Il Fatto di Bruno Fasani
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Amore per gli animali senza cadere nel ridicolo

“Signore, lasciami essere metà dell’uomo che il mio cane pensa io sia”. L’invocazione è di un anonimo e non ha nulla di blasfemo...

Parole chiave: Amore (4), Il Fatto (367), Bruno Fasani (288), Animali (8), Papa Francesco (97)

“Signore, lasciami essere metà dell’uomo che il mio cane pensa io sia”. L’invocazione è di un anonimo e non ha nulla di blasfemo. Si limita semplicemente a prendere atto che l’affetto che ci regalano i nostri animali spesso ripaga in misura infinitamente più grande le nostre qualità oggettive. Una verità su cui riflettere, soprattutto da parte di coloro che, dopo essersi egoisticamente portati a casa un animale, se ne sbarazzano senza tanti scrupoli sulla strada delle vacanze. Un gesto vigliacco, che poi, in realtà, è il racconto dell’animo e del suo vuoto. Inutile farsi illusioni che questi signori siano amabili con le persone. Potranno anche sembrare educati. Ma non c’è da illudersi. La loro dedizione finisce quando comincia il disturbo. E si sa che la loro soglia di sopportazione generalmente è molto bassa.
Macino dentro questi pensieri, chiedendomi quale sia il giusto punto di equilibrio del rapporto dell’uomo con gli animali, quando mi capita sottomano una notizia che mi incrementa i dubbi. La Regione Lombardia ha approvato una legge che, tra le altre cose, riconosce la possibilità di tumulare gli animali di affezione nello stesso loculo del defunto o nella tomba di famiglia. È la legge nr. 4 del 4 marzo 2019, articolo 75, comma 13.
Rifletto e mi torna l’imbarazzo per le immagini viste nei torridi giorni passati. Due carrozzine per bambini, che contenevano in realtà un minuscolo quattro zampe, spinte da due attempate coppie. Rifletto e mi tornano alla mente le parole di papa Francesco di qualche tempo fa: «La pietà non va confusa con la compassione che proviamo per gli animali che vivono con noi. Accade, infatti, che a volte si provi questo sentimento verso gli animali, e si rimanga indifferenti davanti alle sofferenze dei fratelli». In un’altra circostanza ribadiva la sua preoccupazione per la cultura della denatalità in Italia. Un fenomeno che indica nei criteri di spesa degli italiani, dopo alimentazione, vestiti e farmaci, la cosmetica e le spese per gli animali domestici. «Si tratta di un altro fenomeno di degrado culturale. Questo perché il rapporto affettivo con gli animali è più facile, maggiormente programmabile... Avere un figlio è una cosa complessa» puntualizzava papa Bergoglio.
Parole che hanno scatenato la delusione risentita di non pochi personaggi pubblici, anche se il Santo Padre nell’enciclica Laudato si’ era stato molto chiaro nel precisare i doveri dell’uomo verso le creature: “È contrario alla dignità umana far soffrire gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita. Qualsiasi uso e sperimentazione esige un religioso rispetto dell’integrità della creazione”.
In realtà le ragioni dell’incomprensione verso la Chiesa stanno nel fatto che oggi, degli animali, si fa una lettura di tipo emotivo, sentimentale. Tutti siamo chiamati ad amarli e rispettarli, senza che questo faccia perdere di vista la differenza tra l’antropologia, che riguarda la realtà delle persone, e la zoologia. A confondere i due piani si finisce inevitabilmente per tararli sul metro delle emozioni. Non necessariamente e non sempre a vantaggio dell’uomo.

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