In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gesù inizia dicendo: «Se mi amate...», e tutto ciò che segue appare legato in modo imprescindibile a questa condizione. L’amore di cui ci parla il Signore Gesù non è semplicemente un sentimento di bene o un affetto passeggero, ma qualcosa che, in un cammino progressivo, coinvolge e caratterizza tutta la nostra persona orientando le nostre scelte secondo il desiderio di essere sempre più capaci di vivere l’umanità che Gesù ha vissuto. Scriveva Charles de Foucauld: “Quando si è sotto gli occhi di chi si ama, si può fare diversamente che tendere, con tutte le proprie forze, a piacergli in tutto? Se pensiamo che costantemente siamo sotto gli occhi di Dio, davanti a Lui, accanto a Lui, potremo fare diversamente che cercare di piacergli il più possibile?”.
Vediamo allora cosa accade se scegliamo di amare il Signore Gesù.
Se amiamo il Signore, accade che osserviamo i suoi comandamenti. La nostra vita, in ogni sua scelta ed esperienza, assume la dimensione dell’ascolto di una Parola che viene dal Signore. Usciamo così dalla dimensione autoreferenziale, che presume di saper autodeterminare la vita, per aprirci a una mentalità di accoglienza verso ciò che viene da Lui; il Vangelo diventa allora il criterio del nostro pensare e del nostro agire.
Se amiamo il Signore, ci accorgiamo della presenza del Paraclito, lo Spirito della verità, che rimane presso di noi e in noi. Letteralmente la parola Paraclito significa “colui che sta presso” o “vicino”. Lo Spirito Santo è colui che ci sta accanto e fa Verità in noi: Egli ci dona vita proprio perché fa Verità, indicandoci tutto ciò che in noi è falso e possiede solo la parvenza di vita, come gli idoli. Lo Spirito ci conduce alla nostra interiorità, verso ciò che ha a che fare veramente con il senso più profondo della nostra esistenza, in quel posto dentro di noi stabilmente abitato dalla presenza del Signore.
Se amiamo il Signore Dio, non ci sentiremo mai orfani e, anche se il mondo non vede il Signore, noi invece lo vedremo. L’amore per Lui ci consente di comprenderci figli del Padre: nell’amare Gesù, emerge sempre più in noi l’identità di figli e, scoprendoci tali, cominciamo a vivere finalmente da fratelli. Non siamo più né orfani, né figli unici. Questo ci ricorda che siamo stati generati, che non ci siamo auto-costituiti, ma che Qualcuno ci ha dato vita, perché la vita viene sempre da un Altro. Noi esistiamo per una volontà di bene che ci ha preceduto, e questa volontà ha un volto: quello di Dio Padre.
L’amore è capace di visione: «Il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete». L’amore per il Signore ci dona la possibilità di scorgere la sua presenza risorta che cammina nella storia. È uno sguardo trasfigurato che non valuta tutto a partire dal sentire individuale, ma dall’evento della Pasqua. Amare il Signore significa allora cominciare a cogliere la storia come storia di salvezza, come teatro della sua continua presenza che spinge tutto verso il suo Regno. Quando amiamo qualcuno e ci sentiamo amati, assumiamo uno sguardo diverso su ogni cosa, perché tutto è mediato dall’amore vissuto. Quando amiamo il Signore, scopriamo che Lui ci ama fino a dare se stesso per noi e iniziamo a guardare il mondo attraverso quell’amore.
Accade allora che, come Maria, anche noi possiamo cantare il Magnificat, lodando il Signore perché ha guardato l’umiltà dei suoi servi e ha fatto in noi grandi cose. Diventiamo capaci di vedere il mondo in modo altro, in modo profetico, perché cogliamo il Risorto che genera vita in ogni frangente, anche laddove sembrano esserci solo tenebre.
Dio, che si è fatto prossimo a ciascuno, nell’incarnazione del Figlio suo, non interrompe il suo cammino accanto a noi, ma lo rende perenne attraverso il Paraclito. Lo Spirito è Dio che non rimane a distanza, ma si fa respiro nel nostro respiro. Non siamo orfani perché siamo amati “da vicino”: la sua presenza non è un ricordo del passato, ma una forza viva che ci sostiene ogni giorno. In Lui, ogni nostra fragilità trova dimora e ogni passo trova una meta, nella promessa di un Dio fedele che ha scelto ogni uomo e donna della storia come suo prossimo.
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