Le campane a festa, la banda che suona accompagnando la processione con i rappresentanti di tutte le associazioni, la chiesa gremita di persone: Lugagnano ha accolto così il suo nuovo parroco, don Sebastiano Cassini, che insieme a don Gabriele Polledri, nuovo curato, domenica sera 27 settembre ha fatto il suo ingresso in parrocchia, con la Messa solenne presieduta dal vescovo Domenico Pompili. Un’accoglienza calorosa, a tratti somigliante a un tifo da stadio. Presenti non solo i parrocchiani del paese, ma anche amici e affezionati ai nuovi don, giunti per far sentire la loro vicinanza in un momento così significativo per il loro ministero pastorale.
«Siete fortunati a Lugagnano ad avere un parroco così», si sente qualcuno esclamare tra la folla. E, infatti, don Sebastiano presenta un “curriculum” non da poco: nato a Tregnago nel 1984, ordinato sacerdote nel 2009 come appartenente alla parrocchia cittadina di Santa Croce, dopo essere stato per quattro anni vicario parrocchiale di Cadidavid, dal 2013 al 2015 è stato direttore spirituale in Seminario minore, per la comunità delle medie; dal 2015 al 2018 vicerettore, dal 2018 fino a qualche settimana fa prorettore del Seminario minore. E da domenica alla guida della parrocchia dedicata a Sant’Anna, aprendo così un nuovo capitolo con il passaggio del testimone dal precedente parroco, mons. Giovanni Ottaviani, inviato a San Martino della Battaglia. Don Polledri, non ancora trentenne, che prende il posto del precedente curato don Elia Aldegheri, proviene da Valeggio sul Mincio, dove ha prestato servizio dopo l’ordinazione sacerdotale avvenuta nel 2023.
«Tre cose voglio augurare ai nuovi sacerdoti di Lugagnano: libertà, azione e fiducia»: così il vescovo Domenico Pompili si è rivolto, durante l’omelia, a don Sebastiano e a don Gabriele. E ha continuato: «Ognuno di noi aspira alla libertà e per qualcuno resta un miraggio irraggiungibile: non si nasce liberi, ma lo si diventa. Avviando il vostro ministero, cercate sempre di vivere liberi dal “si è sempre fatto così”, che spesso incatena le relazioni. La libertà è la condizione perché possa avvenire il cambiamento, la conversione. Non bastano le parole e le emozioni di oggi, che sono passeggere: occorre agire e prendersi la responsabilità delle proprie scelte. Non è credente colui che parla di Dio o con Dio, ma chi fa la sua volontà: per questo vi auguro di essere capaci di un’azione che sia testimonianza della presenza di Dio».
«Infine – ha aggiunto il Vescovo – la fiducia, che è il contrario dell’atteggiamento di autosufficienza di chi si chiude in se stesso. Vi auguro di avere fiducia nei parrocchiani, affinché possiate costruire relazioni autentiche e fare spazio perché la comunità di Lugagnano possa esprimersi al meglio». E, rivolgendosi ai moltissimi presenti alla celebrazione, ha concluso: «Don Sebastiano e don Gabriele sono un grande dono per Lugagnano e questa parrocchia è un grande dono per loro».
«Noi vediamo la parrocchia come una grande tela, ricca di intrecci e di colori, di volti e di tradizioni. Oggi anche voi entrate in questo quadro, testimonianza concreta della bellezza dello stare insieme»: con queste parole una rappresentante del Consiglio pastorale ha dato il benvenuto, a nome dell’intera comunità, ai due sacerdoti. «Ci auguriamo di dipingere insieme a voi questa tela, per costruire una parrocchia sempre più unita, viva e aperta al Vangelo», ha concluso.
«Questo è un momento di vera festa, di rinnovo e di speranza – ha sottolineato Gianfranco Dalla Valentina, sindaco di Sona –. Per noi questa parrocchia è molto di più che punto di ritrovo, è un pilastro fondamentale del nostro territorio, un punto di riferimento fondamentale con cui vogliamo continuare a collaborare per il bene dei nostri concittadini. Vi auguro, quindi, di sentirvi pienamente a casa». Un auspicio che sembra già diventato realtà, a giudicare dall’accoglienza più che calorosa.
«Voglio dirvi che sono proprio felice – ha risposto, al temine della celebrazione, don Sebastiano Cassini –. Qualche settimana fa ho fatto un sogno: mi trovavo qui, davanti a voi e non mi venivano le parole. Così ho fatto un gesto: mi sono tolto le scarpe. Questo per dirvi che sono qui a mettere in gioco tutta la fede e tutta l’umiltà per camminare con voi». E ha aggiunto: «La parrocchia non è un recinto, credo che assomigli di più a un panificio o a una cucina. Si viene qui per mescolare insieme gli ingredienti, i vissuti e le speranze, ma la vera – e più importante – sfida è quella di portare il pane a chi sta fuori e ha fame. La parrocchia non è un luogo in cui chiuderci: siamo qui per aprirci e per questo vi chiedo di essere autentici».
Infine don Gabriele Polledri, originario di Palazzolo di Sona: «Grazie a tutti voi, che siete qui stasera, e grazie a chi c’è sempre stato», ha affermato ricordando l’amico e parente mons. Lino Ambrosi, a lungo collaboratore a Lugagnano che «dal cielo, come con un filo, unisce me a voi» e ha concluso: «Oggi i ragazzi e le ragazze hanno bisogno di essere chiamati per nome, di qualcuno che si accorga di loro e con loro cammini: questo è il mio stile e quello che, qui, ho intenzione di fare. Buona strada!».