Il Calciastorie
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Adriano, ovvero quando la disciplina non è unita al talento

Impallidisco quando i “miei” ragazzi della scuola media, tra i cinque calciatori più forti di tutti i tempi, nominano Hazard o Suarez.

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Impallidisco quando i “miei” ragazzi della scuola media, tra i cinque calciatori più forti di tutti i tempi, nominano Hazard o Suarez.
Ottimi giocatori, certo, ma che non valgono un briciolo del genio di Baggio o Crujiff, dei quali i 13enni di oggi non conoscono l’esistenza (peggio per loro).
Li assolvo, perché – è ora di fare outing – anch’io sono caduto nello stesso errore.
Eravamo a settembre 2001 e il binomio Inter-Brasile aveva già regalato un campione come Ronaldo il Fenomeno. Quel giorno, però, il carioca di giornata fu un certo Adriano. Nome da imperatore, ma pochi anni sul groppone (17), fisico gracilino e un’aria che sembrava spaesata. L’Inter gioca un’amichevole di lusso contro il Real Madrid: pareggio di Hierro dopo il vantaggio di Bobo Vieri. A cinque minuti dalla fine il centravanti della Nazionale lascia spazio al numero 14 dei nerazzurri, arrivato a Milano al posto di uno dei più grandi bidoni della storia del club, ossia Vampeta (sempre a proposito dell’accoppiata Inter-Brasile). Ma Adriano sembra diverso: tocca palla e si inventa un tunnel. E, più che altro, corre come un matto. In pieno recupero, i nerazzurri conquistano una punizione a pochi passi dall’area. Gli specialisti ci sono: Seedorf su tutti, che con un passato nel Real Madrid è pronto al più classico dei gol dell’ex. Le alternative non mancano. Chiunque assiste alla partita non immagina neanche che l’allenatore, Hector Cuper, abbia incaricato Adriano di prendersi questa responsabilità. Il risultato è una sassata che finisce all’incrocio dei pali, con il Bernabeu zittito da questo ragazzino del quale nessuno conosceva l’esistenza. Un altro fenomeno.
Ho aspettato qualche mese prima di autoconvincermi: mi è bastato vedere una sola volta Adriano allo stadio (devastante) per essere sicuro che fosse uno dei cinque giocatori più forti di tutti i tempi.
Oggi non entrerebbe nella mia top 300. Adriano, come altri, si è sentito arrivato troppo presto e non ha unito la disciplina al talento. Ma in un universo parallelo, ne sono convinto, ha appena ricevuto il suo diciannovesimo pallone d’oro.

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