Il buon Pastore è colui che conosce la nostra vita

Le pecore ascoltano la sua voce: egli le chiama, ciascuna per nome, e le conduce fuori

| DI don Luca Albertini

Il buon Pastore è colui che conosce la nostra vita
Giovanni 10,1-10

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
Quante voci risuonano ogni giorno nella nostra vita, quante voci accompagnano e caratterizzano i nostri ambienti quotidiani. C’è la voce del coniuge, carica di affetto, di attenzione e cura. Eppure, è una voce che talvolta scivola nell’abitudine o nella routine, diventando meno gradita, magari in seguito a una discussione o a un momento di crisi. C’è la voce dei figli, che chiede ancora “vita” e che sempre commuove; una voce che, dopo discussioni, compromessi e litigi, ancora fa restare svegli anche quando sono ormai cresciuti. C’è poi la voce del lavoro: quella del collega che cerca di metterci il bastone fra le ruote o della preoccupazione per una prospettiva grigia sul domani, ma anche quella della soddisfazione per un progetto riuscito. C’è la voce della società che, tra attenzioni e richiami positivi, sembra spesso spingere a seguire le sensazioni, l’apparire, il possedere, il consumare.
Esiste anche la voce del silenzio: è il suono di quella parola che attendiamo da tempo, di quell’incoraggiamento che dovrebbe venire da chi sembra però indifferente, di un “grazie” che pare smarrito o di quel perdono che abbiamo smesso di sperare. E in questa voce del silenzio c’è anche la nostra storia personale: fatti dolorosi vissuti che ancora si fanno sentire, le grida della nostalgia, i singhiozzi del rimpianto. Ma anche la gioia di incontri ed esperienze che ci hanno spinto avanti e donato speranza. Quante voci! E quante altre ancora il nostro cuore sente e cerca.
Ma c’è una voce più bella di tutte, alla quale il nostro cuore sempre tende, consapevolmente o meno: è la voce del buon Pastore. Essa è capace di accordare ogni cosa in una splendida armonia che fa della nostra vita un canto, unendo pianti, grida, lamenti e giubili in un unico senso compiuto. È la voce che si è fatta Parola e ha trasformato la terra informe in un giardino, ha chiesto ad Abramo di uscire e partire per diventare padre di una moltitudine, ha chiamato Mosè per guidare il popolo nel deserto fino alla terra promessa, ha messo nel cuore dei profeti parole grandi, ha raggiunto la casa di Nazaret, dove l’umile Maria, pronunciando il suo “fiat” a questa Parola, ha accolto il Dio con noi. È la voce-Parola di Gesù che guarisce, perdona, rialza e offre la vita in quel grido sulla croce che raccoglie l’umanità intera nella Misericordia del Padre: «Tutto è compiuto». Questa è la voce che riassume tutte le altre e che il nostro cuore cerca incessantemente.
È una voce mai violenta perché sempre si propone, si offre e ci chiede permesso. Ciò che ci conquista è che essa pronuncia il nostro nome: il buon Pastore ci conosce e conosce la nostra vita. Dovremmo chiedergli: “Signore, raccontaci di noi, spiegaci chi siamo, narra il nostro nome”. Cerchiamo allora la sua Parola, cerchiamo il suo gregge che è la Chiesa, la nostra comunità: qui risuona la sua voce e il nostro nome. Cerchiamoci come fratelli e diamo voce al cuore raccontandoci la fede, le parole che Lui ha detto alla nostra vita, i sepolcri dai quali ci ha fatto uscire. Spesso non riusciamo a sentire il Signore perché non siamo nel suo gregge, o ci stiamo solo individualmente, ripiegati sulle nostre esigenze. Se cercheremo di essere davvero una comunità che cammina insieme dietro al Pastore, sentiremo forse “la puzza” gli uni degli altri, ma pian piano ne sentiremo anche il profumo: quello della fede che cresce in ciascuno di noi.
Quali voci stiamo seguendo? A quali stiamo dando importanza e peso? Sappiamo riconoscere le voci promettenti e decisive per la vita da quelle banali e superficiali che distraggono e rendono schiavi? Quale posto diamo alla voce della Parola di Dio nelle nostre giornate? Il buon Pastore pronuncia il nostro nome. Egli viene a cercarci proprio dietro il filo spinato di quelle false promesse che ci presenta la voce del mondo, che sembrano darci vita ma che sono solo illusioni e recinti. Gesù non ci vuole prigionieri delle nostre paure o di verità apparenti: ci chiama per nome, ci prende per mano e ci conduce fuori.
Gesù, buon Pastore, disarmaci: fa’ che deponiamo la pretesa di stare davanti o di decidere noi la strada. Rendici capaci di arrenderci al tuo Amore che sempre ci anticipa. Fa’ che ci lasciamo vincere da te, così da poterti amare e seguire. Amen.
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