Già da tempo qualche amico mi suggeriva di chiedere una udienza a papa Leone XIV per presentargli i miei 10 libri su sant’Agostino: La comunione ecclesiale in Sant’Agostino, Il travaglio della verità in Sant’Agostino, Le Confessioni, La Città di Dio, La Trinità, I Discorsi, Il Commento ai Salmi, I Trattati sul Vangelo e la prima Lettera di San Giovanni, Il Mistero della bellezza in Sant’Agostino, Gli aforismi di Sant’Agostino. Mi sono lasciato persuadere. Con un po’ di audacia ho inviato un messaggio alla Prefettura della Casa pontificia agli inizi di ottobre. A metà dicembre mi arriva l’ok per giovedì 29 gennaio 2026, alle ore 10. La fraterna benevolenza del vescovo Domenico mi ha concesso per un giorno e mezzo di poter fruire di don Nicola Moratello come accompagnatore affidabile in tutto. Il 28 pomeriggio, in macchina partiamo per Roma. Pernottiamo dalle Piccole Suore della Sacra Famiglia. Il mattino del 29, alle 9 eravamo giù sul posto: seconda loggia del cortile San Damaso del Palazzo Apostolico. Veniamo introdotti nella biblioteca papale con un lieve ritardo. Prima di entrare chiedo quanto tempo avevo a disposizione: «Mezz’ora!», fu la risposta. Incredibile. Mi sarei accontentato di 10 minuti. Si apre la porta. Papa Leone mi viene incontro. Mi stringe la mano. Con un sorriso tenerissimo. E mi sussurra: «Benvenuto!». Seguono le foto di circostanza. Poi rimaniamo soli. Uno di fronte all’altro. Non indugio in tanti convenevoli. Vengo al sodo. Gli squaderno rapidamente la serie di persone che mi avevano raccomandato di dire al Papa che gli vogliono bene e che pregano per lui.
È il momento della confidenza. Gli dico: «Santo Padre, da più di 50 anni anch’io sono un agostiniano! Senza saio!». Con un moto rapido delle sopracciglia, accenna ad un senso di sorpresa. Gli spiego come, dopo essere stato introdotto, ancor giovane prete, nella passione per sant’Agostino dal mio padre spirituale, mons. Luigi Bosio, ora venerabile, all’Università di Padova, dove ero studente in Lettere classiche, chiesi al docente di Antichità cristiane una possibile tesi su sant’Agostino. Ne fu felice. Stava assegnando alcune tesi sulle Sedi apostoliche nei Padri della Chiesa. A me fu affidata la tesi: Le Sedi apostoliche in Sant’Agostino. Di lì iniziò la mia provvidenziale avventura con il grandissimo Padre della Chiesa, che mi ha sempre guidato come eccezionale compagno di viaggio spirituale e pastorale per gli anni successivi, soprattutto in quelli dell’episcopato. Ho raccontato al Papa di aver letto molte opere di sant’Agostino e di essermene sempre più appassionato. Finché, ritornato nella mia Diocesi nativa come Vescovo, a Verona appunto, mi è balenata l’idea di rendere partecipi soprattutto i miei preti, le monache di clausura ed altri interessati, della passione che avevo per sant’Agostino. Così iniziò la serie di pubblicazioni sulle sue opere, a forma di antologie, rese possibili dai ritagli di tempo che, senza disperdermi in oziosità, mi sono imposto.
Tutto qui? C’è dell’altro da raccontare dell’incontro con papa Leone. Mentre mi aprivo alla confidenza, io lo guardavo negli occhi. E lui guardava me. Non solo mi lasciava parlare, con la mente rivolta altrove. Mi ascoltava davvero! Tant’è vero che, terminato il mio primo round, ha ripreso il discorso. Con parole misurate, che calzavano a pennello. Mi permetto di osservare: «Santo Padre, negli ultimi decenni abbiamo avuto tutti Papi giusti al tempo giusto. Siamo convinti che vostra Santità sia il Papa giusto per i nostri tempi». Si fa serio, mi guarda e con voce sommessa, come era costume in sant’Agostino, mai roboante: «Io non so perché il Signore abbia scelto me come Papa. Forse proprio perché agostiniano!». Non posso non riconfermare la sua intuizione: «Santo Padre, ho l’impressione che il nostro tempo abbia bisogno proprio di ispirarsi ai grandi e intramontabili insegnamenti di sant’Agostino».
