, Einaudi, 1991) (“Regina, mi comandi di rinnovare un dolore che le parole non riescono ad esprimere”, traduzione mia): comincia così il celeberrimo secondo libro dell’Eneide di Virgilio, quando Enea, arrivato sulle coste dell’Africa, dopo una violenta tempesta, è accolto con i suoi dalla regina Didone, in nome della legge dell’ospitalità, sacra nel mondo antico, secondo cui lo straniero è prezioso dono degli dei...
Non sempre gli autori riescono a trarre il giusto profitto dalle loro opere. Anche Alessandro Manzoni, prima che in Italia venisse introdotta la legge sul diritto d’autore, dovette difendersi, ma fu una battaglia perduta, dalle copie pirata del Romanzo...
Nel bel mezzo del secondo Ottocento, a Italia riunificata, bisognava affrontare il problema di “fare gli italiani”, come disse Massimo D’Azeglio. Una situazione da far rabbrividire perché gli italiani non esistevano: c’erano regioni con lingue, monete, governi, economie, situazioni diversissime tra loro...
C’è un giorno di maggio del 1978 scolpito nella mia memoria: la prima volta che entrai in una classe, ma dall’altra parte. Avevo appena finito l’università a Padova e mi arrivò inaspettatamente una chiamata da San Pietro in Cariano, dove era iniziato da qualche tempo l’Istituto tecnico commerciale, allora “sede staccata” del Bolisani di Isola della Scala...
Viva la scuola! Un ambiente che ho amato e vissuto per quarant’anni, che ho visto cambiare costantemente e adattarsi ai tempi con una flessibilità straordinaria, al di fuori e al di là delle circolari ministeriali...
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