Anche il brano di questa quinta domenica di quaresima è tratto dal Vangelo di Giovanni e inizia con la richiesta fatta da alcuni Greci all’apostolo Filippo: «Vogliamo vedere Gesù» e presentata, assieme all’apostolo Andrea, a Gesù stesso, che nella sua risposta sembra ignorare tale richiesta, perché attacca con un discorso sulla sequela e sulla sua prossima morte salvifica: «Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti ame» (Gv 12,32).In realtà Gesù non si sottrae alla richiesta dei Greci, ma lascia intendere che per vederlo, nel senso del vedere così caro all’evangelista Giovanni e cioè con lo sguardo della fede, è necessario seguirlo sulla via del completo dono di sé. In poche parole, Gesù disegna la propria missione e quella di chi vuole essere suo discepolo in modo che sia chiaro che è possibile “vedere” chi è lui realmente, non fermandosi semplicemente ad una conoscenza esteriore e superficiale. Solo sulla croce, quando attirerà tutti a sé, quei Greci (e ogni uomo) potranno vedere e contemplare il vero volto di Gesù, quello del Figlio amato dal Padre.Anche in questo drammatico passo del vangelo di Giovanni, che conclude il cosiddetto “libro dei segni” (capitoli 1-12), c’è il richiamo alla passione di Gesù, ovvero all’ora della sua glorificazione: «Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome» (Gv 12, 27-28).Ne consegue che la via che il Figlio ha liberamente deciso di percorrere e che sta percorrendo, è la medesima via che addita a chiunque vuole seguirlo: «Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore» (Gv 12, 26). Nessuna costrizione e nessun favoritismo: l’essere cristiani, discepoli del Signore Gesù è per tutti quelli che liberamente e per amore di Lui vogliono seguire il Maestro sulla via della verità che porta alla vita vera. Già qui e ora, anche se non in modo pieno e definitivo, il discepolo partecipa di quella comunione eterna che gli è promessa per l’avvenire. È ciò che comunemente viene chiamato “escatologia realizzata”, il fatto cioè che i frutti degli ultimi tempi (la comunione con Dio) possono essere già pregustati nella vita presente.Come quei Greci che si sono avvicinati a Filippo, anche noi vorremmo “vedere Gesù”. Ma Gesù non ci chiede di cercare di vederlo. Desidera invece che noi crediamo in Lui e che accettiamo la logica paradossale che emerge dalla sua morte e risurrezione: è la logica del chicco di grano che non produce frutto se non muore, la logica di chi trova la propria vita perdendola/donandola per amore del Signore.Il discepolo sa che la strada del Maestro è anche la sua: anche lui deve “perdere” la sua vita, se vuole “trovare” la vita eterna. Anche lui è chiamato a spezzare la sua esistenza, se desidera vederla trasfigurata dalla bontà di Dio. Ma è possibile un simile percorso? O è al di là delle nostre forze? E che cosa sostiene il cristiano quando si vede in balìa della morte, quando avverte concretamente presenti il pericolo ed il rischio che aveva messo in conto, pur di rimanere fedele al suo Signore?Nessuno può affrontare la croce e la morte, se non è sorretto da una fiducia incrollabile in Dio, se non è disposto ad abbandonarsi in Lui, certo di essere in buone mani. Solo la fede, una grande fede, permette al discepolo di affrontare i momenti oscuri in cui è chiamato a morire all’egoismo e all’orgoglio, alle sue sicurezze e ai suoi progetti. Solo l’amore gli permette di superare le situazioni di pericolo, quando non può contare su nessuna sicurezza umana, se non sulla certezza di essere amato da Dio e sulla promessa di Cristo.Per vedere Gesù è necessario seguirlo sulla via del dono di sé; non dimentichiamo, però, che su questo percorso i segni non mancano. C’è innanzitutto la sua Parola, capace di rischiarare, rafforzare e guidare la nostra esistenza.Ci sono poi i santi sacramenti, e in particolare l’Eucarestia: in essi lo Spirito Santo rende la morte e risurrezione di Gesù attuali ed efficaci per noi.C’è poi la comunità cristiana, perché «là dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».Ci sono infine i fratelli che incrociano la nostra strada e che diventano il nostro “prossimo”, da amare e servire come Gesù ci ha insegnato e tra essi un’attenzione particolare va riservata ai più poveri: è il Signore stesso che ci visita attraverso di loro.Vedere Gesù significherà allora vedere il volto stesso di Dio, perché il volto vero di Dio è quello di Gesù sulla croce, che dona la propria vita a tutti quelli che crederanno all’amore di Dio. Sulla croce questo Amore, capace di trionfare sulla morte, brilla al punto che chi vede Gesù vede anche il Padre.