Il Signore Gesù ama prendendo la croce

«Chi ama padre o madre, figlio o figlia più di me non è degno di me»

| DI don Luca Albertini

Il Signore Gesù ama prendendo la croce
Matteo 10,37-42
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Ciò che afferma il Signore Gesù forse risuona un po’ strano perché, proprio parlando degli affetti più forti e importanti, sembra porre una gerarchia rivendicandone il primato. Ma il suo invito vuole mettere in evidenza come nella relazione d’amore con Lui possano trovare senso anche le altre relazioni: attingendo alla sorgente dell’Amore che è Dio, possiamo donare il vero amore. La vita di fede ci abilita a vivere i rapporti a partire dal modo di amare del Signore Gesù, perché così diventano relazioni vive, capaci di farci camminare come persone autentiche. Gesù ama prendendo la croce; il suo amore non è mai imposto ma sempre offerto, perché non desidera burattini ai suoi piedi ma persone, figli e figlie capaci di rispondere con un amore libero.
Capita, infatti, di vivere le relazioni in modo disordinato: a volte pretendiamo di possedere l’altro, talvolta ci “consegniamo” pur di averne la considerazione e l’approvazione. Sono relazioni malate che chiudono in piccoli compromessi e ci chiedono di fingere per sopravvivere ed elemosinare un po’ di considerazione. Quella del Signore è invece sempre una relazione che fa emergere la nostra identità di figli e ci addita un domani fecondo. Tutto questo accade quando prendiamo la croce e lo seguiamo. Forse pensiamo che prendere la croce significhi soltanto portare avanti le fatiche o i pesi che la vita ci presenta, dando così un tono estremamente negativo all’indicazione di Gesù e facendo diventare la vita di fede un qualcosa da sopportare. Ma, prima di tutto, la croce è il luogo dell’amore del Signore e della vita che ci ha donato. Contemplando la croce non ci fermiamo a considerare il dolore di Gesù che muore: sappiamo che sul Golgota non si è consumata la fine di una storia, ma il suo compimento. Prendere la croce significa allora decidersi di amare come Lui, costi quel che costi.
Le tenebre hanno avvolto il mondo solo per tre ore, poi si è diffusa la luce della risurrezione. Amare come il Signore consente di compiere la nostra vita: «Chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà». È solo nel consumarci per gli altri, come Gesù, che viviamo veramente. Una candela, se rimane spenta, resta certamente intatta ma non compie ciò per cui è stata fatta. Se si lascia accendere si consuma, sì, ma vive profondamente la sua vocazione: illuminare. Prendere la croce vuol dire allora assumersi la responsabilità, con il Signore e come il Signore, di amare questa umanità in questa storia, affinché possa crescere il Regno di Dio, qui e ora. Vivendo questa mentalità diventiamo persone che fanno luce, perché permettiamo al Signore che abita in noi di illuminare chi incontriamo sul nostro cammino. Non ci saranno più riflettori puntati su di noi, sulle nostre ragioni o sul nostro sapere, ma saremo persone che permettono alla luce di Dio di rischiarare la storia.
E allora cominceremo a vedere bene: sapremo scorgere i giusti, cioè coloro che vivono secondo la volontà di Dio, e sapremo riconoscere i profeti, che annunciano nell’oggi la Parola eterna di Dio. Davanti a noi comincerà ad aprirsi una storia che non è fatta solo di cose negative, di polemiche, di proteste o di un “solito” che non cambia mai, ma una storia dove cresce il Regno, dove scorgiamo la bellezza e sperimentiamo che l’Amore vince sempre. Se amiamo secondo la passione e morte di Cristo, il mondo ci dirà che siamo ingenui e folli. Ma è solo in questo amore che le tre ore di buio del Golgota lasciano spazio alla luce della risurrezione che accende per sempre la nostra vita; altrimenti, quelle tre ore rischiano di diventare lo sfondo grigio di tutta un’esistenza.
Forse ci viene da pensare che per fare questo occorrano cose grandi. Il Signore Gesù parla invece di un semplice bicchiere d’acqua fresca, dato però per dissetare un fratello. È la potenza dei piccoli gesti, rivolti prima di tutto a quelli di casa, con i quali spesso forse ci permettiamo di essere scontrosi ed egoisti; gesti capaci di allargare il nostro cuore e di allenarci a donare, proprio come il Signore ha fatto per noi. Forse non sapremo mai fino in fondo cosa genera un nostro piccolo gesto d’amore e di accoglienza, ma questo non importa: non cerchiamo infatti la ricompensa degli applausi, ma desideriamo che la luce del Cristo Risorto possa giungere a ciascuna persona. Teniamo sempre pronto un bicchiere d’acqua fresca!

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