Non mi sono azzardato ad elencarli a un agostiniano doc qual è papa Leone. Ma per i nostri lettori mi permetto di segnalarne almeno alcuni, dei quali la nostra Chiesa e l’umanità intera hanno estrema ed urgente necessità: la centralità di Gesù Cristo, Salvatore e Signore, rivelatore del Mistero trinitario; la Vergine Maria come “cooperatrice” alla sua opera di salvezza; l’annuncio della Parola di Dio; la celebrazione dei Sacramenti, a partire dal Battesimo e dall’Eucaristia; il ministero dei vescovi; la funzione sacerdotale, profetica e regale dei laici; l’uomo immagine di Dio che assicura dignità ad ogni persona; l’umiltà, la sensibilità verso i poveri, la promozione della pace da lui definita “Concordia ordinata”; il farsi carico delle problematiche della gente, l’ascolto, il dialogo, la sobrietà, la lungimiranza, la libertà, le potenzialità della mente umana, il senso della storia come travaglio, espresso soprattutto ne La Città di Dio, e delle responsabilità sociali; la giustizia, il bisogno dell’interiorità, il fascino della bellezza; il ricupero della metafisica, in un tempo come il nostro in cui dominano il pensiero debole e la fenomenologia: pensiero debole e fenomenologia, senza l’anima della metafisica, sono pure larve… Su questi ed altri suoi parametri si può costruire una società davvero civile universale.
Papa Leone prosegue: «Qualcuno osserva che cito spesso sant’Agostino! Sono un agostiniano! E noi agostiniani sant’Agostino ce l’abbiamo nel sangue!». Incalzo: «Santo Padre, ne parli spesso. Ci fa solo un grande piacere. Ne abbiamo un bisogno urgente». Gli ho poi confidato due mie sofferenze: il fatto che si parla troppo poco di Gesù Cristo, concentrando l’attenzione esclusivamente sui valori cosiddetti laici, come la pace, che comunque proprio in Gesù Cristo ha il suo fondamento. L’ho ringraziato per il coraggio che ha di parlare con assiduità di Gesù Cristo. Con profonda convinzione. La seconda sofferenza: il semivuoto, se non il deserto, dei ragazzi, adolescenti e giovani alla Messa. Lui stesso ne ha condiviso la sofferenza. Ci siamo chiesti che cosa occorrerebbe fare per suscitarne in loro l’interesse. Intanto, il tempo a disposizione era scaduto. Mi ha assicurato una speciale benedizione per tutti. Salutandolo, gli ho detto: «Grazie, Santo Padre. Le sarò riconoscente per tutta la vita».
Quale percezione porto in cuore di papa Leone XIV? Non è l’amicone tutto baci e abbracci, dalla facile pacca sulla spalla. Non è il nonno che si trastulla con i nipotini, vezzeggiandoli o raccontando loro delle favole. Non è l’attore o il cantante proteso a suscitare forti emozioni. È un ammiraglio. Non di una nave da crociera, ma di un transatlantico, qual è la Chiesa, in mezzo all’oceano della storia, sballottato da bufere e tempeste. Abitato da cristiani, diffusi in tutto il mondo, non di rado timorosi di manifestarsi tali in una società laicista, idolatra della tecnocrazia, o persino perseguitati, pur sorretti dalla grazia di Dio, secondo l’aforisma di sant’Agostino: “La Chiesa procede nella storia tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio”. Nel contempo guida e incoraggia l’equipaggio, fatto di vescovi e presbiteri, soggetto a frequenti scoraggiamenti a causa di persistenti fallimenti sul piano pastorale.
Papa Leone XIV è un ammiraglio che merita tutta la nostra fiducia. È una fiducia che già ha conquistato in tutti coloro che hanno saputo leggere l’autenticità del suo animo. È un uomo che sa metterti a tuo agio. Davvero una bella persona! Ed è un uomo di Dio! Di ammiragli di tale personalità, responsabili e competenti, anche sul piano politico, ha bisogno oggi l’umanità, nel suo travagliato momento storico, e non di affabulatori che la danno da intendere, tutti intenti nella ricerca di facili populismi. Non ci resta che ringraziare Dio di averci fatto dono di un tale Papa. Un Papa agostiniano doc. Un dono singolare per la Chiesa e per l’umanità del nostro tempo, di cui è credibile coscienza etica e morale. Ci sia lecito intravvedere nel conclave che lo ha eletto anche la mano di sant’Agostino. Che non mancherà di certo di proteggerlo dal Cielo.