Matteo 18,15-20In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Fabrizio De André, alla fine degli anni ’90, durante i suoi concerti, introducendo i brani de La buona novella, diceva: «Fra la rivoluzione di Gesù e quella di certi casinisti nostrani c’è una bella differenza: lui combatteva per una realtà integrale piena di perdono, altri combattevano e combattono per imporre il loro potere». In fondo il Vangelo di questa domenica ci chiede proprio questo: non di essere giudici per imporre una superiorità sugli altri, ma custodi dei nostri fratelli. Spesso siamo tentati di difendere ciò che abbiamo o di proteggere l’immagine di noi stessi, chiudendoci in un guscio. Eppure, il Signore Gesù ci rivolge un invito forte e controcorrente: verificare la qualità delle nostre relazioni per scoprire se la nostra mentalità è orientata a generare fraternità o a difendere i nostri piccoli poteri. In gioco c’è la possibilità di vivere già oggi la bellezza del Regno di Dio.
Il primo spunto che il testo ci offre si potrebbe intitolare così: “Fare tutto il possibile per guadagnare fratelli”. Nella prima parte del Vangelo Gesù espone un “procedimento” da seguire nel caso in cui un fratello commetta una colpa: prima richiamarlo personalmente, poi eventualmente assieme ad altri e infine con la comunità stessa. Se poi il fratello non si ravvede, il Signore aggiunge: «Sia per te come il pagano e il pubblicano». È fondamentale mettere in luce il senso profondo di questo “procedimento” per evitare che diventi uno strumento spietato, del tutto estraneo al volto di Dio. Anzitutto si parla di un “fratello”: ciò significa che con questa persona vivo una relazione particolare. A muovermi non è il desiderio di farlo soffrire o di rivendicare una presunta superiorità, ma la volontà di aiutarlo a meditare sulla scelta che sta facendo. Lo stesso vale per il coinvolgimento di altri o dell’intera comunità: non si tratta di alimentare pettegolezzi, ma di unire le forze nel tentativo di aiutare la persona a ritrovare il vero bene. Infine, la sentenza «sia per te come il pagano e il pubblicano» non indica una condanna, ma lo sguardo da assumere verso chi ha sbagliato: uno sguardo sempre più conforme a quello di Gesù, venuto a cercare chi era perduto e a dare la vita per i peccatori. Non si tratta di istituire tribunali o di annunciare una morale severa, ma di assumere uno sguardo che rinuncia alla rivendicazione per cercare ostinatamente di guadagnare il fratello. Una capacità che non possiamo darci da soli, ma che richiede di invocare costantemente lo Spirito per conformarci allo stile di Gesù, la cui misericordia non è venuta mai meno.
Un secondo spunto emerge dalla corrispondenza tra la terra e il Cielo: «Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo». Il Regno dei Cieli è il luogo della piena libertà, dove ogni relazione affrancata da interessi personali, desideri di conquista, pretese, invidie e gelosie è finalmente “sciolta”. Lì tutto vive di una piena verità nell’Amore, di quella trasparenza che rende libero ogni abbraccio, ogni parola, ogni sguardo e ogni pensiero. Il Signore ci invita allora a sciogliere già oggi i nostri legami da quelle opacità che rendono schiavi noi e gli altri: sciogliere con il perdono quel nodo che teniamo stretto da anni; sciogliere la paura di valere poco che genera in noi invidie e gelosie; sciogliere quell’atteggiamento altezzoso che ricerca sempre l’applauso. Sciogliere, insomma, per liberare la bellezza delle relazioni fraterne che costruiscono il Regno prendendosi cura gli uni degli altri.
Infine, il terzo spunto: Gesù conclude promettendo la sua presenza là dove due o tre sono riuniti nel suo nome. La fraternità è il luogo autentico della presenza del Signore. Riunirsi “nel suo nome” non significa solo affermare intellettualmente una verità di fede, ma immergersi nella sua stessa vita, nel suo stile e nel suo desiderio di donarsi. Cercare la fraternità significa scegliere ogni giorno di vivere relazioni di dono reciproco, capaci di far crescere in noi la vita piena dei figli di Dio. È proprio nello sciogliere i nodi del rancore e nel fare spazio all’altro che sperimentiamo la presenza viva del Risorto in mezzo a noi.
Sei un abbonato a Verona fedele e desideri consultare il giornale anche via web, sul tuo computer, su tablet o smartphone? Lo puoi fare in modo rapido e gratuito. Ecco alcuni semplici passaggi per accedere alla tua edizione online e per installare l'App: