L’ordinarietà è il tempo dove troviamo la vera felicità

«Io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio»

| DI don Luca Albertini

L’ordinarietà è il tempo dove troviamo la vera felicità
Giovanni 1,29-39
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
La festa del Battesimo del Signore, che abbiamo celebrato domenica scorsa, ha concluso il tempo liturgico del Natale e lasciato il posto al tempo ordinario. Con il termine “ordinario” siamo spesso portati a pensare a qualcosa che in fondo non ha tanto valore, perché piuttosto solito e banale, privo di elementi capaci di destare meraviglia. Rischiamo così di essere un po’ schiavi dello straordinario, di pensare che la felicità, ma anche la vita di fede, sia possibile solo in quell’evento particolare o quando riusciamo a vivere una determinata situazione. In tale dinamica l’ordinario finisce per essere vissuto con insofferenza, in una routine che sa sempre più di sopportazione, quasi fossimo “sott’acqua” in attesa di questo o quell’evento straordinario che ci faccia finalmente riemergere e respirare.
Nel Vangelo di questa domenica incontriamo ancora Giovanni Battista che continua a fare il suo “solito”, ovvero battezza. Gesù ha già ricevuto il battesimo da lui; infatti il Battista dice di aver visto scendere su di Lui lo Spirito in forma di colomba. Quel giorno è per il profeta il momento della memoria: rivedendo Gesù venire verso di lui, si ricorda delle parole che Dio gli aveva detto: «Colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”». È proprio così che Giovanni Battista riesce a dare testimonianza, a proclamare che proprio quell’uomo che sta passando, Gesù di Nazaret, è colui che toglie il peccato del mondo ed è il Figlio di Dio. Tutto questo avviene nell’ordinarietà della missione che Giovanni ha accolto di vivere. Dunque il Battista ha bisogno della fedeltà quotidiana al suo compito per fare memoria e rendersi conto della straordinarietà dell’evento che aveva contemplato: lo Spirito Santo che era disceso su Gesù e rimasto su di Lui nel momento del Battesimo.
L’ordinario può essere il tempo della consapevolezza, dove permettiamo alle cose fondamentali della nostra vita e della fede di farsi concretezza e assumere significato. Ci fa bene, in questo senso, pensare a tutta quella parte di vita di Gesù che non conosciamo, che non è stata narrata da nessuno dei Vangeli, nella quale, probabilmente, Egli ha vissuto la normalità del quotidiano. Nella prefazione al libro La mia giornata con Gesù di Divo Barsotti, troviamo scritto: “Gesù nella vita nascosta non ha fatto niente di straordinario, ma era Dio onnipotente in quella vita spoglia e ordinaria come lo era quando si trasfigurava davanti a Pietro o quando resuscitava l’amico Lazzaro; la Madonna era la Regina del Cielo e della terra anche quando stendeva i panni nella casetta di Nazaret”.
L’ordinarietà, dove facciamo semplicemente le cose che la vita ci mette davanti, senza cercare chissà quali eventi, è il tempo dove troviamo la vera felicità. È qui che prendiamo consapevolezza di come, nel Battesimo, il Signore abbia riempito la nostra esistenza con una “misura buona, pigiata, colma e traboccante” della sua stessa vita. È questo dono che ci consente di vivere il “solito” in modo pienamente presente, sfuggendo dal pericolo di vivere nella perenne attesa di un qualcosa di più o meno definito che dovrebbe, finalmente, risolvere la nostra vita. Continua la prefazione: “Gesù ha voluto compiere tutte le azioni degli uomini, tranne il peccato, per farci capire che proprio attraverso queste azioni io posso e devo unirmi a Dio, come in tutte le azioni della vita. Meditando sulla vita nascosta di Gesù a Nazaret, san Luigi de Montfort diceva che se Gesù avesse dato più gloria a Dio andando in giro a fare miracoli e a predicare anziché stare fermo a Nazaret, lo avrebbe fatto. Se non l’ha fatto, significa che Egli dava più gloria a Dio stando, sconosciuto a tutti, nella casa di Giuseppe e di Maria a piallare assi e segare legname”. Pensando agli anni che Gesù ha vissuto a Nazaret e di cui sappiamo così poco, possiamo allora dire con stupore che Gesù, l’Agnello di Dio toglieva il peccato del mondo proprio mentre costruiva “sedie e tavoli”.
L’ordinario, allora, non è più un’apnea in attesa di miracoli, ma il respiro di chi ha ricevuto nel Battesimo una vita traboccante, quella di Dio. Come il Battista, che nel suo solito ha riconosciuto l’Agnello di Dio che passava, così anche noi siamo chiamati a scorgere l’Eterno nel quotidiano. Ogni gesto comune diventa allora il riflesso di quella grazia, una testimonianza che trasforma la nostra Nazaret di tutti i giorni nel luogo in cui Dio continua a salvare il mondo.
Didascalia quadro: Giovanni di Paolo, Ecce Agnus Dei (1455-60 ca.), dipinto, Chicago, Art Institute

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