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Chi comanda davvero in Italia

Immaginatevi la scena: il ministro dell’Interno (che quindi si occupa di ordine pubblico) Gianfranco Fini che convoca tutte le parti sociali italiane per spiegare loro la futura riforma fiscale del governo Berlusconi. Senza che quest’ultimo sia stato invitato o coinvolto, né il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Tempo due ore e Fini si sarebbe ritrovato con la canna da pesca in mano in riva al Tevere...

Parole chiave: Politica (30), Italia (9), Opinione (62)

Immaginatevi la scena: il ministro dell’Interno (che quindi si occupa di ordine pubblico) Gianfranco Fini che convoca tutte le parti sociali italiane per spiegare loro la futura riforma fiscale del governo Berlusconi. Senza che quest’ultimo sia stato invitato o coinvolto, né il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Tempo due ore e Fini si sarebbe ritrovato con la canna da pesca in mano in riva al Tevere.
Ebbene, pochi giorni fa è andata in scena in Italia proprio questa situazione: il ministro Matteo Salvini ha convocato al Ministero dell’Interno tutte le parti sociali per spiegare loro come sarà – se ci sarà – la futura flat tax. Senza invitare né il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, né il ministro dell’Economia, né alcun alleato di governo.
Si dirà: Salvini è anche leader di partito; ma la convocazione è stata fatta in qualità di ministro, in un ministero che nulla c’entrava con l’Economia; in più non solo l’ha detto (e già per questo Fini sarebbe stato messo alla porta), ma l’ha proprio fatto. Si chiama “strappo istituzionale”. E chissà come la prenderebbe Salvini se ad esempio il ministro della Sanità facesse la stessa cosa per spiegare urbi et orbi come saranno riorganizzate le forze di polizia...
Quindi una spiegazione logica c’è, nell’arruffata legislatura che ci tocca di vivere: Salvini ha voluto plasticamente, concretamente dimostrare appunto urbi et orbi chi comanda ora in Italia. Càpita che le leve di potere non siano detenute da chi teoricamente è deputato a manovrarle. Nella Prima repubblica i segretari di partito contavano di più dei presidenti di Consiglio; nei Comuni succede che qualche assessore sia in realtà il sindaco di fatto, e quello nominale sia stato giusto messo lì per ricoprire la carica.
Ma l’Italia è una potenza di rango mondiale, non Cavalcaselle! E simili situazioni producono qualcosa di più grave rispetto al semplice “strappo istituzionale”. Che per Salvini già da tempo non conta nulla, visto che invoca l’utilizzo della Marina militare al posto del ministro della Difesa; sollecita l’azione della magistratura sostituendosi a quello della Giustizia e via dicendo.
Da una parte, simili “sollecitazioni” mandano in fibrillazione il governo; ma servono anche per testare un fatto: capire cioè se i 5 Stelle manderanno giù di tutto, pur di arrivare ad intascare fino all’ultima mensilità della legislatura. E quindi: via libera su tutti i fronti.
Però, dall’altra, si fanno vittime. Oltre alla ferita alle istituzioni pubbliche, sul campo rimane il corpo del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. È vero che appunto “è stato messo lì”; che comandano – come è naturale che sia in questo contesto – i suoi due vice. Che quindi, come dice Vittorio Sgarbi, Conte è il vice dei suoi vice.
Ma una simile situazione letteralmente lo azzera, oltre che umiliarlo. E infatti s’è adirato, per quanto gli sia concesso di farlo (di dimissioni, manco sfiorata l’idea). Immaginatevi dunque la prossima volta che Conte convocherà le parti sociali – cosa che è di sua competenza – per spiegare loro la manovra o qualche politica economica. Queste gli risponderanno: sì, noi un giretto a Roma lo facciamo pure. Ma per quand’è fissata la riunione vera?
Nicola Salvagnin

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