Il Calciastorie
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La promessa fatta e (stavolta) mantenuta

Antonio porta sempre il rosario in panchina. Lo appoggia su una poltrona libera, se c’è. Sa bene che non gli consente di vincere qualsiasi partita, e infatti ne ha perse tante. Ed è consapevole del fatto che quei grani da spostare ad ogni Ave Maria non lo rendono un uomo integerrimo: al Mondiale per club ha rivolto parole non affettuose – e gesti poco edificanti – nei confronti dell’allenatore del Liverpool, Jurgen Klopp.

Parole chiave: Il Calciastorie (88), Sport (96), Calcio (96)

Antonio porta sempre il rosario in panchina. Lo appoggia su una poltrona libera, se c’è. Sa bene che non gli consente di vincere qualsiasi partita, e infatti ne ha perse tante. Ed è consapevole del fatto che quei grani da spostare ad ogni Ave Maria non lo rendono un uomo integerrimo: al Mondiale per club ha rivolto parole non affettuose – e gesti poco edificanti – nei confronti dell’allenatore del Liverpool, Jurgen Klopp. Ma Antonio (Mohamed il cognome, argentino di origini siriane e libanesi) quel rosario lo porta sempre per suo figlio.
Era il 2006, anno felice per noi tifosi italiani, ma terribile per lui. Ecco, magari bisogna ricordarselo, quando tutto gira per il meglio, che non tutti vivono la stessa condizione. In quei giorni Antonio è a Berlino, per seguire la sua Argentina contro i padroni di casa, nel match valido per i quarti di finale del mondiale. Prima di arrivare all’Olympiastadion, però, ha un incidente. Quando lo recuperano, ha una gamba fratturata: rischia anche di perderla, o almeno così si dirà, ma viene dichiarato fuori pericolo.
Nell’auto c’è però anche Faryd, il figlio di nove anni. Le sue condizioni sono molto più gravi e di lì a pochi giorni morirà. Faryd era supertifoso del Monterrey, squadra messicana nella quale suo padre aveva giocato, anni addietro. «Tornerò e vinceremo il campionato», è la promessa di Antonio.
Arriva il 2015 e per tre anni Antonio è l’allenatore proprio di quella squadra messicana, ma i risultati non arrivano. Dopo una parentesi veloce all’Huracan, riportato nella prima divisione argentina, ecco la seconda chance: il Monterrey lo richiama. Antonio arriva in finale e, stavolta, vince. Soffrendo durante la partita, perché il successo arriva ai calci di rigore. E soffrendo anche un po’ dopo, nonostante il trionfo, ricordando quanto sarebbe stato contento Faryd – e quanto con ogni probabilità lo è – per quel campionato vinto. A un padre e a una persona innamorata si possono perdonare anche promesse impossibili, dal conquistare una montagna al prendere una stella: quello che conta è la sostanza. Ad ogni modo, non tutte le promesse sono fatte per essere disattese.

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