Condiscepoli di Agostino
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Il profetismo da Samuele ai Salmi

Per prefigurare il Messia, Agostino ci presenta la figura di Samuele, ma attinge anche dai Salmi che alludono a Cristo re e redentore, alla Chiesa, al popolo sacerdotale e regale

Parole chiave: La città di Dio (66), Sant'Agostino (136)

Per prefigurare il Messia, Agostino ci presenta la figura di Samuele, ma attinge anche dai Salmi che alludono a Cristo re e redentore, alla Chiesa, al popolo sacerdotale e regale. Samuele annuncia al sacerdote Eli questa profezia: “Susciterò per me un sacerdote fedele, che faccia tutto ciò che ho nell’anima e nel cuore; gli edificherò una casa fedele e passerà tutti i giorni davanti al mio Cristo” (De civ. Dei, XVII, 5.1). Agostino precisa: “Ecco, i giorni preannunciati, già sono giunti. Non vi è più nessun sacerdote secondo l’ordine di Aronne” (De civ. Dei, XVII, 5.2). E approfondisce: “Che cosa dice costui (Samuele), che è venuto a prostrarsi davanti al sacerdote di Dio e a Dio sacerdote? Mettimi a parte del tuo sacerdozio. A mangiare il pane” (De civ. Dei, XVII, 5.5). L’allusione allegorica è presto dichiarata: “Desidero essere un membro qualunque e di qualsiasi posizione del tuo sacerdozio… Questo è il sacrificio non secondo l’ordine di Aronne, ma secondo l’ordine di Melchisedec… qui è detto: ‘mangiare il pane’ che nel Nuovo Testamento è il sacrificio dei cristiani” (Ivi). Ma qual è stata in concreto la promessa fatta da Dio a David? Quella di un regno eterno (cfr. De civ. Dei, XVII, 8.1), che non si realizza in Salomone (cfr. De civ. Dei, XVII, 8.2), ma, secondo la profezia del Salmo 72: ‘Sarà signore da un mare all’altro e dal fiume fino ai confini della terra’, “vediamo che trova compimento in Cristo. Dal fiume iniziò il suo dominio, dove fu battezzato da Giovanni e su sua segnalazione cominciò ad essere conosciuto dai discepoli, che lo chiamarono non solo maestro ma anche Signore” (Ivi). Altra profezia importante, quella di Natan a Davide: ‘Quando i tuoi giorni saranno al completo e tu dormirai con i tuoi padri, susciterò una discendenza dopo di te che proviene dal tuo ventre e preparerò il suo regno’.  Agostino la interpreta in senso cristologico: “Anche se Gesù Cristo sarebbe venuto dopo un lungo tempo di mezzo, era opportuno che venisse dopo la morte di David… affinché edificasse a Dio una casa, non con legname e pietre, ma con uomini, quale noi ci rallegriamo di edificare” (De civ. Dei, XVII, 8.3). Agostino segnala anche la profezia del regno eterno di Cristo contenuta nel Salmo 88 (Cfr. De civ. Dei, XVII, 9-10). Nel proseguo del commento del medesimo salmo, dopo aver posto a tema il versetto 48: ‘Non inutilmente Dio ha dato l’esistenza a tutti i figli degli uomini’, Agostino, ripropone il senso della provvidenza che armonizza tutto, anche le due città: “ma Dio non invano ha costituito tutti i figli degli uomini, poiché ne libera molti dalla vanità per mezzo del mediatore Gesù, e quanti nella prescienza sa che non si lasciano liberare, per l’utilità di coloro che accettano di essere liberati e per il confronto delle due città tra loro in contrasto non certo invano, nell’ordinamento bellissimo e giustissimo di ogni creatura razionale” (De civ. Dei, XVII, 11). Concludendo il commento al Salmo 88: ‘La benedizione del Signore per sempre, amen, amen’ (Sal 88,53), Agostino applica la benedizione al popolo della Nuova Alleanza, cui spetta una benedizione per sempre (cfr.De civ. Dei, XVII, 12). Agostino, amante della musica, al punto da averci lasciato una interessante opera al riguardo, il De musica, rimane affascinato da Davide compositore di musica per i suoi salmi: “Davide era competente nei versi destinati al canto; egli amò il ritmo musicale non per diletto che è di tutti, ma per religiosa ispirazione e consacrò quei versi al suo Dio, che è il vero Dio, nella mistica prefigurazione di un grande fatto. In effetti, il concento razionale e armonizzato dei diversi suoni insinua l’unità compatta dalla concorde varietà della città bene ordinata” (De civ. Dei, XVII, 14). I Salmi, come è noto, sono 150. Tutti di Davide? Nemmeno Agostino ne è convinto (cfr. Ivi).

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