“Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà” (Matteo 10,37-42). Una pagina di Vangelo, quella che ha segnato la liturgia di domenica scorsa, che ha permeato l’intero percorso pastorale di don Romano Gaburro. E anche nel giorno in cui il presbitero originario di Cavaion Veronese ha festeggiato i 50 anni di ordinazione sacerdotale con la Messa vespertina celebrata sabato 27 giugno nella chiesa di Santa Maria in Organo, quella Parola gli ha fatto da la. Anzi, da “chiave di violino”. Come quella che si usa mettere davanti a ogni spartito. «Quando mettiamo Gesù prima di tutto, davanti a ogni nostra scelta, tutto entra in armonia», ha detto il parroco moderatore di Santa Maria in Organo, di San Tomaso Cantuariense e di San Nazaro, usando una metafora musicale a lui tanto cara (scaturita anche dalla sua conoscenza esperta del canto gregoriano).
«Quella di oggi – ha proseguito davanti ai fedeli delle tre comunità parrocchiali – non è una parola di primo acchito rassicurante. Ma ci dà, appunto, una “chiave” per superare la nostra pigrizia e fragilità. Il nostro stesso organismo, a volte, è privo di forze, ricordandoci che non possiamo fare tutto da soli. Se ci aggrappiamo solo a noi medesimi, ai nostri criteri e ragionamenti, rischiamo di perdere la via. Invece il Signore ci dice di fare tutto quello che possiamo, ma al contempo ci dice che ove si manifesterà il nostro limite, Egli non ci farà mancare la sua grazia».
Una meditazione che don Gaburro ha fatto decisamente sua, raccontandosi a cuore aperto e confermando che la Parola è veramente per tutti. «In questo mezzo secolo di sacerdozio – ha detto – non sempre ho vissuto con impegno, sacrificio e coerenza, talvolta ho atteso cioè a lungo prima di riuscire ad apprezzare il costo della fatica richiesta nelle varie situazioni. Ma poi ho pensato a tutti coloro che ci hanno preceduto nel Paradiso, i quali hanno scelto di dare la vita a Lui abbracciando la via della croce, nella consapevolezza che la vita è un dono, non un diritto, e che nessuno può programmare tutto fin nei minimi particolari. Quanto ci areniamo su questo! Affidarsi significa proprio scacciare l’ansia di raggiungere ogni obiettivo che ci prefiggiamo, significa dunque trovare la vita nel modo che ci indica Gesù».
Al termine della Messa, concelebrata dal coparroco don Carlo Dalla Verde e da altri nove presbiteri, il sentito ringraziamento a tutti i collaboratori sia laici che religiosi, ai giovani – pure a lui molto cari in quanto già viceassistente nell’Azione Cattolica diocesana –, ad amici e familiari.
Ringraziamenti ribaditi da don Dalla Verde, che ne ha sottolineato le qualità rimaste più impresse ai giovani delle tre comunità (“sorridente e armonioso”), e da una fedele, che a nome delle tre parrocchie ha riportato la gratitudine di ciascuno per il servizio prestato da don Romano e i semi che ha seminato, già pronti a dare nuovi frutti.