In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
Nel romanzo di Nikos Kazantzakis Il poverello di Assisi si narra che un giorno frate Leone sentì piangere Francesco e, mentre piangeva, ripeteva sottovoce: «L’amore non è amato, l’amore non è amato». Frate Leone si avvicinò con rispetto e gli chiese: «Perché piangi, fratello Francesco?». Ma Francesco non rispose, continuando a ripetere: «L’amore non è amato, l’amore non è amato». Per cercare di consolarlo, Leone replicò: «Francesco, non credi di aver già fatto abbastanza per Gesù, lasciando tuo padre e tua madre, e indicando ai tuoi amici un futuro luminoso?». E Francesco rispose: «No, non basta». Continuò Leone: «Ma Francesco, non hai già fatto abbastanza spogliandoti dei tuoi bei vestiti e restando nudo davanti a tutti, e andando a mendicare per le strade della tua città?». «No, non abbastanza», replicò Francesco. Intervenne ancora frate Leone: «Francesco, non ti bastano le sofferenze nella carne che ti procurano le stimmate, la ribellione e la disobbedienza di alcuni dei nostri fratelli, la malattia degli occhi?». E Francesco gridò: «No, non basta, non basta, non basta!». E aggiunse: «Scrivi e ricorda nel tuo cuore, frate Leone: Dio non è mai abbastanza».
Francesco aveva gustato in modo profondo l’Amore di Dio e aveva compreso che Egli non pretendeva dall’uomo una ricompensa, ma cercava una risposta d’amore. Dio, che è Amore, non è amato. Magari è riverito, forse a volte temuto o interpellato per conquistare qualche grazia, ma non è amato. Ma «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio», tanto da donare la cosa più preziosa che un Padre ha. Francesco era entrato nella profondità di questo mistero, aveva fatto esperienza che Dio non ci basta mai: amandolo scopriamo che cresce sempre nuovo in noi il desiderio di Lui. Quando abbiamo la sensazione che Dio ci basti e che ciò che facciamo sia sufficiente, allora l’Amore non è amato.
Forse a volte abbiamo paura dell’amore di Dio, di entrare in quella dimensione totale di dono di sé che il Signore ci ha manifestato. Abbiamo paura perché davanti a un amore così avvertiamo tutta la nostra piccolezza e veniamo spogliati totalmente. L’Amore vero, come quello di Dio, ti spoglia, non perché brama di possederti, ma perché vuole che cadano tutte quelle maschere che giorno dopo giorno hanno coperto i tuoi lineamenti autentici, e così tu possa riscopriti figlio amato.
Adamo ed Eva erano nudi e non provavano vergogna; stavano volto a volto e, guardandosi, vedevano Dio del quale erano ad immagine e somiglianza. Dopo aver ascoltato il tentatore, il loro sguardo cambia. Cominciano a guardare per avere: vedono il frutto dell’albero e lo prendono per avere il potere di Dio. Da uno sguardo capace di vedere nell’altro e nel creato Dio – di vedere attraverso il dono il Donatore – assumono uno sguardo che vede per prendere e possedere. Uno sguardo miope, corto, che fa delle cose e delle persone un oggetto da avere nell’effimera illusione di darsi vita da soli.
Passano così da uno sguardo che promuoveva e faceva emergere l’altro, come avviene dall’eternità nelle relazioni d’Amore nella Trinità, a uno sguardo nemico ed invidioso: uno sguardo “Caino” che alza la mano non per offrire, ma per prendere. E con le mani alzate per prendere, la vita diventa una condanna a morte. «Chi non crede è già stato condannato», non da Dio, ma dalla propria mentalità di vita, perché i giorni finiscono per essere il drammatico teatro di una lotta per sopravvivere, fatta di una perpetua altalena di umori e piaceri che non consentono mai di gustare nulla e chiudono nella tremenda paura della morte.
Ma «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio suo, affinché il mondo sia salvato», affinché il mondo – cioè l’umanità intera e con essa il creato – possa ancora rispondere a colui che è Amore con l’amore, e in questa relazione conoscere la Vita eterna. Abbiamo la paura di lasciare qualcosa e non ci accorgiamo che in Dio troviamo tutto, che la nostra vita più autentica di figli è custodita dallo Spirito nell’amore tra il Padre e il Figlio.
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