A ridosso della festività di santa Teresa di Gesù Bambino del 1° ottobre, la Basilica a lei dedicata nel quartiere cittadino di Borgo Roma ha ospitato una serata di ascolto e testimonianza dedicata a Celina Martin, una delle sorelle maggiori e prima discepola della Santa di Lisieux. Nell’occasione è stato presentato il volume Storia di un tizzone strappato al fuoco (Edizioni Ocd, 288 pagine, Euro 25), versione italiana di recente pubblicazione dell’originale francese Autobiographie de la sœur et novice de la Petite Thérèse (Éditions du Carmel, 384 pagine). L’opera raccoglie le originali memorie del 1909, quando la priora del Carmelo di Lisieux chiese a Celina – allora quarantenne e testimone diretta – di redigere i ricordi della famiglia, alla vigilia del processo di beatificazione della sorella Teresa.
Tra momenti di narrazione e preghiera intrecciati agli intermezzi dei canti tratti dagli scritti teresiani ed eseguiti dal “Piccolo coro” della Basilica, il neo-parroco padre Giuseppe Furioni ha guidato la comunità in questo tratto di storia sacra, contestualizzando gli episodi emblematici della famiglia Martin. Valore aggiunto del libro preso in esame è la capacità di offrire uno sguardo originale e complementare rispetto alla più nota autobiografia di Teresa Storia di un’anima. Si può dire che per il loro intenso legame le due sorelle formassero un’anima sola, ma le memorie di Celina riescono a restituire una prospettiva schietta e profonda prima sulla vita ai Buissonnets, la loro casa d’infanzia, e poi nel Carmelo.
Nelle prime pagine del libro spicca la candida preghiera d’infanzia di Celina: «Mio Dio, fa’ che nevichi e che io abbia una sorellina!». Nell’inverno del 1873 la neve cadde davvero e nacque Teresa. Nei racconti emergono anche dei tratti di fragilità umana: ricordando la separazione dalla sorella Paolina che abbracciava la vita religiosa, notò con umiltà come per Teresa il dolore fosse tale da ammalarsi mentre a lei bastò una banale distrazione per consolarsi. «L’ho sempre detto: Teresa è l’immagine della grazia e io l’immagine della natura»: così ha esordito Celina nel commentare le diverse reazioni all’episodio vissuto.
I racconti mostrano la concretezza della vita di tutti i giorni, oltre a descrivere chiaramente passaggi drammatici (come la morte prima della madre e poi del padre) e altri più gioiosi (tra cui la festa della prima Comunione). Un testo che, di tanto in tanto, si fa vicinissimo ad una quotidianità di facile immedesimazione, come l’episodio della strada ghiacciata alle 7 di mattina lungo la via per la Messa e lo stratagemma dei pezzi di lana applicati attorno alle scarpe per non scivolare.
Mentre Teresa entrava al Carmelo, il 9 aprile 1888, Celina riceveva una proposta di matrimonio che le fece attraversare un periodo di prove e indecisioni, fino ad arrivare anche per lei la scelta della consacrazione, accolta dal padre Luigi Martin che esclamò: «Vieni, andiamo insieme davanti al Santissimo Sacramento a ringraziare il buon Dio dell’onore che mi fa chiedendomi tutte le mie figlie». In seguito, Celina descriverà la clausura senza tanti romanticismi, mostrandone le penitenze, ma anche la gioia di condividere con l’amata sorella Teresa questo stile di vita.
Vale la pena ricordare, infine, il lato talentuoso dell’artista Celina: giovane di cultura, sarà proprio lei a dipingere il Volto Santo ispirato alla prima foto in negativo della Sindone e a tramandare, tramite fotografie e dipinti, l’immagine con cui la Santa è anche oggi venerata nel mondo.
Come ha ricordato padre Furioni, «Celina ha aiutato sua sorella sulla via della santità» donandoci una testimonianza preziosa su come la grazia si faccia strada nella semplicità della vita di tutti i giorni.